L’Eta passerà alla storia come una banda terrorista criminale, come un gruppo di assassini fanatici che purtroppo era sostenuto da una consistente base sociale; come un anacronismo che non avrebbe mai dovuto esistere e che avrebbe dovuto sparire molti anni fa; come l’ennesima eredità del franchismo, la dittatura che ha creato il terreno in cui questa violenza è germogliata. L’Eta si scioglie tardi e male, senza riconoscere i suoi crimini, senza chiedere perdono a tutte le vittime, senza assumersi la responsabilità di decenni di violenza ingiustificata e inutile, che ha portato solo morte e dolore a quel “popolo basco” in nome del quale diceva di lottare.

La fine dell’Eta non è stata il 4 maggio: quella è stata solo la cerimonia, il funerale di un’organizzazione terroristica che non aveva altra scelta. L’Eta era già stata sconfitta nell’ottobre del 2011, e su tutti i fronti: militare, politico e sociale. Non uccide più perché non può, perché sa che non gli servirebbe a raggiungere i suoi obiettivi e perché i suoi sostenitori non lo tollererebbero. Per questo smobilita, non perché tema il carcere o perché sia pentita dei suoi crimini immorali.

Bilbao, Spagna, 5 maggio 2018 (Vincent West, Reuters/Contrasto)

L’Ira ha abbandonato le armi nel 2005, le Brigate rosse nel 2003, la Raf tedesca nel 1992. Bisognerebbe chiedersi perché la Spagna è stata l’ultimo paese dell’Europa occidentale a liberarsi dal terrorismo. La risposta probabilmente va cercata nelle debolezze della democrazia spagnola e negli errori commessi nella lotta contro l’Eta, come la tortura e l’appoggio ai paramilitari dei Gal; il terrorismo di stato cominciato con il governo conservatore di Adolfo Suárez e portato avanti dai socialisti di Felipe González. Un errore che per decenni ha fornito argomenti alla base sociale che alimentava questo fanatismo e che ha giustificato con la guerra sporca la sua premessa fondamentale: che era una guerra e quindi era lecito uccidere.

Un altro errore è stato l’uso elettorale del terrorismo da parte del Partito popolare. “Tutte le forze politiche sono rimaste unite di fronte agli assassini e ai loro complici”, ha affermato il premier Mariano Rajoy nel suo discorso sulla fine dell’Eta. È una bugia enorme. Rajoy non si è mai scusato per aver accusato il suo predecessore socialista José Luis Rodríguez Zapatero di “tradire i morti” e di cedere di fronte al terrorismo, e per aver aizzato con le menzogne una parte della società. Rajoy ha sabotato il processo di pace promosso da Zapatero nel 2006 per due ragioni meschine: perché temeva che un governo socialista potesse vantarsi di aver messo fine al terrorismo e perché temeva il giudizio dei mezzi d’informazione di destra, che gli dettavano la linea.

Quel negoziato è all’origine della dissoluzione. L’Eta ha perso su tutti i fronti, ma sui due più importanti, quello politico e quello sociale, è stata sconfitta dal coraggio di Zapatero nell’affrontare un impopolare processo di pace. Gran parte della credibilità che aveva l’Eta nella sinistra indipendentista basca è crollata con l’attentato all’aeroporto di Madrid nel dicembre del 2006: che fosse stata l’organizzazione e non il governo a far saltare il tavolo dei negoziati ha lasciato i terroristi senza argomenti di fronte ai loro sostenitori. Quel passaggio si è rivelato fondamentale.

Da sapere
Lunghe trattative

Euskadi ta askatasuna (Paesi Baschi e libertà, Eta) è un’organizzazione separatista basca di estrema sinistra fondata nel 1959. A partire dal 1968 i suoi attacchi hanno provocato la morte di 853 persone. Nel 1973 ha compiuto la sua azione più famosa, l’uccisione di Luis Carrero Blanco, successore designato del dittatore Francisco Franco. Dopo il ritorno della democrazia in Spagna nel 1978 ci sono stati diversi tentativi di negoziare una tregua, come quello promosso nel 2006 dal premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero. Nel 2011 l’Eta ha dichiarato il cessate il fuoco e nel 2017 ha consegnato il suo arsenale. Il 4 maggio 2018 ha annunciato la sua dissoluzione in una cerimonia a Cambo-les-Bains, in Francia, a cui il governo spagnolo non ha partecipato. **
****El País, Reuters**


Capitoli da chiudere

Con la fine del terrorismo basco ci sono altri capitoli che dovrebbero essere chiusi. Come la detenzione dei membri dell’Eta in prigioni lontane dai Paesi Baschi, un’ulteriore condanna inflitta ai loro incolpevoli familiari. O come gli eccessi delle leggi antiterrorismo, in base alle quali una rissa tra ubriachi è un crimine più grave di uno stupro di gruppo. O la stessa Audiencia nacional, un tribunale speciale senza equivalenti nel resto d’Europa, che senza l’Eta perde la sua principale ragion d’essere. O l’opacità delle dichiarazioni dei redditi, introdotta con la scusa che la trasparenza avrebbe favorito i sequestri e le estorsioni.

L’Eta è storia passata, ed è un fatto da festeggiare. Resta il ricordo delle sue vittime, centinaia di innocenti che non dovranno mai essere dimenticati. Speriamo che un giorno altre vittime altrettanto innocenti – quelle del franchismo, del jihadismo, del maschilismo – ricevano la stessa solidarietà incondizionata di tutti i partiti e di tutta la società. ◆ gac

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Questo articolo è uscito sul numero 1255 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati