Pubblicato nel 1991, The Gilda stories di Jewelle Gomez approda finalmente in Italia. L’autrice ha creato qualcosa che va al di là del romanzo di vampiri: il suo non è intrattenimento, ma attivismo culturale. Di fatto, è un’opera pionieristica che intreccia afrofuturismo, narrativa storica, identità queer. La storia segue Gilda, una ragazza scappata dalla schiavitù nella Louisiana del 1850, che trova rifugio in un bordello gestito da due donne vampiro. In questo contesto Gilda sceglie consapevolmente l’immortalità, abbracciando un codice etico unico: non prendere mai sangue senza lasciare qualcosa in cambio. La struttura a capitoli, ambientati in epoche e luoghi diversi, restituisce perfettamente il senso dell’immortalità. Ogni salto temporale ci mostra una Gilda nuova, capace di reinventarsi tra nightclub e politica, ricordandoci però che per un vampiro le atrocità della storia, come la schiavitù, sono ferite sempre aperte. Gomez sovverte i cliché del genere: i suoi vampiri non usano i denti ma le unghie, temono ogni tipo di acqua e devono cucire la terra natia nei propri abiti per mantenere il potere. Ma il vero cuore del libro è la comunità che si aiuta nelle difficoltà. L’elogio del margine, direbbe bell hooks.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati