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Un’opera può essere irritante, irrisolta, problematica e tuttavia potente, affascinante, imperdibile? È il caso dell’esordio di Luca Tieri, il cui libro è certamente tra le uscite più significative dell’anno nell’editoria a fumetti. Illustratore campano residente a Tokyo, impregnato del manga, riesce a creare un’opera sperimentale rivolta al grande pubblico. Ritroviamo l’influenza stilistica e tematica di Ghost in the shell di Masamune Shirow e di Akira di Katsuhiro Ōtomo, per i temi della realtà divorata dal virtuale e delle bande giovanili che sfrecciano in motocicletta. Ma qui i giovani sulle moto, oltre a correre sul confine molto sottile tra reale e virtuale, sono un mondo in gran parte femminile. Vecta è un’entità tecnologica o un essere reale? Asservita o autonoma? Comunque sia è certamente vettrice, non vettore. L’autore deve ancora lavorare per non costringere il lettore a tornare indietro per riconoscere i volti dei personaggi, nel farsi stilisticamente autonomo e nel dare più consistenza alle psicologie. Ma si sperimenta molto, soprattutto quando nel grigio del retino fanno breccia le tavole a un solo colore per singola sequenza, contraltare al prologo coloratissimo. Progressivamente si entra in un altro mondo, spirituale, interiore, in sequenze visionarie che sono altrettanti climax che creano una sospensione sensoriale. Grazie al segno grafico, a sequenze (apparentemente) immobili e a colori di stampa. Un fumetto puro e non virtuale. Francesco Boille

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Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati