Non è passato molto tempo da quando la Turchia era considerata un problema all’interno della Nato, eppure oggi gli alleati sembrano non stancarsi di sottolinearne la posizione cruciale. Quale ruolo può svolgere il paese, ora che il sostegno di Washington è in bilico?
Innanzitutto tra i paesi della Nato Ankara ha il secondo esercito più grande dopo quello degli Stati Uniti: all’incirca 370mila soldati. Inoltre ospita diverse basi Nato, dove sono stanziate truppe e sistemi radar. Nel marzo 2026 è diventata chiara anche l’importanza della Nato per la sicurezza turca, quando diversi missili balistici lanciati dall’Iran verso la Turchia sono stati abbattuti dal sistema di difesa aerea dell’alleanza atlantica.
Ankara è preoccupata per un futuro della Nato senza gli Stati Uniti, ma ci vede anche delle opportunità, spiega Riccardo Gasco, coordinatore della politica estera presso il centro studi IstanPol. “Pensa di poter colmare il vuoto di Washington, ma d’altra parte non può assumerne del tutto il ruolo: basta pensare all’ombrello nucleare o alle capacità operative militari”. La Turchia è una potenza media, con ambizioni regionali, non una potenza mondiale come gli Stati Uniti.
Secondo il ministro degli esteri turco, Hakan Fidan, si sta discutendo su come evitare il ritiro degli Stati Uniti dall’architettura di sicurezza europea, o almeno di limitarne gli effetti. “Anche solo un ritiro parziale sarebbe devastante per l’Europa, se non avvenisse in maniera coordinata”, ha dichiarato a metà aprile.
Da che parte
Non tutti i paesi europei che fanno parte della Nato sono entusiasti all’idea di un ruolo più importante per la Turchia. Un punto spinoso è il sistema di difesa aerea S-400, che nel 2017 Ankara ha acquistato dalla Russia, il maggiore avversario della Nato. Sarebbero in corso delle trattative per restituirlo al mittente, ma la questione non è stata risolta.
Inoltre la Turchia non fa parte dell’Unione europea e di conseguenza non partecipa al fondo europeo per la difesa Safe (Security action for Europe). La Grecia e Cipro vedono anzi una Turchia militarmente più forte come una minaccia.
Tutto questo produce un messaggio in un certo senso contraddittorio. “Considerata la realtà geopolitica in evoluzione in Europa e Medio Oriente abbiamo bisogno della Turchia”, ha affermato il 21 aprile la commissaria europea per l’allargamento Marta Kos. Ankara è “essenziale” per le rotte commerciali e nelle relazioni con l’Ucraina. “Ma”, ha aggiunto Kos, “ci aspettiamo che faccia anche dei passi per venire incontro a noi e a Cipro”.
La questione cipriota – l’isola è divisa tra Repubblica di Cipro e Repubblica turca di Cipro Nord, occupata e riconosciuta solo da Ankara – non si risolverà in breve tempo, ma intanto alcuni paesi europei stanno avviando accordi bilaterali con la Turchia. Gasco cita, per esempio, la collaborazione tra l’azienda italiana Leonardo e il produttore turco di droni Baykar. Se l’iniziativa avrà successo, lo status della Turchia come partner affidabile nel settore della difesa sarà rafforzato, prevede l’analista.
Gli sviluppi nella regione e in particolare l’invasione russa dell’Ucraina hanno reso la Turchia talmente importante per i governi europei che questi non possono permettersi di pronunciarsi contro la repressione interna, aumentata negli ultimi anni, che ha portato all’arresto di numerosi politici del Partito popolare repubblicano (Chp), all’opposizione.
La deriva autoritaria del paese non sarà dunque un tema centrale in occasione del vertice Nato che si terrà ad Ankara il 6 e 7 luglio, “forse il più importante nella storia dell’alleanza”, secondo il ministro Fidan. Che si aspetta la partecipazione del presidente statunitense Donald Trump: “Per rispetto a livello personale nei confronti del nostro capo di stato, Recep Tayyip Erdoğan”. ◆ vf
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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati