Davanti alle macerie della scuola Al-Shajara Al-Tayyiba. Teheran, Iran, 13 maggio 2026 (Majid Saeedi, Getty Images)

Come ricordava lunedì mattina su Internazionale Pierre Haski, l’accordo annunciato tra Stati Uniti e Iran, se confermato, avrà come effetto di riportare le relazioni tra i due paesi alla situazione di prima della guerra. Perfino rispetto agli obiettivi iniziali, dunque, è stato tutto inutile. E come ogni guerra anche questa ha avuto costi immensi. Innanzitutto ci sono le vittime. Nei primi 109 giorni di conflitto sono morti 13 soldati statunitensi e quasi settemila iraniani, di cui millecinquecento civili. Tra loro ci sono, ricordiamolo, le 120 bambine uccise nel bombardamento americano della scuola elementare di Minab. Poi ci sono i costi economici. Secondo una stima del Pentagono, gli Stati Uniti hanno speso 11,3 miliardi di dollari nei primi sei giorni di guerra e poi un miliardo al giorno. È una stima considerata molto prudente da diversi analisti indipendenti. In realtà potrebbe essere perfino il doppio. Se comunque quella cifra fosse confermata, il costo per i contribuenti statunitensi arriverebbe a più di 114 miliardi di dollari. A cui vanno aggiunti i costi indiretti. La Brown University ha calcolato che, tra aumenti di benzina e diesel, ai consumatori statunitensi la guerra è costata finora 59 miliardi di dollari, equivalenti a 451 dollari a famiglia. Ma non saranno gli unici a pagarne il conto. “Sarebbe difficile trovare sulla Terra una persona che non sarà toccata”, scrive il Guardian. Milioni di persone sono già state colpite dai rincari dei generi alimentari e della benzina, mentre l’inflazione erode il valore dei guadagni di tutti. Nel frattempo le esportazioni di beni essenziali, come i fertilizzanti necessari alla produzione alimentare, sono crollate. E per la combinazione di aumento dei costi dell’energia e dei fertilizzanti, le Nazioni Unite stimano che presto nel mondo potrebbero esserci 32 milioni di nuovi poveri. Qualcuno, però, con questa guerra ci sta guadagnando: sono le compagnie petrolifere e i produttori di armi. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati