Quante volte, scrollando contenuti nei social media, ci s’imbatte in località lontane ed esotiche che prima o poi vorremmo vedere con i nostri occhi? Il lago del vulcano Ijen, nella parte orientale di Giava, in Indonesia, spunta regolarmente a causa del suo colore: la lava che fuma nel suo cratere è incredibilmente blu. Questo fenomeno naturale avviene quando i gas solforici alle alte temperatura bruciano a contatto con l’ossigeno, generando fiamme di un colore molto acceso tra il blu elettrico e il viola.

Ma è davvero come si vede nei video? Per scoprirlo prenotiamo un viaggio organizzato con un’agenzia indonesiana che una notte ci porterà prima sul vulcano Ijen e poi sul monte Bromo.

Poco dopo mezzanotte un pulmino viene a prendere il nostro gruppo in un alloggio turistico nella località di Banyuwangi, sulla costa orientale di Giava. Un’ora più tardi arriviamo all’ingresso del geoparco, sito mondiale Unesco, a circa duemila metri sul livello del mare. Dopo un caffè e alcune brevi istruzioni sulle misure di sicurezza – che comprendono maschere antigas, occhiali protettivi e lampade frontali – cominciamo la salita verso il cratere insieme a Gun, la nostra guida.

Aprile è ancora in bassa stagione, spiega Gun, per questo lavora solo qualche giorno alla settimana. Passerà al tempo pieno in alta stagione, nei mesi estivi, quando lungo il sentiero ci saranno ancora più turisti. A giudicare dal numero di persone intorno a noi, non sembra un periodo morto.

Miniera di zolfo

Un’escursione di quattro chilometri non è difficile da fare, ma se sono quasi tutti in salita, su un terreno sconnesso, insieme a centinaia di altri turisti che si abbagliano a vicenda con le lampade frontali, allora può rivelarsi sfiancante. Alcuni visitatori si affidano ai “driver” locali per fare almeno una parte della salita. Anche se sono chiamati driver (guidatori), in realtà pilotano piccoli carrelli con due ruote costruiti artigianalmente. Ognuno è trainato da due persone: una davanti che tira una corda, l’altra dietro che spinge, occupandosi del manubrio e azionando i freni. Salire con il carrello costa non meno di trecentomila rupie indonesiane, circa quindici euro.

Bisogna stare molto attenti per non scontrarsi con gli uomini che manovrano i carrelli. In prossimità della cima il sentiero diventa pianeggiante e poi risale verso il bordo del cratere. Una volta arrivati si vedono i vapori che più in basso si alzano verso il cielo.

Il sentiero verso il lago è impervio e bisogna tenere gli occhi ben aperti. Pezzi di metallo arrugginito e logore assi di legno fanno da recinzione lungo la ripida discesa. È in questo tratto che l’affollamento si fa davvero evidente. Alcuni gruppi sono rimasti vicino alle guide, altri si sono sfilacciati durante la salita. C’è chi scende spedito e chi va a passo più lento. Oltre ad attirare migliaia di visitatori all’anno, il cratere è anche una miniera di zolfo attiva. I minatori trasportano il minerale grezzo, color ambra, sulle spalle servendosi di due ceste collegate da una trave di legno. Fa effetto pensare a questi uomini che lavorano di notte e si ritrovano circondati dai turisti diretti verso il cratere lungo lo stesso percorso usato per trasportare lo zolfo.

Arrivati alla fine del sentiero, dopo una discesa di poco meno di un chilometro, ci ritroviamo in mezzo a una folla. Non appena il vento sposta le nubi di gas, ci appaiono per la prima volta le fiamme blu elettrico, ma solo dopo che ci siamo fatti largo tra decine di persone. La gente spinge per immortalare la striscia di fuoco blu. Alcuni sono meno gentili di altri e si portano nelle prime file sgomitando. Lì, dopo un veloce cambio di vestiti, si mettono in posa con alle spalle una piccola fiamma, mentre il fotografo di turno scatta. Se a questo si aggiunge che il gas fa lacrimare e tossire (nonostante maschere e occhiali protettivi) e che in metà cratere il fuoco blu sembrava non esserci (come invece si vede su TikTok), nel complesso l’esperienza è stata abbastanza deludente.

Nonostante alcuni aspetti negativi, però, è difficile distogliere lo sguardo dal fuoco blu. Anche se la scienza sa spiegare il fenomeno e il turismo lo sfrutta implacabilmente, partire di notte per ammirare le fiamme vale comunque la pena.

L’escursione per vedere l’alba sul monte Bromo, tuttavia, potrebbe essere più entusiasmante. L’alloggio in una casa nel villaggio di Cemorolawang, con un’atmosfera serena e sospesa tra le nuvole, ripaga del viaggio.

Nubi di vapore

Le strade sono piene di pulmini che portano gruppi di turisti in paese e di jeep che la notte li accompagnano al punto panoramico di King Kong hill, oltre il “mare di sabbia”, una distesa di sabbia vulcanica scura. È il punto ideale per ammirare la bellezza del monte Bromo al sorgere del sole, anche quando il cielo è velato di nuvole. Oggi il panorama è ancora più suggestivo grazie ai lampi che squarciano le nubi nel crepuscolo mattutino.

La salita al cratere del Bromo è dolce, con una ripida scalinata di cemento che conduce agli ultimi cento metri. Il vulcano emette sbuffando nubi di vapore che il vento allontana dai turisti. Dalle profondità della terra risale un gorgoglio, ma c’è un dettaglio in superficie che probabilmente catturerà subito la vostra attenzione: il cratere è disseminato di rifiuti.

La realtà non è sempre perfetta come Instagram vorrebbe farci credere. ◆ nv

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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati