L’Italia ha una nuova legge elettorale. L’8 ottobre la coalizione di destra guidata dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni ha votato la legge con cui Meloni spera di assicurarsi una solida maggioranza anche alle elezioni del 2027.

La legge abolisce l’assegnazione del 37 per cento dei seggi alla camera e al senato con il sistema maggioritario attraverso collegi uninominali. Con la nuova legge i seggi saranno assegnati solo con il sistema proporzionale, sulla base di liste presentate dai partiti.

Una maschera di Giorgia Meloni durante una manifestazione contro la legge elettorale. Roma, 3 ottobre 2026 (Vincenzo Nuzzolese, SOPA Images/LightRocket/Getty)

Ma si tratta di un proporzionale distorto, perché alla coalizione che ottiene il maggior numero dei voti superando almeno il 42 percento spetta un premio di maggioranza che può arrivare fino a 70 seggi sui 400 della camera e a 35 seggi sui 200 del senato. Anche se è previsto un tetto di 220 seggi alla camera e 113 seggi al senato, il premio assicura comunque una considerevole maggioranza. Inoltre la nuova legge obbliga le coalizioni a depositare insieme al programma anche il nome del candidato o della candidata a guidare il governo.

Il nodo delle primarie

Giorgia Meloni intende quindi far passare sottobanco un cambiamento della costituzione che ha tanto voluto ma non è mai riuscita a realizzare: l’elezione diretta del capo del governo.

Contemporaneamente crea un problema all’alleanza di centrosinistra, ora all’opposizione. Elly Schlein, segretaria del Partito democratico (Pd), e Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 stelle (M5s), si contendono la leadership di questa alleanza. Con la vecchia legge avrebbero potuto rimandare la questione al dopo elezioni. Adesso non è più possibile. E questo probabilmente farà proseguire il bizzarro dibattito interno al centrosinistra su come presentarsi alle elezioni. Elly Schlein vuole che il leader della coalizione sia scelto con le primarie, mentre Conte avrebbe voluto che fosse un candidato terzo, proposta che la segretaria del Pd ha bocciato. Una disputa che continua anche sulla data delle primarie: Conte le vorrebbe al più presto, mentre Schlein punta al febbraio 2027. Conte chiede che sia possibile il voto online, una soluzione che il Pd considera inaccettabile.

Da sapere
I punti principali del nuovo testo

◆ La nuova legge elettorale assegna i seggi su base proporzionale. Alla coalizione che ottiene almeno il 42 per cento dei voti, sia alla camera sia al senato, spetta il premio di maggioranza: 70 deputati e 35 senatori fino a un limite massimo di 220 deputati (su 400) alla camera e 113 (su 200) al senato. Se nessuna coalizione raggiunge il 42 per cento, resta il proporzionale puro. Per entrare in parlamento le coalizioni devono prendere almeno il 10 per cento dei voti, mentre le liste che si presentano da sole il 3 per cento. In ogni collegio ogni partito candida sei persone e un capolista “bloccato”. Si potranno esprimere fino a tre preferenze; nel caso se ne esprima più di una bisogna rispettare l’alternanza di genere indicando almeno una donna e almeno un uomo. Se il partito otterrà i voti sufficienti per entrare in parlamento il capolista otterrà automaticamente il seggio. I partiti non hanno più l’obbligo di candidare almeno il 40 per cento di donne capolista. Le varie liste dovranno indicare il candidato o la candidata alla presidenza del consiglio, depositare il simbolo e il programma. Si potrà votare nel luogo di domicilio, dimostrando la propria condizione di elettore fuori sede.


Dibattiti del genere di certo non suscitano grandi entusiasmi tra gli elettori, e infatti la coalizione di centrosinistra, i cui attori principali sono il Partito democratico, il Movimento5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistra (Avs), è ferma al 42-43 per cento. Intanto, il programma comune, più volte annunciato, è ancora lontano, soprattutto a causa delle profonde divergenze sulla posizione relativa all’Ucraina, con il Pd che continua ad appoggiare le forniture di armi e i cinquestelle che vorrebbero escluderle categoricamente.

La questione Vannacci

Anche Meloni, però, ha un problema da risolvere: Vannacci. Secondo i sondaggi, Futuro nazionale (Fn), il partito che l’ex generale dei paracadutisti ha fondato a febbraio di quest’anno, prenderebbe tra il 7 e l’8 per cento dei voti. Senza di lui, la coalizione guidata da Meloni è ferma al 40 per cento. Fratelli d’Italia è stabile al 27-28 per cento, ma la Lega di Matteo Salvini è scesa al 5 per cento e Forza Italia fatica a raggiungere il 7 per cento.

Al momento, quindi, una vittoria di Meloni è possibile solo con l’ingresso nella coalizione di Vannacci, vicino ad Alternative für Deutschland (AfD), il partito di estrema destra tedesco. Ma la Lega, che teme di scomparire, non ne vuole sapere, e anche Forza Italia, che si pone come una forza moderata, al momento sembrerebbe contraria. In definitiva, però, la decisione spetta a Meloni. ◆ sk

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati