Solo il 27 per cento degli statunitensi è d’accordo con la decisione di Donald Trump di attaccare l’Iran. Non c’è mai stata una guerra che, soprattutto all’inizio, avesse un livello di approvazione così basso. E allora perché non c’è un movimento di protesta? Le ragioni sono varie ed Eric Blanc, sociologo della Rutgers University, ha provato a elencarne cinque. 1) Gli statunitensi si sentono impotenti. Il movimento contro la guerra in Vietnam nacque anche perché le battaglie per i diritti civili avevano dimostrato il potere delle mobilitazioni popolari. Oggi l’impressione è di non avere più questo potere. 2) Le persone sperano che la guerra finisca presto. La rapidità e il disprezzo di Trump nei confronti dell’opinione pubblica hanno lasciato poco spazio per uscire dal ruolo di spettatori. 3) Trump sta facendo molte cose terribili. Per questo è facile sentirsi sopraffatti ed è difficile rispondere a ogni nuovo scandalo o a ogni nuova guerra. 4) Le persone confondono la mobilitazione con l’organizzazione. I social media facilitano i contatti e riducono la necessità di un lavoro quotidiano di organizzazione. Angela Davis lo spiega bene: “Oggi tendiamo a pensare che lo sforzo per dare più visibilità a un movimento sia la sostanza stessa di questo movimento. Ma così le persone che tornano a casa dopo
una manifestazione non si sentono responsabili di continuare a costruire il sostegno per quella causa”. 5) Il settarismo ha contribuito a marginalizzare le mobilitazioni contro la guerra. Negli ultimi anni
una parte dei movimenti ha assunto toni troppo radicali, legando richieste condivisibili a un’idealizzazione sbagliata di ogni forma di espressione politica. Opporsi alla guerra non significa giustificare l’uccisione dei civili da parte di Hamas o la repressione degli attivisti democratici in Iran. “Trump vuole farci credere che siamo impotenti e non possiamo fermarlo. In realtà il suo è un regime impopolare che sta conducendo una delle guerre più impopolari nella storia degli Stati Uniti”. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1656 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati