Londra, 6 agosto 2026 (Henry Nicholls, Afp)

Copernicus è il programma dell’Unione europea per l’osservazione del pianeta: raccoglie dati con i satelliti, con sensori a terra, in mare e nell’atmosfera e li trasforma in informazioni sul clima. Gli esperti aspettavano il rapporto di settembre, arrivato la scorsa settimana, per avere conferma di quello che tutti abbiamo vissuto quest’estate. L’agosto 2026 è stato un mese mai visto nella storia climatica globale. È stato sia l’agosto più caldo sia il mese più caldo mai registrato finora. E ha segnato un picco record della temperatura media della superficie dei mari, esclusi quelli polari. In Europa occidentale è stata l’estate più calda mai registrata, con ondate di calore cominciate a maggio, accompagnate da una siccità diffusa che ha colpito anche l’Europa centrale e orientale. Il Guardian scriveva che il 24 giugno a Londra faceva così caldo che il servizio delle ambulanze della città ha gestito in un solo giorno il numero più alto di emergenze per persone in pericolo di vita: 641. Tra giugno e agosto, in Francia si sono succedute tre ondate di calore, di cui l’ultima durata 23 giorni consecutivi. Secondo Samantha Burgess, ricercatrice presso il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, “negli ultimi centomila anni gli esseri umani non hanno mai conosciuto temperature così elevate come quelle attuali”. Molti dicono che quella appena passata sarà forse ricordata come l’estate più fresca del resto della nostra vita. Simon Stiell, responsabile delle questioni climatiche delle Nazioni Unite, ha detto: “Il cambiamento climatico sta avanzando a passi da gigante, causato dalla dipendenza mondiale da carbone, petrolio e gas. Ma le soluzioni sono altrettanto chiare: una transizione più rapida verso l’energia pulita – che oggi è molto più economica dei combustibili fossili – oltre alla protezione delle foreste e al rafforzamento della resilienza climatica”. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 7. Compra questo numero | Abbonati