Domenica 1 marzo Jewel Hurtado ha dato un’occhiata al telefono. Un amico le aveva inviato un messaggio: “Stasera balliamo sulle note di High hopes!”. La domenica sera Jewel va spesso al karaoke con gli amici e High hopes, un brano dei Panic! at the Disco, era uno degli inni della campagna del candidato alle primarie del Partito democratico Pete Buttigieg.
La stessa domenica Buttigieg, un giovane sindaco del midwest che non gode di un forte sostegno tra gli elettori neri e tra quelli di origine latinoamericana, si è ritirato dalla corsa. Con queste parole: “Abbiamo bisogno di un leader in grado di ricucire le ferite di una nazione divisa”. Sottinteso: questo leader non è Bernie Sanders, che Buttigieg ha descritto per mesi come un incorreggibile radicale.
Il 2 marzo a Dallas, in Texas, Buttigieg ha espresso pubblicamente il suo sostegno a Joe Biden, l’ex vicepresidente di Barack Obama. Biden, 77 anni, l’ha ringraziato aggiungendo che gli ricordava suo figlio Beau, morto di cancro nel 2015. Anche un’altra candidata alle primarie democratiche, Amy Klobuchar, ha messo fine alla sua campagna elettorale per unirsi al
“team Biden”. In poche ore i nemici centristi hanno sotterrato l’ascia di guerra, sciogliendo l’ingorgo di candidati al centro. In vista del supermartedì del 3 marzo i moderati del Partito democratico hanno deciso di allearsi per fermare l’ascesa del senatore del Vermont. Anche vari dirigenti democratici hanno consigliato di votare Biden. Come se da questo dipendesse la sopravvivenza del partito e la vittoria finale contro Trump.
◆ Il candidato democratico alle presidenziali del 3 novembre 2020 viene selezionato con
il sistema dei delegati, che daranno materialmente il loro voto durante la convention estiva. Ogni stato invia un certo numero di delegati in base alla sua popolazione (per esempio, uno stato grande come la California assegna 415 delegati, uno piccolo come il Wyoming 14). I delegati vengono distribuiti ai candidati in base ai voti ottenuti alle urne. In quasi tutti gli stati il criterio di assegnazione è proporzionale, quindi anche chi non vince può portare a casa dei delegati (purché raggiunga la soglia del 15 per cento dei consensi). In totale i delegati sono 3.979. Ottiene la nomination il candidato che conquista la metà più uno dei delegati, cioè 1.990. The New York Times
Di fronte a quest’alleanza inattesa, nata sotto gli auspici dell’ex presidente Obama, Jewel si dice preoccupata: “I democratici moderati hanno chiaramente scelto il loro candidato. L’establishment del partito non vuole Bernie. Ed ecco che Biden assume una posizione di forza”. Il 3 marzo l’ex vice di Obama ha visto risorgere la sua campagna elettorale, vincendo in più stati del previsto, e interrompendo la serie positiva di Sanders delle ultime settimane.
Davanti alla tv Jewel sospira: “Biden non ha alcuna possibilità contro Trump. Siamo sulla buona strada per ripetere quello che è successo nel 2016”.
A Fresno Jewel, una studente di 21 anni, è una delle nuove speranze del Partito democratico. Nel 2019 è stata eletta nel consiglio municipale di una piccola città conservatrice dei dintorni, dove solo in pochi si registrano per votare. Infaticabile, era andata a bussare di porta in porta. “Ho sentito la deputata Alexandria Ocasio-Cortez dire che bisognava cambiare tutto, e bisognava mobilitare un nuovo elettorato, fatto di giovani e di persone che non sono iscritte nei registri elettorali. Ho fatto come diceva lei”, precisa Jewel. I suoi vicini non erano registrati e lei li aveva assillati per settimane. Così facendo ha ottenuto quattro voti in più, che sono stati decisivi perché alla fine ha vinto con un margine di otto sul suo avversario.
Campagna a domicilio
Negli anni settanta il nonno di Jewel era stato la guardia del corpo di César Chavez, un noto leader sindacale che organizzò i lavoratori ispanici della Central valley californiana in uno sciopero dell’uva, che si concluse con un successo per gli operai e fu considerato un esempio per tutto il paese. Fresno, la quinta città dello stato, a quattro ore di strada da Los Angeles, fa parte di quella California di cui raramente si parla. La luce dorata è la stessa di Los Angeles ma non ci sono le palme. Qui comanda la big ag, l’industria agroalimentare, che fa girare l’economia (agrumi, mandorle, latticini), impiega da decenni operai senza documenti in regola e inquina l’acqua del rubinetto, che nessuno beve più.
Il resto della California, lo stato più popoloso del paese con i suoi quaranta milioni di abitanti, è solidamente democratico. Ma la Central valley, abitata da numerosi ispanici, resta per i democratici una terra di conquista. Ai lati delle strade si vedono manifesti contro l’aborto. Due deputati locali, Devin Nunes e Kevin McCarthy, sono tra i principali adulatori di Trump, complottisti incalliti, sempre pronti a difendere il loro capo. La Central valley è anche una delle parti della California dove si vota di meno. Jewel è stata conquistata da Sanders nel 2016: “Ho visto un suo video, e ho deciso d’impegnarmi in prima persona”. Lo scorso novembre ha introdotto Sanders in un evento pubblico a Fresno e ha registrato una clip per la sua campagna elettorale. Sente di partecipare a un “movimento” storico, che fa parlare le famiglie, elettrizza i giovani ed entusiasma perfino i suoi amici indipendenti. “Non vogliono essere associati al Partito democratico, ma voterebbero per Bernie”, spiega.
Nel giro di pochi giorni le primarie democratiche si sono trasformate in un duello tra Sanders e Biden, il ribelle “socialista” contro il candidato dell’establishment, noto per le sue gaffe. Jewel teme molto quello che succederà dopo il supermartedì: la lunga strada verso la convention democratica di luglio, la battaglia con Trump, le elezioni del 3 novembre. “È un continuo mal di testa. Sono esaltata, nervosa, ansiosa, entusiasta. Tutto allo stesso tempo”, racconta. Dice inoltre di temere nuove divisioni: “Abbiamo visto cos’è successo nel 2016 tra i sostenitori di Bernie e quelli di Hillary Clinton. Alla fine non c’è stata unità. I secondi pensano ancora che i primi siano i responsabili della sconfitta di Clinton. Eppure molti sondaggi danno Bernie in vantaggio su Trump. È una persona coerente e per questo rispettata”.
Nella Central valley la campagna di Sanders ha battuto tutto il territorio. “Gli altri non si sono fatti vedere”, racconta Amelia Worthen, che partecipa alla mobilitazione a favore del senatore nella cittadina di Visalia.
In difficoltà da settimane, Joe Biden non aveva praticamente più soldi da spendere. La sua organizzazione in California è stata particolarmente debole. Ma, dopo la netta vittoria in South Carolina la sua candidatura ha ripreso slancio. Davanti a un seggio di Fresno l’operaio in pensione Julian Chavez, vestito con una maglietta da baseball, mi spiega di aver votato per Biden “perché ha più esperienza. È l’unico a sapere cosa fare. È intelligente”. Julian apprezza Sanders, ma trova che “il suo modo di pensare sia troppo manicheo. Propone cose troppo fuori dall’ordinario. Non siamo abituati a questo negli Stati Uniti: l’aspetto sociale, il socialismo. Con Trump come avversario non ce la farebbe a vincere”.
I sondaggi per Bernie
“Credo che Biden sia il candidato migliore contro Trump”, spiega Maria Lemus, 38 anni, che lavora per un deputato democratico della zona. “I repubblicani che non vogliono più Trump voterebbero per Biden, ma non per Sanders”.
Martedì 3 marzo anche gli elettori repubblicani si sono diretti alle urne in un quartiere conservatore di Fresno. Hanno parcheggiato le loro auto davanti a un supermercato e inserito la loro scheda elettorale in un contenitore sigillato sistemato in un parcheggio: in California le urne sono sparse un po’ ovunque.
Biden o Sanders? Questi conservatori sono ottimisti. “I democratici hanno candidati deboli”, afferma Doug, insegnante di golf e “fervente repubblicano”. “Biden è considerato un moderato ma per me non fa differenza: è molto più a sinistra di quanto vorrei. Quanto a Sanders, il socialismo è impensabile nel nostro paese”.
“Con Sanders il nostro paese cambierebbe totalmente”, dice Diana, che lavora nell’edilizia. “Le persone che votano per lui pensano che lo stato gli darà certe cose gratis. Ma non c’è niente di gratis a questo mondo”.
Sanders è visto come un candidato che potrebbe avvantaggiare Trump, Biden come un puro prodotto dell’establishment, che Trump risucirà facilmente a trasformare in caricatura. Avversari così, pensano i conservatori di Fresno, Trump se li mangia in un boccone. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1348 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati