Per Ian Kay, un agricoltore bianco dello Zimbabwe, la fattoria di Chipsea è ancora la casa di famiglia. Kay ha dovuto lasciare questa tenuta vicino a Marondera nel 2002, al culmine del programma di ridistribuzione delle terre voluto dall’allora presidente Robert Mugabe: a partire dal 2000 quattromila coltivatori bianchi furono cacciati senza risarcimento dalle loro proprietà. Eppure Kay è ancora legato a quel luogo: “Mio padre comprò la terra nel 1949 e costruì la fattoria dal nulla”.

Nel 2005 Kay, che parla fluentemente la lingua shona, si candidò alle elezioni legislative e vinse il seggio del collegio di Marondera, che ha mantenuto fino al 2013. Ora che Mugabe è uscito di scena (con un colpo di stato non violento nel novembre del 2017), ha accolto con cauto ottimismo la decisione del nuovo presidente Emmerson Mnangagwa di riaprire le porte agli agricoltori bianchi.

Un campo di tabacco nella fattoria Dormervale, Zimbabwe, novembre 2017 (Siphiwe Sibeko, Reuters/Contrasto)

All’inizio del 2018 Mnangagwa ha dichiarato che anche gli agricoltori bianchi possono chiedere contratti di locazione della durata di 99 anni. Ai tempi di Mugabe potevano chiedere solo contratti rinnovabili ogni cinque anni, senza garanzie di rinnovo. Kay ha bisogno di altre rassicurazioni prima di prendere in considerazione l’idea di tornare a investire nell’agricoltura: “I contratti di 99 anni sono un passo avanti, ma abbiamo bisogno di un impegno serio. Non ci fidiamo più”.

Benefici per tutti

Nonostante l’incertezza, alcuni agricoltori bianchi si sono già rimessi al lavoro. Eddie Cross, del partito d’opposizione Movimento per il cambiamento democratico, stima che negli ultimi mesi circa 600 bianchi siano tornati nelle fattorie: “Prendono in affitto la terra dai neri, cosa che Mugabe non gli permetteva di fare”. Secondo il capo del sindacato degli agricoltori, Ben Purcell-Gilpin, “non ci sono ancora statistiche chiare, ma l’interesse c’è. Alcuni sostengono che non gli sarà concesso l’accesso diretto alla terra, ma che dovranno entrare in società con gli attuali beneficiari. Finché non saranno pagati dei risarcimenti, potrebbero sorgere preoccupazioni di carattere etico verso i precedenti proprietari”.

Da sapere
Lo sciopero degli infermieri

◆ Dopo le dimissioni di Robert Mugabe nel novembre del 2017 (rimasto al potere per 37 anni) e la nomina al suo posto dell’ex vicepresidente Emmerson Mnangagwa, lo Zimbabwe vive una stagione di proteste. Dopo l’agitazione dei medici e degli insegnanti, gli ospedali sono stati paralizzati per due settimane dalle manifestazioni di circa 16mila infermieri contro le condizioni pessime delle strutture pubbliche, dove i pazienti devono procurarsi tutto quello che serve per le cure. In un primo tempo il governo ha adottato il pugno di ferro e ha licenziato tutti i lavoratori. Ma il 23 aprile ha fatto marcia indietro: gli infermieri hanno riavuto il posto di lavoro ed è stata decisa l’assunzione di nuovo personale, scrive Bulawayo 24 News.

◆L’ex presidente Robert Mugabe, che accusa Emmerson Mnangagwa di aver preso il potere illegalmente, dovrà comparire in parlamento il 9 maggio per rispondere della sparizione di 15 miliardi di dollari di diamanti dalla miniera di Marange, scrive The Herald. Nel 2016 Mugabe aveva dichiarato che le gemme erano state rubate da compagnie minerarie, in cui avevano interessi anche l’esercito, la polizia e i servizi segreti dello Zimbabwe.


Secondo il produttore di latticini Edward Warambwa, la decisione del governo potrebbe essere positiva per tutti. Se i contadini bianchi torneranno al lavoro, la produzione aumenterà. L’incertezza del passato infatti aveva mandato in crisi anche gli agricoltori neri. Warambwa fa un esempio: i contadini neri compravano le mucche da quelli bianchi, ma quando la produzione delle fattorie è crollata hanno dovuto importarle, con costi molto più alti.

Anche le persone che in passato hanno materialmente cacciato gli agricoltori bianchi dalle loro terre non si oppongono al loro ritorno. Tra quelli che parteciparono alle “invasioni delle fattorie” del 2000 c’erano i veterani della guerra di liberazione. Il portavoce della loro associazione, Douglas Mahiya, ha fatto sapere che i veterani sono favorevoli ai contratti d’affitto di 99 anni per i bianchi, a patto che siano concessi con procedure corrette. “L’importante non è se la persona che ottiene la terra è nera o bianca, ma che rispetti la legge”. ◆gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1253 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati