La settimana ha un suo battito, e il ritmo sta cambiando. Quando Neal Caren, sociologo dell’università del North Carolina a Chapel Hill, ha analizzato i dati dell’American time use survey per capire in quali momenti della settimana le persone si incontrano con gli amici, ha individuato uno schema che gli ha ricordato un elettrocardiogramma. Nei giorni feriali ha osservato pulsazioni regolari, corrispondenti al tempo trascorso con gli amici dopo il lavoro, seguite da picchi più pronunciati il venerdì e il sabato sera, come un’aritmia provocata dal divertimento.

Questo è quello che emergeva dai dati dei primi anni duemila, i più vecchi che ha esaminato. Ma da allora il “battito” della vita sociale si è fatto più debole.

Negli ultimi vent’anni gli statunitensi hanno trascorso sempre meno tempo con gli amici, una tendenza emersa ben prima dell’isolamento imposto dalla pandemia di covid-19 e proseguita anche dopo la fine delle restrizioni sanitarie. Prendendo in esame l’intera settimana, Caren ha scoperto che a partire dalla metà degli anni dieci il calo più significativo si è registrato proprio il venerdì sera. Anche gli incontri del sabato sono diminuiti, ma restano “quasi il doppio rispetto ai giorni feriali”. Oggi il venerdì non è troppo diverso da un qualsiasi martedì, con pulsazioni sociali molto deboli, quasi impercettibili.

Eviatar Zerubavel, professore emerito di sociologia della Rutgers university che ha studiato i rapporti tra il tempo e la vita sociale, mi ha ricordato che le settimane sono un’unità temporale piuttosto bizzarra. Il giorno, il mese e l’anno hanno un fondamento naturale. La settimana di sette giorni, invece, è un’invenzione tutta umana. Anche le caratteristiche che distinguono un giorno dall’altro sono frutto della nostra cultura. Il lunedì non è il primo giorno lavorativo perché lo impone un ritmo naturale della vita. Siamo stati noi a deciderlo. Lo stesso, naturalmente, vale per la sua connotazione negativa: tutti sanno che “la sindrome del lunedì” non è una bella cosa.

Il fascino del venerdì è da sempre legato alla vita sociale. “In generale è un giorno particolare, perché si trova a metà strada tra quelli che chiamiamo giorni feriali e il fine settimana, e ha le caratteristiche di entrambi”, spiega Zerubavel. Segna il passaggio dai giorni lavorativi a quelli che la società riserva al tempo libero. Per gli ebrei è l’inizio dello Shabbat, idealmente celebrato insieme alla comunità.

**Immaginario collettivo **

Chi lavora di notte o nel fine settimana ha sicuramente un rapporto diverso con il venerdì sera, ma condivide comunque l’idea che andrebbe trascorso tra feste, aperitivi, e momenti in cui lasciarsi alle spalle le preoccupazioni e rilassarsi in compagnia.

Il battito della vita sociale
Percentuale di tempo trascorso con gli amici sul totale delle ore della giornata di tutti i partecipanti all’indagine (Bureau of Labor Statistics)

A quanto pare, però, l’atmosfera del venerdì sera sta cambiando. Se questo giorno dovesse davvero perdere il suo legame con la socialità, anche il posto che occupa nel nostro immaginario collettivo potrebbe modificarsi profondamente. “Ho l’impressione che se facessimo questa conversazione tra quarant’anni, mi faresti domande molto diverse”, osserva Zerubavel.

Lo studio di Caren non ha cercato di stabilire cosa facciano gli statunitensi il venerdì sera invece di passare il tempo con gli amici. Di recente, tuttavia, persone di tutte le età hanno dichiarato che la sera e nel fine settimana preferiscono restare a casa. Un sondaggio condotto nel 2020 da Gallup indicava che l’occupazione serale più amata dagli statunitensi era quella di “stare a casa con la famiglia”. Al secondo posto figurava “guardare la tv o un film a casa”, mentre solo il 3 per cento degli intervistati aveva scelto “invitare o andare a trovare gli amici”.

In un sondaggio effettuato nel 2026 da Harris sulla generazione Z, il 73 per cento delle persone intervistate ha dichiarato che di solito nel fine settimana preferisce restare a casa.

Il venerdì sera è la vittima principale di questa tendenza, forse anche a causa del suo legame con le bevute in compagnia. Negli Stati Uniti, infatti, il consumo di alcol è progressivamente crollato. Pure il lavoro da remoto potrebbe avere un ruolo, perché in genere tende a cadere di venerdì, così il classico aperitivo dopo l’ultimo giorno di lavoro della settimana rischia di scomparire. Un’altra spiegazione è che molte persone sono semplicemente troppo stanche. Secondo l’American psychological association, lo stress causato dal lavoro è in aumento. Oggi, quando arriva la sera del venerdì, “uscire dopo una lunga giornata di lavoro richiede uno sforzo maggiore”, sottolinea Caren. In ogni caso, quale che sia la ragione, “in tanti non ritengono più che valga la pena affrontare la fatica di uscire il venerdì sera”.

Anche se il venerdì sera resta un momento particolare, è però cambiato il modo in cui lo trascorrono le persone: a casa, da sole o con la famiglia, ma non in compagnia degli amici (neppure invitandoli a casa!). È un cambiamento culturale notevole, ma non necessariamente negativo. Non amare l’alcol, essere stanchi al termine della settimana, provare il desiderio di vegetare sul divano e dare la priorità ai familiari sono tutti motivi ragionevoli per decidere di non uscire il venerdì.

Il vero problema è che le persone non stanno scegliendo un altro momento per incontrare gli amici. Il calo delle uscite del venerdì sera non è andato di pari passo con un aumento delle cene del sabato sera, dei caffè della domenica pomeriggio o delle serate del mercoledì passate a guardare Survivor in compagnia, almeno non secondo i dati raccolti. Significa che le persone vedono meno spesso gli amici, forse dimenticando che è il tempo trascorso con loro a essere sacro, non il venerdì sera. ◆ as

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati