Il 31 ottobre i georgiani voteranno per rinnovare il parlamento. E il partito in testa nei sondaggi è Sogno georgiano, che governa dal 2012 e punta alla terza vittoria consecutiva. Sarebbe un successo senza precedenti, considerato che in passato i partiti degli ex presidenti Eduard Shevardnadze e Mikheil Saakashvili non hanno mai vinto più di due elezioni di fila. Il leader di Sogno georgiano, l’oligarca Bidzina Ivanishvili, promette di portare avanti una politica estera filoccidentale. “Noi scegliamo la strada europea ed euroatlantica, dobbiamo essere più vicini alla Nato. Ringrazio gli amici occidentali che da anni sostengono la Georgia e il popolo georgiano, ringrazio l’Unione europea e il nostro partner strategico, gli Stati Uniti”, ha dichiarato alla cerimonia di presentazione dei candidati del suo partito. Ivanishvili ha promesso anche di impegnarsi per ripristinare l’integrità territoriale del paese, riportando pacificamente le regioni dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud sotto la sovranità di Tbilisi.
Ivanishvili considera la stabilizzazione della politica interna e la vittoria contro il coronavirus i suoi maggiori successi. Con 32mila contagi accertati, in Georgia il quadro epidemiologico è migliore che nei paesi vicini. Il governo ha affrontato la crisi con un lockdown molto rigoroso, che l’opposizione ha cercato di boicottare organizzando eventi e manifestazioni.
Maggioranza assoluta
Tra gli ostacoli principali per Sogno georgiano c’è il nuovo sistema elettorale, in gran parte proporzionale, approvato a marzo dopo le proteste di piazza del novembre 2019. Molti pensano che le nuove regole favoriranno l’opposizione.
Un altro tema importante è la crisi dell’economia. Secondo gli ultimi dati, il 19,5 per cento dei georgiani vive in condizioni di povertà assoluta. La disoccupazione e l’aumento dei prezzi sono i problemi principali, resi più gravi dalla pandemia. Il settore più colpito è quello del turismo, che nei primi sette mesi dell’anno ha perso 1,4 miliardi di dollari.
Sotto il profilo politico, il principale avversario di Sogno georgiano è il Movimento nazionale unito (Mnu) dell’ex presidente Mikheil Saakashvili, che ha lasciato il paese nel 2014, accusato di appropriazione indebita e abuso di potere. Saakashvili, che vive in Ucraina, ha annunciato di recente di voler tornare in patria. Ma per ora alle parole non sono seguiti i fatti.
L’altra forza politica di opposizione è Georgia europea (Eg), che ha rifiutato la proposta di unirsi all’Mnu di Saakashvili. Il partito ha scelto di puntare su promesse legate all’economia: taglio delle tasse, creazione di centomila posti di lavoro, raddoppio delle pensioni.
Al momento, Sogno georgiano è in testa a tutti i sondaggi: ha un sostegno che varia tra il 33 e il 55 per cento. L’Mnu è dato invece al 16-19 per cento, e Georgia europea al 5 per cento. “Ivanishvili domina la politica georgiana. È gradito agli ambasciatori di Regno Unito e Stati Uniti e alla Nato. Per questo gli equilibri di potere non cambieranno dopo il voto. Una trasformazione potrebbe avvenire solo se Saakashvili tentasse davvero di rientrare nel paese”, spiega il politologo Artur Ataev.
Nikolaj Silaev, del centro di ricerche sui problemi del Caucaso e la sicurezza regionale, fa notare che per Sogno georgiano sarebbe importante ottenere la maggioranza assoluta per governare in autonomia: “Se non ci riuscirà, dovrà entrare in un governo di coalizione. Una soluzione difficile, visti gli antagonismi di vecchia data tra i leader dei tre partiti”. In questa situazione non si può escludere che ci saranno proteste. “I sostenitori di Saakashvili non accetteranno facilmente la terza sconfitta di fila. Ecco perché un’ondata di manifestazioni non sarebbe una sorpresa”, conclude Silaev. ◆ ab
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Questo articolo è uscito sul numero 1382 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati