Il 31 marzo, nelle basi delle forze di autodifesa giapponesi di Camp Fuji, nella prefettura di Shizuoka (a 180 chilometri da Tokyo), e di Camp Kengun, a Kumamoto, sono stati schierati missili a lungo raggio da usare in caso di emergenza come contrattacco contro basi nemiche. È una svolta nelle politiche di sicurezza del Giappone, che dal dopoguerra si erano attenute a un principio esclusivamente difensivo.

Gli abitanti delle zone intorno alle basi temono che i missili possano trasformarle in bersagli, ma il governo non ha risposto alle loro preoccupazioni. A Kumamoto Kenji Kido, presidente dell’associazione del quartiere vicino alla base, dice di non fidarsi del ministero della difesa, che ha deciso di schierare i missili senza organizzare incontri con la cittadinanza. Il distretto di Kengun, a sudovest della base, è un’area residenziale costellata di case, scuole e altre strutture. Kido ci abita fin da quando andava alle elementari e qui ha gestito un’azienda nel settore idrico. La base è sempre stata per lui una presenza familiare e tutt’ora lì lavorano alcuni suoi parenti. Stavolta, però, il governo ha esagerato.

I missili dispiegati sono i nuovi Type 25, con una gittata di mille chilometri e in grado quindi di raggiungere la costa orientale della Cina e buona parte della Corea del Nord. Per questo si è diffusa la paura che le basi possano diventare un bersaglio dei paesi nemici.

Di fronte alle proteste e alla domanda di organizzare incontri con la popolazione locale lo scorso agosto, dopo che era stata annunciata la decisione, il ministero della difesa si è limitato a dire che si sarebbe “sforzato di diffondere informazioni tramite il sito web e altri canali”.

Il 17 marzo il ministero ha esposto all’interno della base di Kumamoto i lanciamissili e altre attrezzature, invitando i rappresentanti delle amministrazioni locali e delle associazioni di quartiere. Tuttavia, racconta Kido, “non solo il tempo per le domande era limitato, ma le risposte che ci hanno dato non sono state soddisfacenti”.

Una settimana prima dell’incontro il ministero aveva fatto portare gli armamenti alla base all’alba, senza preavviso. Secondo Kido, per evitare il confronto. “Se scoppiasse una guerra dove dovremmo rifugiarci? Finora non abbiamo ricevuto nessuna informazione”.

Le reazioni

◆ Lo schieramento di missili a lunga gittata da parte di Tokyo ha suscitato le reazioni dei paesi vicini. Il 1 aprile 2026 il ministero degli esteri cinese ha espresso forte preoccupazione per il “nuovo militarismo” giapponese che minaccia la stabilità e la pace nella regione e ha invitato la comunità internazionale a vigilare. La scelta del Giappone, scrive l’agenzia di stampa cinese Xinhua, è sintomo del fatto che le forze di destra stanno portando la politica sulla sicurezza verso una deriva offensiva ed espansionistica. Il governo nordcoreano ha definito la mossa “una pericolosa escalation militare”. Aumentare la spesa per la difesa, potenziare le forze armate e rivedere la costituzione pacifista sono i punti chiave del programma della premier giapponese Sanae Takaichi, scrive The Conversation.


Nel mondo, intanto, i conflitti continuano, e ogni giorno si sentono notizie di bambini tra le vittime. Mentre li vede andare a scuola la mattina, Kido ripensa a quando aveva la loro età: “Se ci sono le risorse per sviluppare e comprare armamenti, vorrei che venissero destinate piuttosto alla diplomazia e alla costruzione della pace”. ◆ jb

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati