Il 4 luglio del 1776 fu presentata pubblicamente la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, redatta da Thomas Jefferson e firmata dai delegati delle tredici colonie britanniche. Diventata celebre per alcune frasi molto moderne per l’epoca, come “tutti gli uomini sono stati creati eguali” e per la difesa del “diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”, è stata anche sempre criticata per le grandi contraddizioni nella sua attuazione pratica, dalla schiavitù alla definizione di un sistema economico e sociale fondato sulla competizione estrema che garantisce libertà e felicità a poche persone. Quest’anno le celebrazioni per i 250 anni della dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti sono avvenute durante uno dei mandati presidenziali più divisivi della storia del paese. Il pod­cast di approfondimento dell’Economist The Intelligence prova a fare il punto sullo stato di salute degli Stati Uniti con i suoi corrispondenti. Oltre alla crisi della democrazia e della cultura, il tema principale con cui il paese oggi si sta misurando è ovviamente l’immigrazione. Tra ricostruzione storica e opinioni, il podcast mostra come uno stato fondato sul binomio occupazione-immigrazione non riesca più a gestire il valore del flusso migratorio, che da risorsa economica e culturale è diventato un costo e un motivo di scontro.

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Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati