La Brexit trasformerà il rapporto tra il Regno Unito e l’Europa, cambierà il ruolo di Londra nel mondo e annuncerà una nuova era nelle relazioni internazionali. Ma nell’immediato cambierà poco o nulla. Il periodo di transizione garantirà al Regno Unito un rifugio sicuro mentre Bruxelles e Londra negoziano i loro rapporti futuri. In questa fase, che dovrebbe concludersi il 31 dicembre 2020, il Regno Unito conserverà molti dei vantaggi e degli obblighi dei paesi dell’Unione europea: i britannici non saranno più cittadini dell’Unione, ma viaggeranno in Europa con la stessa libertà di prima. Gli europarlamentari del Regn0 Unito torneranno a casa, ma il paese resterà nel mercato unico. Le vere conseguenze della Brexit si definiranno quindi con più chiarezza nei mesi che ci separano dalla fine del 2020.
Cosa succede il 1 febbraio 2020
Il Regno Unito entrerà in una zona grigia in cui continuerà ad applicare le leggi dell’Unione e a esserne vincolato, rimanendo però escluso dalle sue istituzioni politiche: niente più parlamentari a Strasburgo, nessuna presenza britannica ai tavoli dei leader europei e nei consigli direttivi delle moltissime agenzie tecniche dell’Unione. Il Regno Unito, insomma, non avrà voce in capitolo nel determinare le regole a cui dovrà ancora sottostare nei prossimi mesi. La Commissione europea conserverà invece il potere d’indagare sulle violazioni britanniche delle leggi comunitarie, e la Corte di giustizia europea potrà sanzionare il paese. Il Regno Unito contribuirà inoltre al bilancio comunitario. I cittadini britannici che lavorano per le istituzioni europee potranno rimanere al loro posto, ma la presenza diplomatica britannica a Bruxelles cambierà nome e l’accesso dei funzionari del Regno Unito alle informazioni e alle sedi degli uffici europei sarà limitato.
Nuove regole per i cittadini
Durante il periodo di transizione i cittadini britannici e quelli dei paesi dell’Unione continueranno a beneficiare della libertà di movimento. Dopo il 31 dicembre 2020, i britannici residenti nei 27 stati europei manterranno il loro diritto di soggiorno, a condizione di completare le procedure amministrative imposte dai diversi stati. Saranno i singoli paesi a stabilire le regole in materia, e dovranno anche fornire un documento di residenza digitale a quanti hanno il diritto di rimanere. Gli accordi di divorzio non garantiscono agli espatriati britannici la piena libertà di movimento nel territorio dell’Unione, ma solo nel paese in cui risiedono. Il parlamento europeo ha tuttavia chiesto che a tutti i cittadini britannici residenti nell’Unione sia garantita piena libertà di movimento.
I tre milioni di cittadini dei paesi dell’Unione residenti nel Regno Unito hanno tempo fino al giugno 2021 per registrarsi nel programma messo a punto da Londra e richiedere lo status di residente permanente (settled status). Il programma si rivolge a chi ha vissuto nel regno almeno cinque anni. Le persone sprovviste di questo requisito possono fare domanda per lo status di residenti provvisori (pre-settled status), a patto che siano arrivate nel paese prima della fine del periodo di transizione, quindi entro il 31 dicembre 2020. Dal 2021 i cittadini dell’Unione potrebbero aver bisogno di visti e permessi di lavoro per trasferirsi nel Regno Unito. Londra e Bruxelles hanno dichiarato di voler istituire un programma di esenzione dal visto per i viaggi inferiori a 90 giorni.
Le conseguenze per le aziende
La libera circolazione delle merci continuerà per tutto il periodo di transizione. Ma il Regno Unito non sarà più rappresentato negli incontri tecnici europei che stabiliscono quali prodotti possono essere venduti sul mercato dell’Unione, e quindi nel Regno Unito, e a quali condizioni: per esempio le riunioni dell’agenzia chimica europea, che decide se una nuova sostanza è sicura, o quelle dell’autorità bancaria europea. Il giorno della Brexit segna anche l’inizio di un conto alla rovescia per le aziende, che non hanno idea di cosa aspettarsi dopo il 2020, visto che l’accordo commerciale tra Regno Unito e Unione europea deve ancora essere negoziato. Comunque andranno le cose, il continente e la Gran Bretagna saranno divisi da un vero confine, come non succedeva da decenni. Questo spingerà le aziende a fare delle attente analisi dei costi, a cambiare le filiere di approvvigionamento e a trasferire alcune operazioni. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1343 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati