Nel 1944 i loro nonni combatterono il fascismo nell’insurrezione nazionale slovacca. Oggi gli esponenti dei partiti d’opposizione slovacchi sono alle prese con nuove battaglie. Ma il nemico è lo stesso. Secondo i sondaggi, il partito neofascista di Marian Kotleba (Lsns, Partito popolare Slovacchia nostra) potrebbe superare il 16 per cento alle legislative del 29 febbraio. Sono passati quattro anni da quando il partito di Kotleba è entrato in parlamento, provocando un terremoto politico. Di fronte alla sua costante ascesa, l’opposizione sembra aver capito che il nemico principale è proprio Kotleba e non la coalizione di governo guidata dal partito Smer-socialdemocrazia, che pure in questi anni ha distrutto la fiducia dei cittadini nello stato e indebolito le istituzioni. Nell’opposizione democratica, la forza principale è l’alleanza tra le sigle di centrosinistra Spolu (Insieme) e Slovacchia progressista (Ps), al 10-12 per cento nei sondaggi, che negli ultimi due anni ha inanellato una serie di successi alle elezioni locali, presidenziali ed europee. Ma il voto del 29 febbraio sarà ben più determinante. E molto più combattuto.

“I cittadini vogliono un cambiamento. Potremmo rappresentarlo noi. Oppure i fascisti”, ha detto il leader di Spolu, Miroslav Beblavý. Con l’opposizione democratica stabile, lo Smer in crisi e l’Lsns in crescita, secondo Beblavý sarà decisiva la capacità di mobilitazione dei diversi schieramenti, sul territorio e sui social network. I fascisti di Kotleba e la coalizione Ps/Spolu sono presenti su entrambi i fronti, con una rete di centinaia di militanti attivi online e a livello locale. L’Lsns può inoltre contare sui mezzi d’informazione alternativi che diffondendo notizie false, attaccano la democrazia e cercano di trascinare il paese fuori dall’Unione europea.

Il leader di estrema destra Marian Kotleba, al centro, a Bratislava, aprile 2019 (Petr David Josek, Ap/Lapresse)

Secondo il sociologo Martin Slosiarik, l’Lsns sta facendo proseliti tra i giovani. Ma non solo: Kotleba guadagna terreno in tutte le fasce d’età e in tutte le aree del paese. Le prossime elezioni saranno le più imprevedibili da quando la Slovacchia è diventata uno stato indipendente, nel 1993. Secondo alcune proiezioni, la soglia di sbarramento del 5 per cento potrebbe essere superata addirittura da dieci partiti.

Al centrodestra si posizionano i cristianodemocratici, i liberali e un gruppo di liberal-populisti guidati dal carismatico paladino anticorruzione Igor Matovič. Sul versante opposto ci sono lo Smer e i suoi ultimi alleati, e poi il Partito nazionale slovacco (Sns) e Most-Hid, che però potrebbero non raggiungere il 5 per cento.

Due anni dopo

Con queste premesse, è possibile che lo scenario politico dopo il voto somigli a quello del 1998, quando un folto gruppo di partiti, di sinistra e di destra, decise di unire le forze per opporsi all’autoritarismo del primo ministro Vladimír Mečiar. In tempi più recenti, tuttavia, i democratici si sono dimostrati incapaci di formare alleanze. I partiti Spolu e Ps hanno deciso di collaborare, ma la formazione centrista dell’ex presidente della repubblica Andrej Kiska (Za l’udí) ha preferito non aderire al progetto. Una coalizione antifascista potrebbe aver bisogno anche del sostegno del partito populista guidato dall’imprenditore Boris Kollár, accusato di legami con la mafia. Anche se l’opposizione democratica trovasse un’intesa, insomma, la frammentazione politica potrebbe rendere molto difficile formare una maggioranza in parlamento.

Un giorno cruciale per la mobilitazione dei democratici sarà il 22 febbraio, quando cade il secondo anniversario dell’assassinio del giornalista Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová. Il processo è in corso. L’assassino ha confessato ma ancora non si conoscono i mandanti, anche se i sospetti ricadono su Marián Kočner, imprenditore legato a esponenti dello Smer. La sentenza non arriverà prima del voto, ma la carica emotiva dell’anniversario potrebbe influenzare l’opinione pubblica.

In ballo c’è la fiducia dei cittadini in istituzioni come il sistema giudiziario e la polizia, oltre che nei vecchi e nei nuovi leader democratici. Riusciranno questi leader a mantenere la promessa di trasformare uno stato allo sbando in una vera democrazia e nello stesso tempo a sconfiggere i fascisti?

La Slovacchia è davanti a un bivio cruciale. La direzione che prenderà sarà decisiva per il futuro del paese, e dell’intera regione. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1346 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati