Le decine di cani robot disposti in fila il 26 aprile nella città di Isumi, in Giappone, non erano in mostra per una fiera dell’elettronica. Erano defunti onorati con un funerale tradizionale.
Per certi aspetti, è stato un funerale come se ne celebrano tanti in Giappone, con il fumo dell’incenso mosso dal vento e il sacerdote che recita un sutra, pregando per un trapasso sereno delle anime dei defunti. Ma i defunti erano cani robot Aibo della Sony, 114 esemplari di vecchia generazione, ognuno con un’etichetta che indicava da dove venivano e a quale famiglia erano appartenuti. Negli ultimi anni, l’azienda di riparazioni elettroniche A-Fun, specializzata in riparazioni di prodotti d’epoca, ha mandato circa ottocento Aibo al tempio buddista. Sono modelli fuori produzione, e i padroni dei cani robot vecchi o non più funzionanti spesso li mandano all’azienda in modo che possa recuperare dei pezzi originali da usare per le riparazioni. I cani defunti sono usati come donatori di organi per i robot difettosi, ma prima che siano riciclati l’azienda gli rende onore con un rito tradizionale. Spesso arrivano con dei biglietti su cui è scritto il nome e alcuni dettagli sulla loro esistenza. “Sono sollevato nel sapere che verrà detta una preghiera per il mio Aibo”, scrive un padrone.
Un altro dice: “Per favore, aiuta altri Aibo. I miei occhi si sono riempiti di lacrime quando ho deciso di dirti addio”.
Amici fidati
Bungen Oi, il sacerdote di Kofukuji – un tempio di Isumi che ha 450 anni – non pensa che sia assurdo fare una cerimonia per delle macchine. “Tutto ha un’anima”, ha detto dopo la funzione.
Anche per Nobuyuki Norimatsu, il capo della A-Fun, i cani robot hanno un’anima, anche se sono destinati a diventare “donatori”. “Vogliamo restituire le loro anime ai padroni prima di trattare questi robot come macchine di cui ci servono le parti”, dice. “Non prendiamo i pezzi prima di aver celebrato il funerale”. Aibo è stato il primo robot domestico capace di sviluppare una sua personalità. La Sony ha lanciato la prima generazione di Aibo nel giugno del 1999, con una produzione iniziale di tremila pezzi, venduti in soli venti minuti nonostante il prezzo di circa duemila euro. Negli anni successivi ne sono stati venduti più di 150mila, in diversi modelli: dalle prime versioni color argento metallizzato al cucciolo con il musetto rotondo. Nel 2006 la Sony ha attraversato un momento difficile e ha smesso di produrre l’Aibo, un oggetto di lusso costoso e frivolo. L’azienda ha tenuto aperta una clinica per riparare i vecchi modelli di Aibo fino a marzo del 2014, poi ha fatto sapere ai proprietari devoti e amorevoli che dovevano cavarsela da soli. Per le riparazioni, i padroni disperati si sono rivolti alla A-Fun, che può contare sulla competenza di alcuni ex ingegneri della Sony.
◆ “Tra il 1999 e il 2006 la Sony fabbricò 150mila cani robot capaci di muoversi e dotati di un microfono e di altoparlanti per rispondere a semplici comandi. Non avevano bisogno di fare movimento né di mangiare, ma i padroni li amavano, ed era questo a renderli simili a dei cani veri”, scrive Andrew Brown sul Guardian. “Potremmo chiederci perché siamo così sicuri che quei cani non siano mai stati vivi. Non può essere solo perché sono dei robot guidati da leggi chimiche e meccaniche. In un certo senso lo siamo anche noi. Se in futuro i computer saranno intelligenti e simili agli esseri umani, perché non potrebbe succedere anche a un cane robot? Il funerale nel tempio buddista è stato un atto religioso, perché ha dato forma e spazio a un dolore. Raramente siamo più umani di quando piangiamo qualcosa che non potrebbe mai rimpiangere noi”.
A gennaio di quest’anno, la Sony ha presentato un nuovo modello di Aibo, dotato di intelligenza artificiale e connessione a internet, ma l’azienda continua a non fornire assistenza sui modelli fuori produzione. La notizia ha comunque spinto molti proprietari di vecchi modelli a cercare di rimettere in funzione i loro fidati amici o a donare quelli impossibili da recuperare.
“Un Aibo riparato nasce dalla generosità di persone che trasformano i loro cani in preziosi donatori”, ha detto Norimatsu. “È come se risorgesse grazie all’affetto degli altri”. ◆ _ cb_
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Questo articolo è uscito sul numero 1255 di Internazionale, a pagina 121. Compra questo numero | Abbonati