Donald Trump ha attaccato ancora una volta la presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni, che fino a due mesi fa era considerata la sua più stretta alleata in Europa, e si è sempre presentata come colei che poteva fare da ponte tra gli Stati Uniti e l’Europa.
Il 19 giugno Trump è stato contattato al telefono da un giornalista della rete televisiva italiana La7 e ha umiliato Meloni. I due leader si erano incontrati pochi giorni prima al vertice del G7, in Francia. Trump ha detto che Meloni lo avrebbe “implorato” di fare una foto con lei e che lui gliel’ha concessa perché gli faceva “pena”. Nulla di nuovo, con il bullismo trumpiano hanno fatto i conti anche altri leader europei, da Keir Starmer a Emmanuel Macron e Friedrich Merz. L’elemento di novità è che Meloni ha ricambiato il favore pubblicando immediatamente un video in cui ha parlato di “dichiarazioni totalmente inventate” e che ha concluso affermando: “Io e l’Italia non imploriamo mai”.
Il 20 giugno Trump ha rincarato la dose sul suo Truth, il social network che ha fondato, dicendo che Meloni lo ha implorato “più e più volte” perché in Italia aveva problemi di popolarità, “magari il motivo è proprio che non ha aiutato gli Stati Uniti quando si trattava d’impedire all’Iran di riuscire ad avere la bomba atomica. Adesso che gli Stati Uniti hanno sconfitto l’Iran vorrebbe presentarsi di nuovo come nostra amica. No grazie!!!”.
Anche la risposta di Meloni è arrivata subito via social: “Esserti amica non mi ha certamente aiutata. La mia popolarità non ti riguarda. Ti suggerirei di concentrarti sulla tua”. La lite dimostra che Trump non vede più Meloni come una sua fedelissima tra i leader dell’Unione europea, e ora considera lei e gli altri inaffidabili. Questa, però, per Meloni può essere l’occasione per cambiare strategia.
In un anno e mezzo di presidenza Trump, lei ha sempre predicato “l’unità dell’occidente”, presentandosi come ponte tra le due sponde dell’Atlantico.
Un ruolo che in realtà si riduceva a dipingersi come l’unica leader europea capace di capire Trump. In tema di dazi tra Stati Uniti e Unione europea ha sempre sostenuto una posizione moderata, ha definito “legittima” l’invasione statunitense in Venezuela e ha inviato il suo ministro degli esteri alla prima riunione del Board of Peace (il consiglio di pace per la Striscia di Gaza voluto da Washington) in veste di osservatore. Inoltre l’unica cosa che è stata in grado di dire sulla guerra d’aggressione degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran è stata: “Non condanno né condivido”. Ha perfino proposto Trump per il premio Nobel per la pace.
Scontro con la Nato
Le dure risposte di Meloni a Trump dimostrano che la sottomissione italiana è finita. Per usare le sue parole, “la mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l’interesse nazionale italiano”, anche se significa andare contro il presidente statunitense. In effetti mosse del genere potrebbero farle aumentare il consenso tra gli elettori e le elettrici italiane, visto che solo il 15 per cento di loro ha un’opinione positiva di Trump, mentre quasi l’80 per cento lo disapprova.
I due si incontreranno di nuovo il 7 e l’8 luglio al vertice della Nato ad Ankara. Quando ha accusato Meloni di essersi rifiutata di aiutare gli Stati Uniti contro l’Iran, Trump ha aggiunto: “E così anche la Nato!”. Quindi è probabile che la controversia tra Stati Uniti e Italia sarà oscurata dallo scontro tra Trump con i suoi ex alleati europei della Nato. ◆ sk
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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati