Il Canada ha in larga misura evitato i problemi legati al rallentamento dell’economia globale che nel 2019 ha colpito altri paesi avanzati. E ci è riuscito soprattutto grazie all’immigrazione. La crescita economica nel lungo periodo è di solito alimentata da due fattori: una forza lavoro in espansione e un miglioramento della produttività, cioè della produzione per ora di lavoro. Quando gli occupati sono tanti, producono più beni, forniscono più servizi, guadagnano di più e spendono di più, generando domanda di altri lavoratori. Il Canada deve il suo ritmo di crescita all’ampliamento della forza lavoro più che all’aumento della produttività, che invece ristagna.

Secondo l’Ocse, nel 2019 la forza lavoro del Canada è aumentata del 2 per cento, in gran parte grazie alla crescita della popolazione, alimentata all’80 per cento dall’immigrazione. Il Canada è così riuscito a superare l’anno scorso una fase di forte rallentamento negli scambi commerciali, deboli investimenti e un generale raffreddamento dell’economia globale. “Senza il boom dell’immigrazione, oggi l’economia canadese sarebbe persa”, ha dichiarato l’analista David Rosenberg. “Non è solo il fattore più importante, è l’unico fattore in gioco”.

Toronto, Canada (Carlos Osorio, Toronto Star/Getty)

Il Canada ha registrato un aumento di popolazione piuttosto importante, con una media annua dell’1 per cento circa negli ultimi vent’anni. Questa tendenza ha subìto un’accelerazione dopo che nel 2016 il governo di Justin Trudeau ha facilitato l’arrivo degli immigrati. Secondo la Banca mondiale, nel 2018 la popolazione canadese è aumentata dell’1,4 per cento, il tasso di crescita più veloce tra i paesi del G7. Anche se non sono ancora disponibili i dati completi del 2019, le ultime stime del governo canadese dicono che l’anno scorso la popolazione è cresciuta dell’1,5 per cento.

Nel 2019 il Canada ha accolto 340mila residenti permanenti. Nel 2015 erano stati 270mila. Sempre l’anno scorso ha rilasciato circa 810mila permessi a studenti e lavoratori temporanei stranieri. Secondo gli economisti, quest’afflusso ha contribuito a far espandere l’economia canadese dell’1,5 per cento nel 2019, un risultato che collocherebbe il Canada al secondo posto tra le economie del G7 dopo gli Stati Uniti. Derek Holt, economista della Bank of Nova Scotia, sostiene che i più alti livelli d’immigrazione sono stati uno stimolo paragonabile a un taglio dei tassi d’interesse compreso tra un quarto e metà punto percentuale. Dal 2010 al 2018 la crescita annuale del pil canadese si è aggirata intorno al 2,2 per cento, leggermente al di sotto degli Stati Uniti e al di sopra del resto dei paesi del G7.

Dall’ottobre del 2018 la banca centrale canadese mantiene il costo del denaro all’1,75 per cento, il tasso più alto tra le economie avanzate. Secondo molti analisti è sempre più probabile per quest’anno un taglio dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali, compresa forse quella del Canada, a causa dei rischi legati all’epidemia di coronavirus.

Mercati immobiliari

La crescita della popolazione stimola l’economia canadese anche sui mercati immobiliari. I prezzi delle case sono di nuovo in aumento a Toronto e nelle aree circostanti, e si sono stabilizzati a Vancouver dopo il rallentamento registrato nel 2018 e all’inizio del 2019. “Se nel paese vivono più persone, naturalmente la richiesta di case aumenta”, spiega Beata Caranci, economista capo della Td Bank.

Il Canada trae beneficio da un sistema che favorisce gli immigrati in grado di trovare e mantenere un posto di lavoro. Il 60 per cento degli immigrati del paese è selezionato in base a criteri come l’istruzione e le conoscenze linguistiche. Albert Cuesta Reig è uno spagnolo arrivato in Canada nel 2016 per un master in gestione aziendale all’università di Toronto. Dopo aver ottenuto un visto di lavoro di tre anni ha creato un’azienda di servizi per il viaggio basata su una app, un passo che secondo lui non avrebbe potuto fare negli Stati Uniti, dove aveva studiato per un anno. Negli Stati Uniti “hanno scuole straordinarie, ma è difficile restarci e mettere a frutto la rete che ti sei costruito”, racconta Cuesta Reig, che dà la colpa soprattutto alle regole rigide sull’immigrazione. Ora Cuesta Reig vuole fare domanda per diventare un residente permanente in Canada. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1348 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati