Quest’estate, mentre il caldo implacabile e la siccità ne abbassavano il livello, il Danubio ha cominciato a restituire i suoi segreti. Come mostri che riaffiorano dalla melma del tempo, i relitti affondati della seconda guerra mondiale sono lentamente tornati alla luce. In Serbia dal fiume in secca sono spuntate almeno venti navi naziste, alcune ancora cariche di munizioni inesplose. In Ungheria è riemersa una motocicletta militare del terzo reich incrostata di fango, poco lontano dalle piastrine identificative e dalle medaglie arrugginite di due soldati tedeschi. In Slovacchia un passante ha notato una enorme bomba della Royal air force da quasi 700 chili che sbucava dalle acque basse. Le autorità hanno dovuto trasportare con estrema cautela l’ordigno – rimasto sommerso per più di ottant’anni – per poi farlo esplodere sottoterra.
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Per molti commentatori, queste apparizioni spettrali e minacciose dal passato europeo non sono una semplice curiosità storica, ma una metafora fin troppo esplicita: la natura che conferma il celebre adagio di William Faulkner secondo cui “il passato non è mai morto. Non è neanche passato”. La sensazione che la storia si ripeta è confermata da una serie di segnali. Lungo tutto il Danubio negli ultimi dieci anni è cresciuta la nostalgia per un’epoca in cui la “civiltà europea” regnava sovrana, e ogni nuova ondata dell’estrema destra si spinge sempre più sfacciatamente verso politiche e slogan basati sulla razza che in teoria dovevano essere stati sepolti insieme al nazismo.
La portata di questa rinascita è emersa in tutta la sua gravità durante la conferenza sulla sicurezza di Monaco, all’inizio del 2025, quando il vicepresidente statunitense JD Vance ha rimproverato i leader europei per aver creato un cordone sanitario contro i partiti di estrema destra. Vance ha fatto di tutto per organizzare un incontro con Alternative für Deutschland (Afd), partito noto per le sue proposte a favore della remigrazione e con un ex leader che una volta ha liquidato l’epoca nazista come “uno schizzo di cacca d’uccello” nella storia del paese. A inizio settembre l’Afd ha vinto le elezioni in Sassonia-Anhalt.
Più a est lungo il Danubio, il Partito della libertà d’Austria (Fpö), fondato nel 1956 da un ex funzionario nazista, gode di una popolarità senza precedenti, tanto che un suo esponente di punta, Walter Rosenkranz, occupa la seconda carica dello stato. Nel 2025 il capo di gabinetto di Rosenkranz è stato costretto alle dimissioni quando, durante un’indagine ufficiale sul gruppo di estrema destra dei Separatisti sassoni, erano stati trovati munizioni e cimeli nazisti in una proprietà riconducibile a lui (il collaboratore di Rosenkranz ha negato di vivere in quella casa).
Il gruppo al centro della polemica ha le “SS” nella sigla, un po’ come Elon Musk, sostenitore dichiarato dell’Afd e di altre forze dell’estrema destra europea, che – guarda caso – nel gennaio 2025 ha espresso la sua gratitudine agli elettori di Trump con un gesto che molti hanno interpretato come un saluto nazista (Musk ha liquidato la questione postando su X, il social media di sua proprietà: “Francamente, trovassero altri trucchetti. Questa storia che ‘tutti sono Hitler’ ha decisamente stancato”).
Come le vecchie navi da guerra che riaffiorano sul greto del Danubio, il fascismo sembra davvero tornato alla ribalta in Europa, negli Stati Uniti e altrove. Tuttavia, avendo scritto un libro sugli elementi distintivi del fascismo contemporaneo, troviamo riduttivi i paragoni storici schematici. Se vogliamo capire l’estrema destra di oggi, dobbiamo guardare oltre i relitti arrugginiti e concentrarci sulle condizioni, allarmanti, del letto del fiume ormai prosciugato.
Il fascismo emerge sempre nei momenti di profonda crisi. È stato certamente così nel periodo in cui Benito Mussolini e Adolf Hitler conquistarono il potere a pugni e bastonate. La prima guerra mondiale aveva provocato milioni di vittime, messo in ginocchio le economie e riempito le città di orfani, vedove e mutilati.
Ma le crisi di oggi sono molto diverse da quelle che un secolo fa spinsero i popoli a cercare uomini forti e capri espiatori. Quelle attuali coinvolgono l’intero pianeta e, di conseguenza, hanno una dimensione più esistenziale e apocalittica.
Sia Hitler sia Mussolini erano disposti a scatenare una violenza senza limiti. Ma entrambi morirono prima del test Trinity, la prima detonazione di un’arma nucleare, avvenuta il 16 luglio 1945: non conoscevano un mondo in cui gli esseri umani avrebbero potuto usare uno strumento del genere. Non potevano sapere che i tubi di scarico e le ciminiere avrebbero alterato l’equilibrio ambientale del pianeta. E non avrebbero immaginato che una sola persona potesse concentrare nelle sue mani più ricchezza e potere tecnologico della grande maggioranza degli stati.
Per i fascisti di oggi, al contrario, queste armi e questi pericoli sono la norma, e sulla base di questo hanno costruito la loro ideologia violenta. Non stiamo quindi assistendo a una replica dell’autoritarismo del passato. È piuttosto un seguito, che ci porta su un terreno inesplorato. Abbiamo definito questa nuova, inquietante fase come “fascismo dell’apocalisse”.
Fantasie e robot
Günther Anders, filosofo ebreo-tedesco scappato dal nazismo, scrisse dello sconvolgimento epocale inaugurato dall’era atomica: “Poiché siamo i primi esseri umani responsabili della possibile apocalisse, siamo anche i primi a vivere sotto la sua minaccia”. Per la prima volta, osservava, la prospettiva dell’estinzione dell’umanità era diventata concreta. “Tutte le altre forme di supremazia avevano rappresentato solo minacce parziali; avevano sterminato singole entità: ‘solo’ esseri umani, ‘solo’ città, ‘solo’ regni, ‘solo’ culture. Ma noi continuavamo a essere risparmiati (se questo ‘noi’ è inteso come l’umanità)”.
Oggi non esistono più garanzie del genere, soprattutto perché l’intelligenza artificiale (ia) amplifica una serie di rischi esistenziali: consuma enormi quantità di energia riscaldando il pianeta, favorisce livelli di concentrazione della ricchezza che mettono in pericolo la democrazia e alimenta la minaccia di tecnologie fuori controllo.
Trent’anni fa il semiologo italiano Umberto Eco – che aveva vissuto sotto il regime di Mussolini – osservò che il fascismo ha un “complesso di Armageddon: dal momento che i nemici debbono e possono essere sconfitti, ci dovrà essere una battaglia finale, a seguito della quale il movimento avrà il controllo del mondo”.
Ma anche se assumeva tratti apocalittici, la violenza esercitata dai fascisti europei contro i gruppi interni considerati “estranei” e contro i nemici esterni, non mirava alla fine del mondo. Anders ne era consapevole. Il loro immaginario non contemplava la fine del mondo in senso assoluto, quanto la distruzione di alcune sue parti. Nella loro visione, le guerre avrebbero prima o poi trovato una conclusione, lasciando emergere una comunità nazionale purificata, prospera e stabile.
Un elemento decisivo era la promessa di un futuro stabile non solo per le élite, ma anche per la classe lavoratrice. I nazisti promettevano ai loro sostenitori ariani terre coltivabili sottratte agli slavi e case confiscate agli ebrei, collegate da infrastrutture costruite grazie a imponenti lavori pubblici. Era un sogno mostruoso, ma che portava vantaggi concreti a chi apparteneva al gruppo dominante.
L’estrema destra sfrutta questo clima di incertezza e disorientamento
È in questo che Donald Trump e gli altri leader dell’estrema destra si discostano dai loro predecessori. In campagna elettorale continuano a sbandierare visioni di un’età dell’oro: il ritorno ai mestieri industriali degli anni cinquanta, con mogli e figli obbedienti ad aspettare a casa, o la promessa di una nuova libertà economica attraverso le criptovalute. In realtà i lavori probabilmente li svolgeranno i robot, e nemmeno le criptovalute, dopo aver generosamente arricchito la famiglia Trump, stanno mantenendo le promesse.
Dal canto loro i politici e i dirigenti delle aziende che alimentano il fascismo dell’apocalisse non sembrano avere progetti per un futuro stabile e accessibile a chi non è ricco. Anzi, scommettono su una crisi permanente immaginando un mondo in cui sopravvivono solo gruppi ristretti capaci di proteggere se stessi e le proprie ricchezze mentre fuori imperversano il caos, i conflitti e i disastri naturali.
Sotto questo aspetto, il fascismo dell’apocalisse offre poco più che l’illusione di sopravvivere al crollo del mondo chiusi in un bunker. Per alcuni, il sogno è fondersi con macchine “superintelligenti” e sottrarsi a quella che molti programmatori della Silicon valley chiamano con disarmante leggerezza la “sottoclasse permanente”. Per altri l’obiettivo è mettere al sicuro “la propria gente” in uno stato nazionale razzialmente purificato, trasformato in una fortezza inespugnabile contro i bisognosi in un mondo in fiamme. Per chi ha i soldi, la promessa è un posto su uno dei razzi di Musk e un chip Neuralink, mentre lui sostiene di salvaguardare il destino dell’umanità facendola diventare “multiplanetaria”. In ogni caso, questo mondo – e la possibilità di un futuro condiviso e sostenibile – viene semplicemente dato per spacciato.
Un’estate insopportabile
Per essere chiari, il fascismo dell’apocalisse non è un monolite: come tutti i fascismi, è disordinato e contraddittorio. Si presenta come un’alleanza litigiosa e pericolosa composta da tre grandi correnti: i fondamentalisti religiosi, gli accelerazionisti tecnologici e gli etnonazionalisti militanti. Fino a poco tempo fa le visioni realmente apocalittiche erano confinate ai margini della destra religiosa. Teocrati e fanatici passavano al setaccio ogni fatto di cronaca alla ricerca di segnali dell’imminente giorno del giudizio, certi che sarebbero assunti in paradiso mentre ciò che restava della civiltà umana precipitava nel caos e nell’Armageddon. Oggi questi estremisti sono diventati una forza influente nei governi degli Stati Uniti e di Israele, dove promuovono una strategia del conflitto militare che punta a realizzare quella che per loro è una profezia biblica. Quest’estate Vance – intervistato in un podcast evangelico – ha parlato della possibilità che le sue azioni contribuiscano alla “fine dei tempi”, e ha aggiunto che non sarebbe “sorpreso se l’Anticristo camminasse tra noi”, riprendendo le parole del suo mentore Peter Thiel.
Questo atteggiamento messianico e millenarista è ormai molto diffuso nella Silicon valley, dove i colossi tecnologici si sfidano per costruire delle vere e proprie divinità digitali che, parole loro, potrebbero portarci alla terra promessa o, in alternativa, annientare il mondo (parlando dell’intelligenza artificiale, una volta Sam Altman ha detto che “probabilmente porterà alla fine del mondo, ma nel frattempo nasceranno grandi aziende”). Lo stesso tipo di nichilismo è alla base dell’ossessione per le “invasioni” alla frontiera, della teoria della “grande sostituzione” e dell’idea apocalittica dell’immigrazione come una forma di “suicidio” o di “cancellazione” culturale (l’unico argomento dell’alleanza che ha davvero un seguito di massa).
Nessuna di queste visioni prevede un piano per affrontare davvero le cause delle crisi collettive più urgenti; anzi, sembra esserci la volontà di accelerare il disastro su ogni fronte. E questo ci riporta all’estate europea, segnata da ondate di calore e siccità senza precedenti. Nello stesso periodo in cui il caldo feroce prosciugava i fiumi riportando alla luce reperti dell’epoca nazista, sono stati registrati 16mila morti in più in una sola settimana e vaste aree del continente sono andate in fiamme, costringendo centinaia di migliaia di persone a lasciare le proprie case. Mentre gli spagnoli scappavano per mettersi in salvo, Santiago Abascal, leader del partito di destra radicale Vox, ha puntato il dito contro il “fanatismo climatico” e la corruzione del governo che, a suo dire, avrebbero favorito gli incendi.
Abascal si è poi affrettato a cambiare argomento, passando dalle catastrofi climatiche alla presunta emergenza migratoria nel Nordafrica. Ha falsamente descritto le decine di migliaia di persone entrate a Ceuta alla fine di luglio come un “esercito invasore” dedito a stupri e saccheggi, sorvolando sul fatto che Ceuta è finita sotto il controllo della Spagna dopo secoli di vere invasioni, e che quasi tutti i migranti sono stati rimandati immediatamente in Marocco, anche se molti sono annegati durante la tragedia. Abascal è stato sostenuto dal coro della destra globale che andava da Trump al presidente argentino Javier Milei, tutti pronti ad alimentare un clima di panico e isteria.
È un copione già visto: Trump ha più volte basato le sue campagne elettorali sulla minaccia di “invasione” imminente. Il presidente cileno José Antonio Kast ha promesso di costruire trincee e muri lungo i confini con Bolivia e Perù. Marine Le Pen, protagonista in Francia di quella che sembra una rimonta inarrestabile, nel 2019 ha attaccato i migranti definendoli individui “nomadi” che “non si curano dell’ambiente; non hanno una patria”.
Mobilitazioni reali
Per questo pensiamo che il fascismo dell’apocalisse – con i suoi confini fortificati, i tagli agli aiuti internazionali e l’ossessione di accaparrarsi le risorse sotto il ghiaccio che si scioglie in Groenlandia – debba essere considerato una forma distorta e sadica di adattamento al cambiamento climatico. Ora che la realtà del riscaldamento globale è diventata innegabile, l’unica cosa che resta da negare è l’umanità degli altri esseri umani. Come si può giustificare altrimenti che migliaia di persone facciano la fame nelle terre aride della Somalia, che anneghino al largo del Nordafrica, o che muoiano nei centri di detenzione dell’Ice negli Stati Uniti?
Secondo molti studi, i partiti di estrema destra attirano in modo particolare i giovani maschi. Buona parte di loro appartiene a una generazione convinta che non riuscirà mai a permettersi una casa ma si consola nel piacere di provocare i progressiti su internet, in una cultura del trolling permanente. Certi che il loro futuro sia stato rubato, condividono meme nostalgici che idealizzano l’autoritarismo del passato.
◆ Naomi Klein e Astra Taylor hanno scritto un libro sui temi trattati in questo articolo. Si intitola Il nuovo fascismo e la lotta per il mondo in cui vivremo e sarà pubblicato da La nave di Teseo il 27 ottobre. La traduzione è di Chiara Spaziani. A metà novembre le autrici saranno in Italia per incontrare i lettori e le lettrici.
Proprio come i complottisti, che travisano i fatti ma intercettano le emozioni, anche i fascisti dell’apocalisse fanno leva su un malessere profondo: l’insicurezza, il disagio, la sensazione inquietante di vivere in un mondo dove le stagioni non seguono più nessuna logica e dove distinguere il vero dal falso è sempre più difficile. Ci raccontano che non riconosciamo più le nostre città per colpa dei negozi di kebab, dei minareti e degli immigrati pronti a “sostituirci”; nemmeno una parola, invece, sul clima ormai irriconoscibile, o sui dirigenti delle aziende tecnologiche che non vedono l’ora di sostituirci con i robot mentre evocano le loro divinità digitali. I leader dell’estrema destra vedono un vantaggio in questo clima di incertezza e disorientamento. Sanno bene che la politica reazionaria prospera nei periodi di instabilità e conflitto, e che la precarietà può spingere i cittadini a rivoltarsi gli uni contro gli altri mentre si aggrappano, sempre più disperatamente, ai pochi scampoli di protezione e privilegio che rimangono.
Un secolo fa dinamiche simili portarono l’Europa al disastro. Gli Stati Uniti, di fronte a crisi altrettanto gravi, scelsero una strada diversa. Mentre il paese faticava a rialzarsi dalla depressione e i demagoghi razzisti facevano proseliti, le forze sindacali e politiche riuscirono a costruire un’alternativa.
Franklin Delano Roosevelt chiese al congresso di aumentare la spesa pubblica per combattere il fascismo interno. In un discorso alla radio spiegò che la democrazia era scomparsa in diverse grandi nazioni non perché i cittadini la disprezzavano, ma perché erano stremati dalla disoccupazione e dall’insicurezza. Vedevano i loro figli fare la fame mentre assistevano impotenti alla confusione e alla debolezza di governi privi di guide credibili. Alla fine, disperati, avevano sacrificato la libertà nella speranza di avere qualcosa da mangiare. Il new deal di Roosevelt contribuì a togliere ossigeno agli estremisti, favorendo la stabilità e rispondendo ai bisogni reali delle persone.
Come abbiamo visto, la storia non si ripete in modo circolare. Ma la lezione centrale di Roosevelt resta valida: non si può contrastare la minaccia fascista senza affrontare le crisi materiali che rendono più difficile resistere alla tentazione dei capri espiatori e degli uomini forti. Oggi le cause sono diverse rispetto agli anni trenta del novecento. Certo, le nostre società hanno ancora bisogno di servizi essenziali che garantiscano le necessità primarie, e di investimenti in posti di lavoro ben retribuiti. Allo stesso tempo, però, bisogna tenere conto dei rischi esistenziali che definiscono la nostra epoca: il cambiamento climatico, le armi nucleari, l’intelligenza artificiale generativa e la concentrazione incontrollata di ricchezza e potere.
Soluzioni di questo tipo sono già al centro di mobilitazioni reali. Lo vediamo nella crescita del movimento che chiede un controllo democratico sul settore dell’ia e impone di fermare la costruzione di nuovi data center; nelle campagne globali per tassare i miliardari e mettere un tetto alla ricchezza; nel numero senza precedenti di politici statunitensi che votano per interrompere l’invio di armi a Israele e per opporsi all’espansione del conflitto in Iran. E lo vediamo anche nel nuovo slancio per l’azione climatica che arriva da alcuni candidati del Partito democratico, sostenitori di un new deal verde e dell’assistenza sanitaria universale.
C’è ancora molta strada da fare prima di avere risposte all’altezza delle crisi che stiamo affrontando. Aumentano però i cittadini e i leader politici che hanno capito una cosa semplice e urgente: il modo più efficace per aiutare le persone a resistere al richiamo del fascismo dell’apocalisse è migliorare le loro condizioni di vita, qui e ora. ◆ fas
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Naomi Klein è una saggista canadese. Insegna giustizia climatica e dirige il Centre for climate justice dell’università della British Columbia in Canada. Il suo ultimo libro uscito in Italia è Doppio. Il mio viaggio nel Mondo Specchio (La nave di Teseo 2o23).
Astra Taylor è una scrittrice, regista e attivista politica canadese-statunitense. Il suo ultimo libro è Capitalismo dell’insicurezza (Wudz edizioni 2025).
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati