Pugno duro della leader di estrema destra Giorgia Meloni contro i minorenni che commettono atti violenti per strada. Il governo italiano ha approvato il 20 ottobre un nuovo decreto sicurezza che sta facendo discutere e che introduce una serie di norme rivolte in particolare ai minorenni. Il testo è stato varato dopo gli incidenti e i saccheggi del 17 e 18 ottobre a Milano, dove l’80 per cento dei 271 fermati non ha ancora diciotto anni.

Alcune di queste misure erano già state annunciate a luglio, tra le critiche dell’opposizione, ed erano state inserite in un disegno di legge ancora all’esame del parlamento, ma con questo decreto entreranno immediatamente in vigore. Tra queste c’è l’estensione ai minori tra i 14 e 18 anni del fermo preventivo, cioè la possibilità di trattenere fino a 12 ore una persona se si pensa che possa commettere un reato, anche se non lo ha ancora commesso. Questo tipo di fermo potrà essere disposto se una persona intercettata dalla polizia avrà con sé oggetti pericolosi che potrebbero essere usati come armi. Una misura applicata finora solo per le manifestazioni pubbliche è stata estesa anche a chi compie azioni che turbano la sicurezza pubblica in luoghi molto frequentati.

Un nuovo reato

Il testo stabilisce che saranno i genitori, o chi ha la responsabilità del minorenne, a rispondere economicamente dei danni materiali provocati dai ragazzi. Inoltre è stato inserito un nuovo reato: partecipazione violenta a una manifestazione, punibile fino a cinque anni di carcere.

Il decreto prevede un’estensione dell’imputabilità per i minorenni che hanno da 14 a 18 anni. In Italia l’età minima della responsabilità penale è già fissata a 14 anni, ma finora un minore poteva essere ritenuto imputabile solo se veniva dimostrato che era pienamente consapevole delle proprie azioni. Il giudice doveva valutarlo caso per caso. Ora i minori saranno equiparati agli adulti: si inverte l’onere della prova e sarà la difesa del minore a dover dimostrare che non era consapevole di ciò che faceva.

Secondo i principali mezzi d’informazione italiani, il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha frenato Meloni su un aspetto controverso dell’invio di 500 militari a Milano: il governo voleva dare ai soldati poteri di polizia giudiziaria che gli avrebbero permesso effettuare arresti. Il ministero dell’interno ha negato che dal Quirinale sia arrivato un veto e ha parlato di una “interlocuzione fluida”. La misura aveva un valore simbolico e dissuasivo, in piena campagna elettorale e dopo l’allarme provocato dai disordini di Milano.

In realtà i militari in città ci sono già, come accade in altri centri italiani e in alcuni luoghi sensibili. Ma questa volta il ministro della difesa Guido Crosetto aveva chiesto di dargli più competenze, visto che oggi al massimo possono identificare e perquisire i cittadini. Mattarella, che deve vigilare sulla correttezza giuridica delle decisioni del governo, ha respinto questa possibilità. A garantire l’ordine pubblico saranno solo la polizia e i carabinieri. Perfino i sindacati di polizia avevano protestato, affermando che i militari non sono addestrati a fare arresti.

Meloni ha affermato che “manifestare è un diritto, incendiare le nostre città no” e ha sottolineato che in totale sono state fermate 330 persone a Milano e in altre città, “la metà di origine straniera, nate all’estero o nate in Italia da famiglie straniere”. La presidente del consiglio ha illustrato il decreto in un video diffuso sui social network: “Nasce un nuovo reato, la partecipazione violenta a una manifestazione. Tradotto, se durante un corteo o una manifestazione ti unisci a un gruppo di cinque o più persone, ti metti a tirare pietre, petardi, bastoni, metti in pericolo la sicurezza di tutti, rischi fino a cinque anni di carcere e fino a 20mila euro di multa. Se avevi il volto coperto o se hai ferito qualcuno, la pena aumenta e aumentano anche le pene per chi devasta in gruppo”.

Viene anche introdotta una fattispecie di reato, punita con pene da quattro a dodici anni di carcere, per chi, anche attraverso strumenti informatici o telematici, “promuove la formazione di un gruppo” che poi compie manifestazioni violente.

La misura era stata anticipata dal leader della Lega Matteo Salvini: “Tu scrivi su TikTok che ti stai preparando ad andare a Como ad assaltare il negozio della Rolex o di Sephora, e io a Como non ti ci faccio arrivare, anche se hai 14 anni”.

Ai minorenni potrà inoltre essere applicato l’arresto in flagranza differita, disposto dopo il fatto quando la persona non viene sorpresa nell’atto di commettere il reato. Per chi ha più di sedici anni, il giudice potrà anche ordinare misure cautelari che interrompano eventuali percorsi rieducativi già in corso.

Nel video in cui ha spiegato il nuovo decreto Meloni ha sottolineato anche una delle misure che la Lega chiedeva da tempo: “Chi rompe paga, e se a rompere è un minore, pagano i suoi genitori”. Il ministro dell’interno Matteo Piantedosi ha spiegato in conferenza stampa che i genitori di un minore, o chi ne esercita la responsabilità genitoriale, potranno essere sanzionati se il loro figlio partecipa ad atti di violenza, anche nel caso in cui non ne sia direttamente responsabile. Sono previste sanzioni amministrative da 500 a mille euro per i genitori, che raddoppieranno in caso di recidiva. Inoltre, sempre ai genitori potrà essere chiesto di risarcire i danni provocati ai beni pubblici, e la procedura sarà disposta direttamente dal prefetto, mentre per quelli ai beni privati i danneggiati potranno ottenere rapidamente il risarcimento con un decreto ingiuntivo del giudice.

Giustizia minorile

“Non c’è niente di rivoluzionario nel devastare e nel rubare. Devastare e rubare non è protesta, è criminalità. E la risposta dello stato deve essere ferma”, ha detto Meloni, “voglio essere chiara, non c’è l’idea politica, non c’è disagio sociale, non c’è opposizione al governo che possa giustificare la devastazione di un negozio per portare via la merce. Dietro quella vetrina c’è una famiglia che ha investito i sacrifici di una vita, ci sono lavoratori che rischiano di perdere il proprio impiego, ci sono cittadini che hanno diritto di vivere la propria città senza paura”, ha aggiunto.

La presidente del consiglio ha inoltre annunciato che la giustizia minorile sarà rafforzata con nuovi magistrati e che saranno creati nuovi posti negli istituti di detenzione, “perché la certezza della pena valga anche per chi ha 16 anni”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati