Le liste per il secondo turno delle elezioni comunali francesi, che si svolgerà il 22 marzo, sono state definite. Mentre il primo turno ha rivelato un panorama politico frammentato, i due giorni di campagna elettorale precedenti la scadenza per la presentazione delle liste, il 17 marzo, sono stati sufficienti a disorientare gli elettori, vista la rapidità e la diversità delle alleanze che si sono formate. L’unione delle sinistre e la destra, che cerca di resistere agli estremisti del Rassemblement national (Rn), riusciranno a trovare la propria strada?

La domanda si porrà innanzitutto a sinistra, poiché è all’interno di questa famiglia politica che le alleanze sono più numerose. Dopo settimane di scambi di insulti, il Partito socialista (Ps) e La France insoumise (Lfi) hanno raggiunto accordi in molte città, da Lione a Besançon, passando per Grenoble.

Pur non essendo una novità per la sinistra, queste alleanze hanno un’importanza cruciale a un anno dalle presidenziali del 2027. Come spiega l’economista Youssef Souidi i risultati del voto per le amministrative, pur con le debite differenze, offrono alcune indicazioni a livello nazionale sul posizionamento futuro dei partiti. Da questo punto di vista la sinistra sta nuovamente sperimentando, dopo le elezioni legislative del 2022 e del 2024, il fatto che “nessuno ha l’egemonia” dell’intero orientamento.

Aspettative deluse

Nonostante i significativi progressi rispetto al 2020 e gli ottimi risultati in città come Saint-Denis e Roubaix, l’Lfi rimane a livelli modesti rispetto al Partito socialista e spesso inferiori alle aspettative, dopo i voti ottenuti alle elezioni europee, perfino nella periferia parigina. In ogni caso il partito di Jean-Luc Mélenchon sta sfruttando le sue alleanze locali per affermare che nella politica nazionale la sinistra non può vincere senza il suo partito. E anche rivendicare – come ha fatto il candidato dell’Lfi Sébastien Delogu a Marsiglia, ritirandosi per favorire il sindaco uscente Benoît Payan – di essere il partito che più lavora per l’unità della sinistra.

Se a livello locale è una forza di supporto, La France insoumise riesce a generare una potenza comunicativa nazionale di gran lunga superiore alle sue effettive dimensioni. Ha, a dire il vero, il vantaggio di essere aiutata in questo da quasi tutto il mondo politico. Bruno Retailleau, presidente del partito conservatore Les Républicains (Lr), ha dichiarato l’Lfi il suo nemico numero uno insieme all’Rn e perfino il ministro della giustizia, Gérald Darmanin, su France 2 ha affermato che “chi si allea con l’Lfi perde l’anima” .

Dopo le controversie nate intorno ai legami tra l’Lfi e gli attivisti antifascisti della Jeune garde, coinvolti nella morte di un giovane di estrema destra, Quentin Deranque, a Lione il 14 febbraio, e dopo alcune battute di Mélenchon sui nomi ebraici che gli sono valse ulteriori accuse di antisemitismo, le elezioni comunali sono caratterizzate dalla presenza mediatica dell’Lfi. “Il sistema politico è attratto dal partito in senso sia positivo sia negativo”, osserva il politologo Rémi Lefebvre. “Questa sequenza di eventi dimostra che gli sfoghi verbali del suo leader non hanno alcun effetto erosivo sulla sua base elettorale; anzi, potrebbero perfino rafforzarla”.

Dopo il primo turno
I candidati che sono passati al ballottaggio del 22 marzo a Parigi e Marsiglia (Le Monde)

Nessun altro partito di sinistra è ancora riuscito a essere altrettanto convincente. Olivier Faure, segretario del Ps, ha tentato di separare le questioni locali da quelle nazionali, di distinguere Jean-Luc Mélenchon e la sua retorica “divisiva” dai candidati locali del suo partito. Questo approccio caso per caso ha dato ai candidati socialisti mano libera per massimizzare le loro possibilità di vittoria, ma non è detto che riesca a mobilitare il paese nel suo complesso.

Al contrario, a destra la principale lezione di questo periodo tra i due turni è che l’alleanza con il Rassemblement national non si è concretizzata. Certo, la pratica del ritiro delle candidature per sbarrare la strada all’estrema destra è ormai superata, ma la mano tesa dal presidente dell’Rn, Jordan Bardella, la sera del primo turno non è stata raccolta. Marsiglia è un po’ il simbolo di questa destra in stallo: la candidata di Lr, Martine Vassal, resta in corsa per il secondo turno, dove non si può escludere una vittoria del candidato dell’Rn, Franck Allisio. L’Rn ha criticato il rifiuto dei repubblicani perché in alcune città, per esempio Amiens, Saint-Étienne e Limoges, un’alleanza tra Lr e Rn avrebbe potuto bloccare la sinistra.

Verso le presidenziali

Intervistato dalla tv TF1, Bardella è passato all’attacco chiedendo se “il ruolo della destra sia escludere coloro che aspirano a sconfiggere la sinistra” , dopo la decisione dei repubblicani di espellere uno dei loro dirigenti locali di Reims che, con la sua lista, ha deciso di allearsi con l’Rn al secondo turno. Il leader dell’Rn si rivolge così a quella fetta di elettorato che, nei sondaggi, dimostra la sua affinità con la destra. “Questo elettorato sarà senza dubbio deluso”, osserva il sondaggista Mathieu Gallard. “Da anni si parla di un’alleanza di destra. Ma non si concretizza né a livello locale né in parlamento. Questo desiderio di una parte degli elettori non è condiviso dagli apparati di partito”. In effetti, in molte città, i repubblicani hanno preferito sostenere i candidati di partiti centristi.

Domenica 22 marzo, i risultati del ballottaggio riveleranno se gli elettori hanno approvato questi riallineamenti locali e le loro ripercussioni sul piano nazionale. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati