L’Europa è alle prese con la prima grande epidemia di coronavirus. Il 23 febbraio un’impennata dei casi ha spinto le autorità italiane a isolare almeno dieci centri abitati, chiudere le scuole in alcune grandi città e cancellare vari eventi sportivi e culturali, incluso il carnevale di Venezia.

Il 25 febbraio da pochi casi si era arrivati a quasi trecento. Il preoccupante aumento del contagio ha minato il senso di sicurezza provato da molti europei negli ultimi mesi mentre il nuovo virus contagiava più di 81mila persone nel mondo (dati aggiornati al 26 febbraio 2020) provocando 2.770 vittime, la maggior parte in Cina. La percezione di una minaccia crescente è stata amplificata dalla tv, dai titoli dei giornali e dagli interventi sui social network in tutta Europa. Ora i leader europei si ritrovano a dover affrontare la sfida più difficile dai tempi della crisi migratoria del 2015. All’epoca l’arrivo dei migranti aveva alterato profondamente la politica dell’Unione europea, rivelandone le debolezze istituzionali. Questa volta è un virus invisibile che ha varcato i confini dell’Europa e si presenta come una nuova potenziale emergenza.

Se il virus si diffonderà in Europa, il principio cardine della libera circolazione nell’Unione europea potrebbe essere messo a dura prova, così come i decantati (ma stremati) sistemi sanitari pubblici del continente, soprattutto in paesi che hanno dovuto subire gli effetti dell’austerità.

In Lombardia dieci comuni sono stati isolati dopo la comparsa di un focolaio a Codogno, a sudest di Milano. Nei centri abitati coinvolti, la cui popolazione complessiva supera i cinquantamila abitanti, i residenti hanno bisogno di un permesso per entrare o uscire dal territorio comunale. Il 23 febbraio gli agenti di polizia, con indosso le mascherine protettive, hanno attivato vari posti di blocco.

Le autorità austriache hanno fermato un treno proveniente dall’Italia e diretto in Austria e Germania per verificare se a bordo ci fossero passeggeri infetti. Quando i controlli hanno dato esito negativo, il treno è potuto ripartire. In Francia il ministro della sanità Olivier Véran ha sottolineato che il paese è preparato per affrontare l’emergenza e ha annunciato che i controlli saranno intensificati.

Milano, 25 febbraio 2020 (Camilla Cerea, Bloomberg/Getty Images)

Divieto all’estero

Il 23 febbraio il governo italiano ha imposto a una nave diretta in Sicilia con a bordo centinaia di migranti salvati al largo delle coste libiche di restare in quarantena per 14 giorni. La paura che il virus possa attraversare gli oceani ha già spinto alcuni governi a imporre nuove restrizioni alle frontiere. L’amministrazione Trump ha vietato l’ingresso negli Stati Uniti ai viaggiatori stranieri che di recente sono stati in Cina. In gran parte del mondo sono state prese misure simili, ma il virus ha continuato a diffondersi, soprattutto in Corea del Sud, il paese con il maggior numero di contagi dopo la Cina, e poi in Iran. Dal 24 febbraio Israele ha bloccato l’ingresso a tutti i non residenti che hanno visitato il Giappone e la Corea del Sud nei 14 giorni precedenti. Il 23 febbraio il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha dichiarato lo stato di allerta massima nel paese (più di mille casi e 12 morti), autorizzando il governo a bloccare i visitatori provenienti dalla Cina e a imporre altre misure estreme per contenere l’epidemia. “I prossimi giorni saranno cruciali per noi”, ha ammesso Moon durante una riunione d’emergenza del governo. Neanche la Cina è riuscita a contenere il virus, pur avendo un governo autoritario che nel tentativo di fermare l’epidemia ha isolato aree dove vivono decine di milioni di persone. Per ora non esiste una cura specifica contro il nuovo coronavirus. In Italia la notizia di un gran numero di contagi, soprattutto nella popolosa Lombardia, rappresenta l’ennesima sfida per un governo in difficoltà e spesso paralizzato dai litigi. Ora quel governo è diventato suo malgrado un laboratorio per verificare se il virus può essere contenuto all’interno dell’Unione europea, una società aperta e con un’impostazione democratica nell’imporre delle restrizioni. Il 23 febbraio il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato che il paese ha preso le dovute precauzioni, inclusa la cancellazione dei voli dalla Cina.

Secondo Conte, queste misure sono efficaci “anche se adesso non sembra”. Ha aggiunto che l’aumento del numero dei casi è dovuto ai maggiori controlli fatti dalle autorità per rilevare la presenza del virus. “Non è da escludere che anche negli altri paesi, a fronte di altrettanti controlli rigorosi, i numeri possano aumentare”, ha sottolineato Conte. L’ex ministra della salute Beatrice Lorenzin ha detto che il contagio è stato probabilmente provocato da persone infette arrivate dalla Cina facendo uno scalo e senza mettersi da soli in quarantena durante il possibile periodo d’incubazione del virus.

Scuole chiuse

L’epidemia di Codogno, in Lombardia, è stata scoperta dopo il ricovero in ospedale di un uomo di 38 anni, che il 20 febbraio è stato dichiarato positivo al test del coronavirus. L’uomo manifestava i sintomi già da cinque giorni e questo potrebbe aver agevolato la diffusione del virus.

Le autorità sanitarie italiane stanno cercando di capire in che modo l’uomo abbia contratto il virus, dato che prima di ammalarsi non aveva visitato la Cina. Molti casi registrati in Lombardia possono essere ricondotti a lui. Almeno cinque dipendenti dell’ospedale di Codogno e alcuni pazienti hanno contratto il virus. Tra le altre persone risultate positive ci sono la moglie dell’uomo di 38 anni, incinta, alcuni amici e diverse persone che sono entrate in contatto con loro. I centri abitati nei pressi dei luoghi dove l’uomo vive e lavora sono stati isolati.

Da sapere
Gli effetti sull’economia

◆ Il New York Times valuta quali potrebbero essere le conseguenze sull’economia europea dell’epidemia di coronavirus che ha colpito l’Italia del nord. Prende come esempio l’Mta, un’azienda di Codogno, in Lombardia, che produce componenti elettronici per le più importanti case automobilistiche e che ha anche uno stabilimento a Shanghai, in Cina. Quando il coronavirus è stato identificato in Cina, l’Mta ha dovuto rallentare la produzione e ora, con la chiusura degli stabilimenti nel lodigiano, imposta dalle autorità, c’è il rischio che s’interrompa la catena di produzione, creando problemi a tutto il continente. Secondo la Banca mondiale, nel 2018 l’Italia ha venduto nel mondo beni e servizi per 550 miliardi di dollari. “A causa dell’austerità che caratterizza la politica economica italiana, il mercato interno non cresce”, dichiara al quotidiano statunitense Servaas Storm, economista dell’università tecnica di Delft, nei Paesi Bassi, “quindi le aziende che vogliono crescere devono farlo attraverso le esportazioni”. “Il problema è che il virus è sbarcato in Lombardia, Veneto e Piemonte”, scrive il New York Times, “che rappresentano quasi un terzo dell’economia italiana”. Secondo il quotidiano statunitense “l’epidemia è potenzialmente pericolosa per l’economia europea”, a causa dell’interconnessione delle industrie dell’Italia settentrionale con il resto dell’Europa. “La chiusura di teatri come La Fenice, a Venezia, La Scala a Milano e il rinvio di importanti fiere internazionali è una notizia molto preoccupante per l’economia italiana”, scrive Le Monde. ◆


La sera del 23 febbraio, su una strada nei pressi di Casalpusterlengo, uno dei centri isolati, gli agenti di polizia, con le mascherine protettive, fermavano le auto e chiedevano agli automobilisti perché erano in zona, invitandoli a prendere strade alternative e sconsigliando di proseguire. Molti automobilisti seguivano le raccomandazioni degli agenti. Bahije Mounia, 42 anni, assistente familiare, che lavora in un paese vicino e al momento del controllo indossava una mascherina, è tornata indietro. Secondo Mounia il governo avrebbe dovuto informare molto prima gli abitanti sulla gravità della situazione. “Sembra quasi di essere in Cina”, ha aggiunto riferendosi all’aumento esponenziale dei casi nella regione. I pochi casi iniziali, apparentemente sotto controllo, si sono moltiplicati rapidamente, insieme alle precauzioni.

Le autorità del Piemonte hanno chiuso le scuole a Torino. Le manifestazioni per il carnevale di Venezia sono state interrotte. Il patriarca della città veneta, Francesco Moraglia, ha sospeso tutte le cerimonie religiose, incluse quelle per il mercoledì delle ceneri, che segna l’inizio della quaresima. A Milano sono state rinviate fiere molto importanti per l’economia cittadina. Secondo l’Associated Press il 23 febbraio c’erano molte persone intorno alle passerelle e pochi indossavano le maschere. La casa di moda di Giorgio Armani ha deciso all’ultimo momento di chiudere al pubblico le sfilate e trasmetterle in streaming.

Da sapere
Come mitigare il contagio

Secondo il più vasto studio realizzato finora, la malattia Covid-19, causata dal nuovo coronavirus (Sars-CoV-2), provoca sintomi lievi o moderati nell’81 per cento dei casi. Lo studio, condotto dal Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie cinese (Ccdc), ha considerato più di 72mila casi, di cui 44mila confermati da test genetici, e ha rilevato che i sintomi sono gravi nel 14 per cento dei casi e solo nel 5 per cento sono critici.

Il tasso di letalità (cioè il rapporto tra contagiati e morti) nell’Hubei è in media del 2,3 per cento. Nel resto della Cina sarebbe intorno allo 0,4 per cento (0,7 secondo l’Oms, ma le stime sono ancora approssimative). Per avere un termine di paragone, si stima che l’influenza stagionale abbia di solito una letalità dello 0,14 per cento. La presenza di patologie preesistenti, frequenti negli anziani, aumenta la letalità, che è del 10,5 per cento in presenza di malattie cardiovascolari, del 7,3 in caso di diabete e del 6,3 con malattie respiratorie croniche. Nessuno dei 416 bambini infetti, considerati nel rapporto, è morto. Lo studio dei Ccdc, pubblicato online dal Journal of American Medical Association, ha indicato anche un rischio elevato per il personale sanitario.

I nuovi contagi in Cina sono in calo, ma non si può escludere la comparsa di nuovi focolai nel paese. L’aumento dei casi nel resto del mondo, in particolare in Italia, Iran e Corea del Sud, “dimostra che la finestra di opportunità che abbiamo di contenere il virus si sta chiudendo”, ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Ghebreyesus. Austria, Croazia, Grecia, Francia, Spagna, Svizzera e Brasile hanno segnalato casi legati alla Lombardia.

Secondo un gruppo di epidemiologi dell’Imperial college di Londra, non sono stati individuati due terzi dei contagiati che viaggiano per il mondo. L’Iran ha denunciato 95 casi, ma sembra una stima al ribasso, visto che due persone arrivate di recente in aereo in Canada e in Libano dall’Iran sono risultate infette: a meno che le persone che escono dall’Iran siano più colpite di quelle che rimangono, statisticamente i casi devono essere molti di più. I casi iraniani preoccupano anche perché l’Iran ha frequenti scambi con paesi come Afghanistan, Iraq e Pakistan, che hanno sistemi sanitari deboli.

La Corea del Sud non è riuscita a stabilire la fonte di molti dei suoi 1.261 casi, così come l’Italia. Un certo numero di casi non tracciabili è stato registrato anche in almeno altri sette paesi. Tracciare l’origine dei contagi è importante per contenere la diffusione del virus.

Una volta che il virus si è diffuso in più comunità si passa dal contenimento alla mitigazione dell’epidemia. La quarantena viene sostituita da provvedimenti come la chiusura delle scuole, l’annullamento di eventi di massa e altre misure di distanziamento sociale. Le misure non mirano tanto a bloccare l’epidemia, quanto a rallentarne il corso ed evitare il collasso del sistema sanitario.

La tutela del sistema sanitario

Distribuire i casi nel tempo può aiutare a gestire un focolaio, spiega l’esperto di malattie infettive statunitense Michael T. Osterholm. Un aumento consistente e improvviso dei casi può travolgere anche i sistemi sanitari più solidi, rischiando di compromettere la gestione del normale carico di pazienti con altre patologie. Per questo, continua Osterholm, per mitigare l’epidemia la priorità dovrebbe essere proteggere gli operatori sanitari. Anche per evitare che gli ospedali diventino luoghi di contagio (come è successo in Italia) invece che di contenimento.

Canali aperti per i farmaci

Le catene di produzione e distribuzione di farmaci e altri prodotti vitali come aghi e siringhe dipendono dalla cooperazione internazionale. Anche per questo l’Oms raccomanda di non isolare i paesi colpiti. L’isolamento rischia di essere controproducente. Per esempio, molti degli ingredienti attivi dei farmaci generici salvavita vengono dalla Cina e dall’India.– New Scientist, Jama, The New York Times

Cosa sappiamo di nuovo sul Covid-19 Secondo il più vasto studio realizzato finora, la malattia Covid-19, causata dal nuovo coronavirus (Sars-CoV-2), provoca sintomi lievi o moderati nell’81 per cento dei casi. Lo studio, condotto dal Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie cinese (Ccdc), ha considerato più di 72mila casi, di cui 44mila confermati da test genetici, e ha rilevato che i sintomi sono gravi nel 14 per cento dei casi e solo nel 5 per cento sono critici. Il tasso di letalità (cioè il rapporto tra contagiati e morti) nell’Hubei è in media del 2,3 per cento. Nel resto della Cina sarebbe intorno allo 0,4 per cento (0,7 secondo l’Oms, ma le stime sono ancora approssimative). Per avere un termine di paragone, si stima che l’influenza stagionale abbia di solito una letalità dello 0,14 per cento. La presenza di patologie preesistenti, frequenti negli anziani, aumenta la letalità, che è del 10,5 per cento in presenza di malattie cardiovascolari, del 7,3 in caso di diabete e del 6,3 con malattie respiratorie croniche. Nessuno dei 416 bambini infetti, considerati nel rapporto, è morto. Lo studio dei Ccdc, pubblicato online dal Journal of American Medical Association, ha indicato anche un rischio elevato per il personale sanitario. Come procede l’epidemia? I nuovi contagi in Cina sono in calo, ma non si può escludere la comparsa di nuovi focolai nel paese. L’aumento dei casi nel resto del mondo, in particolare in Italia, Iran e Corea del Sud, “dimostra che la finestra di opportunità che abbiamo di contenere il virus si sta chiudendo”, ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Ghebreyesus. Austria, Croazia, Grecia, Francia, Spagna, Svizzera e Brasile hanno segnalato casi legati alla Lombardia. La difficoltà di tracciare i contagi Secondo un gruppo di epidemiologi dell’Imperial college di Londra, non sono stati individuati due terzi dei contagiati che viaggiano per il mondo. L’Iran ha denunciato 95 casi, ma sembra una stima al ribasso, visto che due persone arrivate di recente in aereo in Canada e in Libano dall’Iran sono risultate infette: a meno che le persone che escono dall’Iran siano più colpite di quelle che rimangono, statisticamente i casi devono essere molti di più. I casi iraniani preoccupano anche perché l’Iran ha frequenti scambi con paesi come Afghanistan, Iraq e Pakistan, che hanno sistemi sanitari deboli. La Corea del Sud non è riuscita a stabilire la fonte di molti dei suoi 1.261 casi, così come l’Italia. Un certo numero di casi non tracciabili è stato registrato anche in almeno altri sette paesi. Tracciare l’origine dei contagi è importante per contenere la diffusione del virus. Dal contenimento alla mitigazione Una volta che il virus si è diffuso in più comunità si passa dal contenimento alla mitigazione dell’epidemia. La quarantena viene sostituita da provvedimenti come la chiusura delle scuole, l’annullamento di eventi di massa e altre misure di distanziamento sociale. Le misure non mirano tanto a bloccare l’epidemia, quanto a rallentarne il corso ed evitare il collasso del sistema sanitario. La tutela del sistema sanitario Distribuire i casi nel tempo può aiutare a gestire un focolaio, spiega l’esperto di malattie infettive statunitense Michael T. Osterholm. Un aumento consistente e improvviso dei casi può travolgere anche i sistemi sanitari più solidi, rischiando di compromettere la gestione del normale carico di pazienti con altre patologie. Per questo, continua Osterholm, per mitigare l’epidemia la priorità dovrebbe essere proteggere gli operatori sanitari. Anche per evitare che gli ospedali diventino luoghi di contagio (come è successo in Italia) invece che di contenimento. Canali aperti per i farmaci Le catene di produzione e distribuzione di farmaci e altri prodotti vitali come aghi e siringhe dipendono dalla cooperazione internazionale. Anche per questo l’Oms raccomanda di non isolare i paesi colpiti. L’isolamento rischia di essere controproducente. Per esempio, molti degli ingredienti attivi dei farmaci generici salvavita vengono dalla Cina e dall’India.– New Scientist, Jama, The New York Times


A Venezia sono stati ricoverati due anziani risultati positivi al test del coronavirus. A Milano le autorità hanno chiuso i musei, le scuole e il duomo, annullando gli eventi religiosi e culturali. Molte strutture non essenziali sono state chiuse, compresa la maggior parte di bar e locali notturni. La paura che Milano possa essere messa in quarantena ha fatto scattare una corsa ai supermercati. Alcuni clienti indossavano mascherine protettive e tutti si affrettavano a riempire i carrelli con ciò che era rimasto sugli scaffali. Vanessa Maiocchi, 45 anni, teme di non potersi procurare abbastanza cibo per i figli, ed è preoccupata che il fratello, il cui sistema immunitario è molto debole, possa contrarre il virus, soprattutto se i suoi superiori continueranno a chiedergli di andare al lavoro. “Almeno in questi casi lo stato dovrebbe intervenire”, sottolinea.

Strutture militari

Negli ultimi tempi il governo italiano, alla guida della terza economia dell’eurozona, non ispira molta fiducia nei cittadini, anche perché è logorato da continui litigi. Gli esperti sanitari sono preoccupati soprattutto dal fatto che il ministero della salute non è riuscito a scongiurare l’epidemia anche se ha agito in modo deciso.

La sera del 23 febbraio Francesco Passerini, sindaco di Codogno, aveva dichiarato di non aver ancora ricevuto istruzioni logistiche da Roma. “Chi ci porterà i beni di prima necessità? Chi si occuperà delle provviste e dei trasporti medici?”. Al momento sono in fase di allestimento due campi per l’isolamento all’interno di due strutture militari in Lombardia.

Una base militare a Roma ospita gli italiani evacuati da Wuhan, dove il virus è stato identificato per la prima volta, e i passeggeri italiani della Diamond Princess, la nave da crociera sottoposta a quarantena nel porto di Yokohama, in Giappone. Le autorità italiane confermano che nuove procedure per l’isolamento come quelle messe in atto in Lombardia saranno applicate altrove se ci saranno nuovi focolai. Chiunque abbia avuto un contatto con una persona contagiata sarà messo in quarantena. Elia Delmiglio, sindaco di Casalpusterlengo, ha dichiarato che per gran parte del 23 febbraio i residenti sono stati liberi di entrare e uscire dal centro abitato.

“Abbiamo ricevuto l’ordinanza, ma senza alcuna indicazione su quando sarebbe diventata operativa”, sottolinea. La sera del 23 febbraio gli agenti di polizia sono arrivati a Casalpusterlengo per isolare il centro abitato. “La gente ha paura”, ammette Paolo Camia, 55 anni, manager di un’azienda informatica di Casalpusterlengo, uscito dal centro abitato indossando la mascherina per scattare alcune fotografie dei posti di blocco. “In sostanza non possiamo andarcene”. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1347 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati