Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan nel discorso di capodanno ha parlato del dispiegamento delle forze armate turche in Libia come di una questione di sopravvivenza, non solo per gli interessi strategici del suo paese ma anche per il governo di accordo nazionale (Gna) libico. Il capo dell’Alto consiglio di stato della Libia, Khalid al Mishri, ha dichiarato che l’imminente supporto militare turco impedirà alle forze del generale Khalifa Haftar di prendere il controllo della capitale. In una recente visita a Tripoli, molti politici di primo piano e comandanti militare si sono detti d’accordo sul fatto che la Turchia è l’unico paese in grado di respingere Haftar.
L’intervento turco (approvato dal parlamento il 2 gennaio) ha una rilevanza strategica per entrambi gli schieramenti libici e apre nuove strade – e nuove sfide – nella politica regionale di Ankara.
Il 27 novembre 2019 la Turchia e il Gna hanno firmato due memorandum d’intesa sulla cooperazione militare e sui confini marittimi nel Mediterraneo orientale. L’obiettivo a breve termine del Gna è respingere le forze di Haftar a Tripoli, ma anche consolidare il rapporto con i turchi per fermare una volta per tutte l’offensiva dell’uomo forte di Bengasi; la Turchia, dal canto suo, vuole salvaguardare le conquiste – per ora solo sulla carta – ottenute con i memorandum d’intesa e rafforzare la sua strategia per la competizione geopolitica nel Mediterraneo. L’impegno in Libia, però, implica molto di più.
In primo luogo, l’interesse della Turchia per la Libia deriva dal crescente isolamento geopolitico di Ankara in Medio Oriente, dal deterioramento dei rapporti con l’Arabia Saudita e con i suoi alleati, e dal recente accordo tra Grecia, Cipro e Israele per la costruzione del gasdotto EastMed, un progetto che ha fatto molto arrabbiare il governo turco. Anche la rottura con gli Stati Uniti sulla gestione della guerra in Siria e la disputa sulle risorse del Mediterraneo contribuiscono ad alimentare le preoccupazioni di Ankara.
In secondo luogo, quando è intervenuta militarmente in Siria, la Turchia si è presentata come uno dei paesi della regione in grado di contenere il blocco saudita. E la Libia è un altro esempio da manuale del modo in cui Ankara cerca di tradurre in azioni concrete il suo attivismo militare.
Il presidente turco Erdoğan sta cercando nuovi alleati in Nordafrica per creare un blocco in grado di contrastare i suoi avversari. La Tunisia (dove Erdoğan ha fatto una visita a sorpresa il 26 dicembre), l’Algeria e il Niger potrebbero essere dei partner in questo senso, anche perché temono uno sconfinamento del conflitto libico.
Una partita a due
Intervenendo in Libia Ankara ha anche una leva in più da usare con i paesi occidentali. Mentre Stati Uniti, Francia e Italia hanno spesso avuto posizioni ambigue sulla Libia, Ankara può vantare una superiorità morale e politica perché si assume la responsabilità di proteggere il Gna, che ha il riconoscimento dalla comunità internazionale. In tutto questo il riavvicinamento tra Turchia e Russia sulla Libia è un aspetto controverso. Pur mantenendo profonde divergenze sulla Siria, Erdoğan e il presidente russo Vladimir Putin (che si sono incontrati l’8 gennaio a Istanbul, e hanno chiesto un cessate il fuoco in Libia dal 12 gennaio) potrebbero plasmare il futuro politico della Libia, in assenza degli occidentali.
L’azione militare della Turchia in Libia pone anche delle sfide. Tanto per cominciare, Ankara deve fare i conti con la debolezza delle forze del Gna. Secondo un comandante militare di Tripoli, la Turchia dovrà prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di ristrutturare la sicurezza del Gna. Il ministro della difesa turco ha dichiarato che la funzione dei suoi soldati sarà di natura consultiva, ma questo non basterà a garantire la vittoria su Haftar. Anzi, l’imminente escalation militare potrebbe inasprire la guerra e aumentare il prezzo da pagare. Pertanto, dopo il dispiegamento militare, Ankara potrebbe dover svolgere un ruolo costruttivo e sostenere il processo politico. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1340 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati