Con l’accordo per l’acquisto di gasolio russo, il presidente statunitense Donald Trump tende di nuovo la mano al sanguinario regime di Vladimir Putin. Da un lato fornisce alla Russia, economicamente sotto pressione, le entrate di cui ha bisogno per la sua guerra in Ucraina. Dall’altro le regala una vittoria propagandistica, quando gli alleati europei di Washington cercano di isolarla. Inoltre sottolinea la debolezza della Nato: la coesione dell’alleanza presuppone che non si entri in conflitto con gli interessi a breve termine di un presidente disperato.
È facile capire perché Donald Trump è disperato: sta per perdere le elezioni di metà mandato. E la sua promessa di combattere l’inflazione è stata vanificata prima dalla sua sconsiderata guerra commerciale e poi dal disastroso conflitto con l’Iran. Ora il conto viene presentato agli ucraini. E c’è di peggio: se gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe dovessero continuare, secondo il Financial Times gli Stati Uniti potrebbero interrompere le forniture di informazioni d’intelligence e attrezzature militari a Kiev. Ormai nessuno può dubitare della dottrina mafiosa che guida la politica estera di Trump.
Quando l’indignazione europea per questo tradimento si sarà placata, sarà il momento di un esame di coscienza. I paesi dell’Unione europea sono stati abili nel far prevalere la propria convenienza sulle preoccupazioni per l’Ucraina e su tutto ciò che, a parole, sostengono che sia in gioco. Durante i negoziati di quest’estate sull’ennesimo pacchetto di sanzioni, per esempio, la Germania ha bloccato il divieto d’importazione del merluzzo russo, perché rischiava di compromettere la produzione tedesca di bastoncini di pesce e causare perdite di posti di lavoro. La Grecia ha garantito che le sue compagnie di navigazione possano continuare a trasportare gas naturale liquefatto russo verso paesi terzi, anche se dal 2027 sarà vietato importarlo nell’Unione. Anche Austria, Francia e Italia hanno difeso i loro interessi.
Tutto questo rende più facile per Trump denunciare l’ipocrisia degli europei. Il suo nuovo atteggiamento con Putin dovrebbe quindi essere un campanello d’allarme anche per gli europei stessi.
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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati