Cominciamo con un flashback. “Sono sconvolto”, aveva twittato il leader del Partito liberaldemocratico (Fdp) Christian Lindner il 30 novembre. Il Partito socialdemocratico (Spd) aveva appena scelto come leader Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, due esponenti dell’ala sinistra. Molti tedeschi erano sconvolti quanto Lindner. Proprio come erano stati sconvolti dal fallimento dei negoziati tra l’Unione cristianodemocratica (Cdu), i Verdi e l’Fdp per la formazione del governo, e dalla graduale uscita di scena della cancelliera Angela Merkel, e come lo sono in questi giorni dal caos in Turingia e dalla decisione di Annegret Kramp-Karrenbauer di lasciare la guida della Cdu. Questa legislatura è un continuo susseguirsi di eventi imprevisti e sconvolgenti. La grande coalizione tra Cdu e Spd sembra un governo provvisorio. Negli ultimi due anni e mezzo tutti i partiti sono stati impegnati soprattutto a fare i conti con se stessi. È come se fossimo ancora alla sera delle elezioni del 2017. Questa situazione può essere attribuita agli errori dei capi di partito, ma si può anche individuare una tendenza più ampia: una profonda crisi del sistema politico tedesco.
Per decenni la Germania è stata considerata una democrazia stabile e piuttosto noiosa, con i due grandi partiti popolari (Cdu e Spd) al centro e variazioni piuttosto moderate rappresentate dall’Fdp e poi dai Verdi. A un certo punto in questo sistema le alternative sono sparite. Gli esperti discutono se questo “schiacciamento verso il centro”, come lo definisce il sociologo Oliver Nachtwey, sia cominciato con il neoliberismo degli anni novanta o con la crisi finanziaria. L’importante è che questo deficit di polarizzazione ha favorito prima il partito di sinistra Die Linke e poi quello di destra Alternative für Deutschland (Afd), che non senza motivo si definisce un’alternativa. Secondo Nachtwey “l’estremo centro ha posto le basi della sua crisi privando la democrazia della sua rappresentatività e sedandola in un consenso socioeconomico liberista”. Questa fase potrebbe essere finita. L’Spd ha cambiato pelle diverse volte finché non è riuscita a dare un taglio netto eleggendo due leader di sinistra. In questo modo però ha perso la connotazione di partito popolare, e non è chiaro cosa ne resterà. In ogni caso sarà qualcosa di diverso, più piccolo.
Ora è il turno della Cdu. Nel partito sta venendo allo scoperto il conflitto che covava fin dalle elezioni del 2017: quale dev’essere la sua identità se non vuole limitarsi al ruolo di “arginare i fascisti” che gli viene attribuito dalla sinistra e allo stesso tempo non vuole legittimare l’Afd e regalargli altri elettori? Kramp-Karrenbauer non è riuscita a risolvere questo conflitto, anche perché era solo la leader del partito e non la cancelliera. Gli appelli affinché il partito parli “con una voce sola” non sono realistici: all’interno della Cdu le voci saranno molte e contraddittorie. È un male?
Nuove opportunità
La stabilità politica non è tutto, e non tutte le crisi sono una minaccia per la democrazia. Lo dimostra il confronto con il resto d’Europa, dove le svolte politiche sono spesso più violente che in Germania. In Francia e in Austria iniziative lanciate da singoli hanno sconvolto interi partiti popolari nel giro di pochi mesi. E gli italiani e i britannici possono sorridere osservando i problemi dei tedeschi. Non tutte queste cose meritano di essere imitate, ma dimostrano che la calma tedesca era un’eccezione. La democrazia in Germania è diventata più instabile, ma anche più dinamica.
Annegret Kramp-Karrenbauer
◆ Il 10 febbraio 2020 Annegret Kramp-Karrenbauer, che nel 2018 aveva preso il posto della cancelliera Angela Merkel alla guida dell’Unione cristianodemocratica (Cdu), ha annunciato che lascerà la carica. Kramp-Karrenbauer ha ammesso di non essere riuscita a impedire che i deputati della Cdu in Turingia votassero insieme ad Alternative für Deutschland per eleggere il liberale Thomas Kemmerich, il primo presidente di un governo locale tedesco a essere nominato con il sostegno dell’estrema destra dal dopoguerra. Merkel e il leader dell’Fdp **Christian Lindner **hanno sconfessato l’elezione di Kemmerich, che ha rassegnato le dimissioni.
È vero che il rischio di un’alleanza tra l’Afd e parti della Cdu è diventato più concreto. Ma altre ipotesi sono ugualmente probabili: un cancelliere verde, un governo di sinistra o un’alleanza tra verdi e conservatori. L’Fdp dovrà ribadire il suo liberalismo dopo il disastro in Turingia, e la Cdu dovrà lavorare con ancora più urgenza al suo nuovo programma. Nessuno sa che effetto avrà tutto questo sul panorama politico tedesco, se interromperà o favorirà lo schiacciamento verso il centro o se porterà a una nuova polarizzazione. Soprattutto, nessuno sa se andrà unicamente a vantaggio dell’Afd, come si dice un po’ ovunque. Questo è solo catastrofismo di convenienza. Solo una cosa è certa: la lunga serata elettorale del 2017 è finita. E la politica tedesca è piena di nuove opportunità e nuovi pericoli. ◆ gac
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Questo articolo è uscito sul numero 1345 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati