La traversata da Šibenik all’isoletta croata di Obonjan, al tramonto, è già di per sé rilassante. Con il vento tra i capelli scivoliamo sul mare azzurro passando accanto a rocce e pendii verdi. Quando arriviamo alla località turistica che di fatto occupa l’intera isola, troviamo ad aspettarci dei ragazzi abbronzati adagiati su morbidi pouf in riva al mare. Alla reception nessun dépliant, solo il consiglio d’installare subito la app con tutte le attività e gli aggiornamenti: vacanza 2.0. La mappa è chiara: tre piattaforme di legno per lo yoga, due spiagge e una piscina, due ristoranti, due palchi musicali, una spa, un piccolo supermercato e un padiglione per conferenze.

Un tempo Obonjan era un’isoletta disabitata e dimenticata nel golfo di Šibenik, al largo della costa della Croazia. Negli anni settanta era una meta per gli scout, che tracciarono qualche sentiero e costruirono un anfiteatro e una piscina. Poi, due anni fa, un organizzatore di festival inglese si è imbattuto in questo terreno baciato dal sole e, con la collaborazione di un paio d’imprenditori locali, l’ha affittato per 45 anni. Obonjan è stata così trasformata in un ritiro per millennial sempre di corsa, con cibo biologico, lezioni di yoga, attività acquatiche, seminari spirituali e, naturalmente, dj. Importante: i bambini non sono i benvenuti.

Verso sera mi avvio alla mia tenda su un sentiero di ghiaia tra il frinire delle cicale che fanno gli straordinari. Sono circondato dal profumo dei pini. Mentre facevamo il check-in, è arrivata una piccola automobile che ha preso in consegna i nostri bagagli e li ha lasciati davanti alla tenda (trolley e ghiaia non vanno d’accordo). È una vera esperienza di glamping (il campeggio di lusso, unione di glamour e camping): l’interno è spazioso, ospita un letto matrimoniale preparato alla perfezione e c’è anche l’aria condizionata. La tenda è ben illuminata e può essere chiusa a chiave. Ci sono caricatori usb a disposizione e sull’intera isola c’è il wifi. Le docce e i bagni sono in comune. Altrimenti ci sono delle strutture più grandi e un po’ più care, per due o quattro persone, con terrazza e bagno privato.

La sera vado a dormire presto e la mattina mi sveglio in tempo per partecipare alla prima lezione di yoga. Su una piattaforma di legno tra gli alberi e gli uccelli che cinguettano mi faccio un’idea degli altri villeggianti: giovani, belli e in un’invidiabile forma fisica.

Finita la lezione apre il Green bar, dove ordino uno smoothie alla banana e cacao e sento un ragazzo muscoloso che chiede alla fidanzata, altrettanto in forma, se “la carrot cake è veramente crudista”. Subito dopo ho in programma un massaggio. Come colonna sonora niente melodie orientali, ma cantautori in sintonia con i gusti della clientela: Damien Rice e Angus & Julia Stone.

Sport e spiritualità

Obonjan misura un chilometro e mezzo di lunghezza e poco più di cinquecento metri di larghezza. Si arriva a piedi dappertutto, impossibile perdersi. Lo stress dei mezzi di trasporto e dei continui spostamenti qui è solo un ricordo. In una giornata si possono fare un sacco di cose senza mai avere l’impressione di andare di corsa. Nei quattro giorni passati sull’isola sviluppo una routine quasi buddista: mi sveglio con lo yoga, faccio colazione, una nuotata in mare, pranzo, passeggiata, di nuovo yoga, cena a base di pesce fresco, poi uno spettacolo e infine a ballare. Senza accorgermene sto tutto il giorno in movimento: mi sento in forma. I dj si fermano all’una di notte, quindi si riesce anche a riposare abbastanza.

Faccio yoga da anni, ma l’idea di un ritiro non mi aveva mai attirato, perché amo lo sforzo fisico e mentale di questa disciplina, ma non l’alone di spiritualità che gli fa da contorno. Non ho nessuna intenzione di passare una settimana in mezzo a dei tipi che gemono e si abbracciano tutto il tempo. A Obonjan è diverso: i visitatori sono amanti di uno stile di vita sano – e indossano vestiti con fantasie floreali, è innegabile – ma hanno i piedi ben piantati per terra. Praticano lo stand up paddle (cioè pagaiano in piedi su una tavola da surf) e vanno a correre sotto un sole cocente. Però sanno anche godersi una birra.

Pure gli istruttori di yoga sono abbastanza sobri. Una di loro porta una maglietta con la scritta: “Anarchy is female”. È visibilmente incinta e non fa tutti gli esercizi con noi. Quando si presenta, racconta di aspettare un maschietto. Qualcuno le chiede della scritta sulla maglia e lei risponde: “Mio figlio non sarà obbligato a fare yoga, ma di certo diventerà femminista. Lo tirerò su a pappette e femminismo”. Faccio la conoscenza di un’altra istruttrice di yoga, altrettanto brava a metter le cose nella giusta prospettiva: “Mi trovi agitata? Dovresti vedermi senza yoga”.

Spesso i giovani si lamentano di non rilassarsi in vacanza. Questo piccolo isolotto può essere il posto giusto per simili anime senza pace

Adesso che sono davvero mindful, che ho raggiunto un certo livello di consapevolezza, voglio andare fino in fondo. Sono incuriosito dal laboratorio di “creatività sessuale”, tenuto da una donna con i capelli rasati e un anellino al naso. Distribuisce cartelline e penne. “Chiudete gli occhi e scoprite cosa sentite con i vostri cinque sensi. Aprite gli occhi e scrivetelo”. La tensione cresce. “Cosa vi dà la sensazione di essere vivi? Cosa significa per voi eccitazione? Cosa significa eccitazione sessuale?”. Tutti scrivono e scrivono e alla fine condividono le proprie esperienze. La morale della storia è che è necessario usare tutti e cinque i sensi per essere aperti nei confronti del mondo.

Tune in, _ turn on_, drop out (accenditi, sintonizzati, abbandonati). Il vecchio adagio hippie funziona anche qui: creare eccitazione senza “voler saltare addosso a qualcuno”, ma raggiungendo “un’intimità con se stessi” e dunque una nuova consapevolezza. È esattamente quell’alone di misticismo che temevo. Quindi decido di fare _tune out, _di staccarmi. Per una giovane donna con un caffettano giallo e fiori viola tra i capelli raccolti in uno chignon è un’esperienza rivelatrice. “Sento fluire tutto”. Alla fine qua e là c’è perfino chi si asciuga una lacrima.

Sotto il cielo stellato

Tentativo numero due: un rito serale legato al cacao. Il pianale in pietra è così affollato che siamo tutti schiacciati. La leader spirituale fa passare dell’incenso da annusare seguito da bicchierini con un fondo di cacao “che fa aprire il cuore”. Anche se le sono seduto quasi in braccio, la capisco a malapena. Mormora una sfilza di parole sconclusionate: “Intenzioni… saggezza… esperienze… vita… amore… cuore… anima”. Sembra che le stia inventando sul momento. Poi ci fa distendere e chiudere gli occhi. Io li tengo aperti di nascosto e osservo il cielo stellato che a Obonjan si vede straordinariamente bene. Poi la maestra di cerimonie fa ricorso a tutto quello che può produrre rumore: un gong, delle conchiglie e dei sassi che scuote e sbatte fragorosamente, uno xilofono. Se all’inizio si limitava a sussurrare strane parole, all’improvviso è in grado di emettere delle grida spirituali. Cerco veramente di aprirmi, ma io e i miei nuovi compagni facciamo fatica a trattenere le risate. Non mi faccio convincere nemmeno dalla sua spiegazione sommaria sull’“anima del cacao”, “elaborata in una tribù indiana in Costa Rica”.

Neanche un’isola idilliaca com Obonjan è un posto perfetto. I workshop (purtroppo) non ti cambiano la vita. E anche sulla sostenibilità del resort si può discutere. Certo, si fa la raccolta differenziata, le lenzuola non vengono cambiate continuamente e i mozziconi di sigaretta non rimangono sul sentiero. Ma ovunque si sente il ronzio dell’aria condizionata. E mentre gli ospiti campeggiano nel lusso, il giovane personale croato dorme in baracche. Le giornate di lavoro sono lunghe, racconta un diciottenne che ha appena finito il suo turno al bar. Ma non si lamenta. “Così posso migliorare il mio inglese e, spero, andare a studiare all’estero”.

Informazioni pratiche

◆**Arrivare **Il prezzo di un volo per Spalato o Zara dall’Italia (Vueling, Easyjet) parte da 80 euro a/r. Šibenik dista poco più di ottanta chilometri sia da Spalato sia da Zara. Le città sono collegate da diversi autobus al giorno. Per arrivare sull’isolotto di Obonjan la compagnia croata Jadrolinija ha tre collegamenti alla settimana (lunedì, mercoledì e venerdì). Il viaggio dura 40 minuti.

◆**Dormire e mangiare **L’isola ospita esclusivamente adulti, dalla fine di giugno all’inizio di settembre. È possibile soggiornare in tenda con letti e aria condizionata (39 euro a persona a notte) o in un bungalow (a partire da 51 euro a persona). Da quest’estate si possono anche affittare piccoli chalet di lusso con vista sul mare (da 165 euro a chalet). Le lezioni di yoga e i seminari sono gratuiti, mentre alcune attività acquatiche sono a pagamento. Sull’isola ci sono due bar (Drift e Green bar) e due ristoranti (Bok e Kitchen). Per prenotazioni: obonjan-island.com

◆**Leggere **_Viaggio in Jugoslavia. La Croazia _di Rebecca West (Edt 1996).

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Il giusto equilibrio

Nonostante i problemi iniziali nell’estate del 2016, quando l’acqua e l’elettricità sono mancate per settimane, oggi il villaggio Obonjan è un rodato campeggio per hipster. A parte il servizio caotico nei ristoranti, tutto il resto è organizzato in maniera efficiente.

A tavola
La Dalmazia nel piatto

◆Per con0scere la ricchezza della cucina dalmata la città di Šibenik è un ottimo punto di partenza. Il primo ristorante da provare è sicuramente Pelegrini che, come spiega il sito croato Gastronaut, nel 2017 ha vinto il premio per il migliore ristorante del paese. Il locale si trova in un palazzo quattrocentesco a pochi passi dalla cattedrale di San Giacomo. Rudi Štefan, proprietario e chef, è specializzato nella reinterpretazione della cucina locale tradizionale, come dimostra uno dei suoi piatti più celebri, la trippa di merluzzo con chips: la pancia del pesce viene fritta in olio d’oliva fino a diventare croccante, ed è servita con patate, formaggio fresco dell’entroterra dalmata e peperoncino. Un’altra ricetta da provare è il murice, un mollusco diffuso in tutto il Mediterraneo, cotto in latte di capra, servito su un letto di bietole e cosparso di uova di trota.

A poche centinaia di metri da Pelegrini c’è invece uno dei locali storici di Šibenik, scrive il quotidiano Jutarnji List, il buffet Marenda, che vista la popolarità di recente ha aperto anche una succursale, il Marenda 2. In un’atmosfera informale qui si può assaggiare un’alternativa alla cucina di pesce: per esempio il rotolo di maiale allo scalogno e altre preparazioni a base di carne suina, come il buncek, lo stinco di maiale arrosto, o la carne di maiale essiccata. Un altro bastione della cucina locale è Šimun, dove accanto a una ricca scelta che va dalla trippa di agnello ai peperoni ripieni di formaggio fino all’insalata di polpo si può assaggiare la tradizionale teletina s bižima, il vitello stufato con pancetta, cipolla, pomodori, piselli, carote e patate.

Šibenik e la Dalmazia sono celebri anche per la produzione di vino. Per una degustazione delle migliori bottiglie della zona c’è l’enoteca bar Vino & Ino, cioè “vino e altro”, aperto solo durante la stagione estiva. Il locale offre una selezione di decine di vini croati, soprattutto della regione di Šibenik e Knin, come il babić, un rosso robusto dal sapore corposo, o la plavina, più leggero e dal colore rubino. Chi preferisce il bianco può scegliere la maraština _(conosciuta anche come _rukatac), dal colore dorato e con aromi di pesca e albicocca.


I millennial si lamentano spesso di non rilassarsi in vacanza, perché saltano da uno stimolo all’altro. In effetti questo piccolo e ordinato isolotto può essere il posto giusto per simili anime senza pace. Raramente mi sono sentito più in forma e rilassato.

Obonjan è un po’ come The beach, la spiaggia protagonista del film di culto con Leonardo DiCaprio. Un’isola stupenda piena di belle persone che vivono in armonia, ma che vogliono tenere per sé il proprio paradiso. D’estate Obonjan è aperta solo per sei settimane. L’anno scorso c’era posto al massimo per seicento ospiti, mentre per i prossimi mesi i posti letti aumenteranno a ottocento.

Io non posso che augurarmi che Obonjan non cresca troppo. La forza di questo resort sta nell’equilibrio tra spazio, tranquillità, natura, attività sportive e sobri divertimenti serali. Sarebbe un peccato se si trasformasse nell’ennesima isola festaiola croata. Dove andrebbero poi i poveri millennial stressati? ◆vf

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Questo articolo è uscito sul numero 1255 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati