Durante l’ultima puntata del programma Meet the press, andata in onda il 15 novembre, il presentatore Chuck Todd ha rivelato un retroscena sul rifiuto di Donald Trump di riconoscere la vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali del 3 novembre. Parlando delle accuse infondate di brogli elettorali lanciate dal presidente uscente, Todd ha detto: “Abbiamo invitato in trasmissione ogni singolo senatore repubblicano. Hanno rifiutato tutti”. Anche se i repubblicani restano impassibili davanti ai deliri di Trump, quasi nessuno è disposto a difendere pubblicamente le sue tesi complottiste, per mancanza di coraggio o forse per imbarazzo. Ma c’è un altro motivo per cui evitano di parlare con i giornalisti: non vogliono dover giustificare l’immobilità del presidente in un momento in cui il covid-19 è fuori controllo.
Per la terza volta dall’inizio della pandemia gli Stati Uniti stanno affrontando un rapido aumento dei contagi. La prima ondata aveva raggiunto il punto peggiore ad aprile, con circa 34mila nuovi casi al giorno. Durante la seconda ondata, in estate, si era arrivati a 76.500 casi in un giorno. Il 14 novembre sono stati 167mila. Nell’ultima settimana i casi sono aumentati in quarantanove stati su cinquanta, con incrementi fino al 34 per cento. Anche se oggi le cure sono più efficaci rispetto alla primavera, non abbiamo idea di quanti saranno i morti nelle prossime settimane.
All’origine della terza ondata c’è un affaticamento generalizzato. Gli statunitensi sono stanchi di restare in casa lontano dai loro cari. Gli operatori sanitari riferiscono sempre più spesso che i nuovi focolai scoppiano durante “piccole riunioni private” e non nelle case di riposo, nei luoghi di lavoro o in spazi pubblici affollati, come succedeva in primavera. Mentre i risparmi degli statunitensi e i fondi stanziati dal governo si esauriscono, è probabile che molte attività rimaste chiuse in passato cercheranno di restare aperte nonostante i rischi.
Sono reazioni comprensibili. Gli esperti hanno sottolineato per mesi il pericolo legato a un’ondata invernale e alla difficoltà di chiedere ulteriori sacrifici a una popolazione esausta. È in questi casi che il ruolo del governo diventa fondamentale. Ma Trump è stato assente.
Un importante funzionario dell’amministrazione mi ha confidato che il presidente non partecipa alle riunioni della
task force sul covid-19 “da almeno cinque mesi”. Quest’informazione è stata confermata da Anthony Fauci, il direttore dell’istituto nazionale per le malattie infettive. Fauci ha anche parlato del rifiuto di Trump di ammettere la sconfitta alle elezioni presidenziali. “Sarebbe molto utile se potessimo cominciare a lavorare immediatamente con il presidente eletto Joe Biden”. Ostacolando la transizione (la nuova amministrazione s’insedierà il 20 gennaio del 2021), Trump e i suoi collaboratori stanno complicando gli sforzi contro il covid-19 proprio nella fase più critica.
Poca fiducia
I fallimenti di Trump hanno abbassato l’asticella per tutti gli altri politici. Il suo disinteresse per la pandemia, per esempio, ha permesso a Mitch McConnell, leader della maggioranza repubblicana al senato, di bloccare lo stanziamento di nuovi fondi per le persone in difficoltà. Inoltre il comportamento del presidente ha spinto molti cittadini a ignorare le regole basilari, come quelle sull’uso delle mascherine.
All’inizio del 2021 si insedierà un nuovo governo e forse comincerà la distribuzione di un vaccino contro il covid-19, ma ormai il danno è fatto. Il medico Atul Gawande, che fa parte della squadra messa insieme da Biden per affrontare l’emergenza, ha detto che lui e i suoi colleghi sono contrari a un lockdown rigido, e preferiscono misure “più mirate”. Ma anche se la nuova amministrazione dovesse imporre il lockdown, molti statunitensi probabilmente lo ignorerebbero, proprio per come Trump e i suoi collaboratori hanno politicizzato la crisi sanitaria. In altre parole, i repubblicani hanno tolto efficacia a uno strumento che potrebbe essere indispensabile.
Finora quasi 250mila statunitensi sono morti di covid-19. A causa dell’incompetenza di Trump, questa cifra continuerà a crescere anche quando lui sarà fuori dalla Casa Bianca. Di sicuro il presidente uscente e i suoi sostenitori non ammetteranno di avere delle colpe. Ma la storia, prima o poi, li giudicherà. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1385 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati