Margaret Atwood ci ha regalato negli anni dei capolavori che sono ormai classici della letteratura. Testi raffinati e complessi come L’altra Grace, L’assassino cieco e Il racconto dell’ancella. Nella sua produzione non mancano libri dedicati all’infanzia. L’ultimo arrivato è Tric, Trac, Trio, dove Atwood regala gioia e giochi di parole ai suoi piccoli lettori e lettrici. È la lingua la base dei tre racconti di questa raccolta e ogni personaggio (Marbella, Bob, Dorindra, Ramiro) è fatto in fondo anche di lettere, oltre che di avventure mirabolanti. La traduzione è di Ilva Tron e Dida Paggi: si meritano un bell’applauso per aver dato al testo il ritmo forsennato della versione inglese. È grazie a loro, e naturalmente a Margaret Atwood, che riusciamo a entrare nel mondo di Marbella, che “era una magra monella, con una chioma voluminosa e malinconici occhi marroni”; di Bob che quando “era un bebè, fu abbandonato in una borsa di bambù fuori da un salone di bellezza”; o del rude Ramiro, “un ragazzino dalla zazzera rossa che risiedeva in una residenza rettangolare ormai ridotta in rovina”. Bambini pieni di problemi, ma anche d’inventiva, tra alleanze e inimicizie. Con Margaret Atwood non ci si
annoia mai.

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Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati