Un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione il 28 agosto nella sede del consiglio comunale di Idlib, in Siria. Poi ha cacciato tutti i dipendenti che non giuravano fedeltà alla loro organizzazione. Il messaggio era chiaro: il consiglio, regolarmente eletto dagli abitanti di questa città nel nord della Siria, doveva sottomettersi ai miliziani di Hayat tahrir al Sham (Hts), il ramo siriano di Al Qaeda, l’ex Fronte al nusra. I jihadisti di Hts ormai non hanno più avversari nella provincia di Idlib, l’ultima ancora nelle mani della ribellione, da quando, lo scorso agosto, hanno sconfitto i combattenti di Ahrar al Sham (in passato una delle coalizioni più importanti della rivolta contro il governo siriano).
Il colpo di mano al consiglio comunale di Idlib ha permesso ai combattenti di Hts di assumere il controllo dei panifici pubblici, della distribuzione dell’acqua e dei trasporti. “La presa di potere è metodica. Dopo le conquiste militari, l’organizzazione cerca di ottenere il potere politico”, spiega Mohamed al Hammadi, coordinatore di un gruppo di ong siriane in Turchia.
La tassa dei jihadisti
I jihadisti hanno il controllo di alcune infrastrutture elettriche e presidiano Bab al Hawa, l’unico valico con la Turchia. Il predominio di Al Qaeda mette in difficoltà gli operatori umanitari stranieri. Nella provincia di Idlib vivono attualmente oltre due milioni di persone, metà delle quali sono sfollati interni, scappati dai combattimenti ad Aleppo o in altre parti della Siria. “Il nostro obiettivo è aiutare chi ha bisogno”, spiega Dina el Kassaby del Programma alimentare mondiale (Pam). Ma farlo diventa ogni giorno più difficile: “Gli ultimi eventi complicano la situazione. Temiamo che si attribuiscano alla popolazione le colpe di chi la controlla”.
“La provincia di Idlib è il più grande santuario a disposizione di Al Qaeda dall’11 settembre 2001”, ha dichiarato Brett McGurk, il responsabile della lotta al gruppo Stato islamico dell’amministrazione Trump. Anche se ha cambiato nome, Hayat tahrir al Sham continua a essere considerato un gruppo terroristico dagli Stati Uniti, dalle Nazioni Unite e dalla Turchia.
◆Il 5 settembre 2017 l’esercito siriano e i suoi alleati hanno rotto l’assedio imposto dal gruppo Stato islamico (Is) su Deir Ezzor, importante città nell’est della Siria. Dal 2015 Deir Ezzor era circondata dai jihadisti. Da alcuni mesi i soldati di Bashar al Assad e 93mila civili erano rimasti accerchiati e avevano la possibilità di ricevere rifornimenti solo per via aerea. La conquista di Deir Ezzor è un passo verso la riconquista delle ultime roccaforti dell’Is nell’est della Siria.
◆Il **6 settembre 2017 **la commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Siria ha precisato che il governo di Damasco è il responsabile dell’attacco chimico del 4 aprile su Khan Sheikhun, che ha causato 87 morti.
In realtà la situazione sul terreno non è cambiata molto. Alla frontiera turca sventola ancora la bandiera della rivoluzione siriana. I jihadisti “sanno di non poter gestire tutto da soli e hanno interesse a non cambiare troppo le cose”, osserva Al Hammadi. Ma altri sono in allerta: “In alcuni posti di blocco si è obbligati a pagare una ‘tassa’. Le pretese sistematiche dei jihadisti in tutti i settori in cui si può raccogliere denaro sono inquietanti”. La necessità di un aiuto umanitario di emergenza è evidente, ma le cose diventano più complicate quando si tratta di sostenere dei progetti di sviluppo a lungo termine. “A dir la verità non abbiamo visto peggioramenti nelle ultime settimane”, osserva Hassan Boucenine, di Medici senza frontiere (Msf). L’organizzazione continua a fornire medicinali, non ha subìto estorsioni e l’ospedale che gestisce è aperto a tutti. “Ma tra il nostro personale, e la popolazione in generale, c’è preoccupazione. Nessuno vuole vedere Idlib trasformarsi nella prossima Mosul o Raqqa”. ◆ adr
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1221 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati