Yasuyuki Watanabe non vede la figlia da più di quindici anni. Ma non sta festeggiando per l’epocale riforma delle regole sull’affido, entrata in vigore da poco in Giappone. In caso di divorzio la legge giapponese prevedeva l’affido esclusivo dei figli a un genitore, mentre l’altro doveva affidarsi alla disponibilità di chi aveva la custodia o alle visite sollecitate dal tribunale. Per Watanabe, 54 anni, questo si è tradotto in un sistema che sembrava progettato per escluderlo.
Ora quel sistema è cambiato, almeno sulla carta. Dal 1 aprile le coppie che divorziano possono concordare l’affido condiviso: un cambiamento sostenuto da gran parte dell’opinione pubblica ma non da Watanabe. “Questa riforma non offre nessun beneficio alle coppie in forte conflitto tra loro e non considera affatto ciò che è meglio per i bambini”, dice.
In base alla nuova legge i genitori che divorziano possono decidere sull’affido condiviso o esclusivo dei figli, mentre quelli che si sono separati prima dell’1 aprile possono fare ricorso in tribunale per modificare gli accordi precedenti. Per i sostenitori della riforma l’affido condiviso può aiutare i bambini a mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori. Secondo quelli che la criticano come Watanabe, la legge non risolve i problemi quando un genitore si rifiuta di collaborare. “Se uno dei due vuole l’affido esclusivo è impossibile avere quello condiviso”, dice. “Basta questo”.
Akira Ueno, avvocato dello studio legale Nihonbashi Sakura di Tokyo specializzato in diritto di famiglia, è arrivato alla stessa conclusione. Ueno è stato coinvolto dal ministero della giustizia nelle discussioni prima che la legge fosse emendata, ma le sue obiezioni a quello che a suo avviso era un difetto disastroso della riforma sono state respinte.
“Senza rendere obbligatorio un piano genitoriale comune, l’affido condiviso è semplicemente impossibile”. Ueno ha visto i suoi assistiti riporre le speranze nella riforma, consapevole del fatto che sarebbero rimasti delusi. “Li ho seguiti sapendo che era solo un intervento di facciata”.
Secondo Watanabe, assistente di un parlamentare, è l’intero apparato del diritto di famiglia a resistere al cambiamento, dagli avvocati che approfittano dei conflitti tra ex alle istituzioni che si occupano delle visite sorvegliate. A suo avviso la riforma è stata in parte plasmata dalle pressioni internazionali. L’Unione europea aveva condannato la posizione del Giappone sulla genitorialità post-divorzio, accusando Tokyo di chiudere un occhio su quelli che erano a tutti gli effetti dei rapimenti di minori prodotti dall’incapacità di applicare le sentenze sugli affidi transnazionali. Secondo organizzazioni come Kizuna child-parent reunion, ogni anno circa 150mila bambini in Giappone dopo il divorzio o la separazione perdono i contatti con uno dei genitori. Il caso di Watanabe illustra come funzionava il vecchio sistema. L’uomo aveva ottenuto l’affido della figlia dopo una delle rarissime sentenze del tribunale di famiglia in tal senso, che all’epoca l’aveva ritenuto più disponibile dell’ex moglie a favorire il rapporto della bambina con l’altro genitore. Ma nel 2017 l’alta corte di Tokyo ha ribaltato la decisione, stabilendo che la bambina sarebbe dovuta restare con la madre sulla base del principio della “continuità” che, secondo chi critica la legge, premia sistematicamente il genitore che ha fin dall’inizio la gestione di un figlio.
Tribunale di parte
Per i genitori stranieri è ancora più complicato perché i tribunali spesso prendono le parti del genitore giapponese, indipendentemente dalle sentenze di tribunali stranieri o dal diritto internazionale. Vincent Fichot non vede i figli Tsubasa e Kaede dall’agosto 2018, quando la moglie è sparita con loro dalla casa in cui vivevano a Tokyo.
Originario di Marsiglia, Fichot ha attirato l’attenzione internazionale nel 2021, quando ha fatto uno sciopero della fame davanti allo stadio olimpico prima delle Olimpiadi di Tokyo. Dopo aver incontrato il presidente francese Emmanuel Macron, a cui aveva chiesto di sostenere la sua causa, era stato ricoverato in ospedale.
Oggi, a quasi cinque anni di distanza, descrive una situazione giuridica assurda. Ha mantenuto la piena responsabilità genitoriale dal momento in cui i figli gli sono stati portati via fino alla finalizzazione del divorzio, nell’aprile 2023, ma per tutto il periodo non ha potuto vederli. L’ambasciata francese a Tokyo ha provato a organizzare degli incontri con i bambini, che hanno la cittadinanza francese, ma non ci è riuscita. Fichot spiega che qualsiasi via legale era impossibile da seguire. Nel 2025 un tribunale francese ha condannato in contumacia l’ex moglie per abuso su minori e rapimento, infliggendole una pena di due anni di carcere, privandola della responsabilità genitoriale e riconfermando un mandato di arresto internazionale. Ma neanche questo ha cambiato qualcosa. Nel 2023 un giudice giapponese aveva garantito alla donna l’affido esclusivo, osservando nella sentenza che il mandato di arresto internazionale era “irrilevante”.
“Le autorità giapponesi si rifiutano di applicarlo”, dice Fichot. “Un genitore può effettivamente rapire un bambino senza ripercussioni”. Fichot, che vive grazie ai sussidi statali in Francia dopo che la sua campagna per rivedere i figli gli è costata la carriera nel mondo della finanza, sostiene che la riforma non fa nulla per affrontare quello che a suo avviso è il fallimento principale del sistema: la totale assenza di conseguenze. Per i detrattori della riforma, la legge emendata può aiutare i genitori che collaborano a orientarsi in modo più equo in un divorzio. Nel caso di separazioni conflittuali, offre ben poco.
Watanabe, dopo aver cercato per quindici anni dei rimedi legali che potessero assicurargli un rapporto con la figlia che i tribunali non erano stati in grado di ripristinare, non si fa illusioni. “Sono molto preoccupato, perché molte persone saranno erroneamente indotte a credere che con la riforma i problemi sono risolti”, dice. “E di conseguenza nessuno farà più pressione”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 33. Compra questo numero | Abbonati