Il presidente dell’Ucraina viene deposto e finisce in carcere, tradito dai suoi collaboratori. Quando torna libero l’Ucraina non esiste più: è divisa in decine di staterelli. Per ricostruirla il presidente impiega anni, ma alla fine il paese torna sulla mappa d’Europa e diventa una potenza economica.

Così si concludeva l’ultimo episodio della popolarissima serie tv ucraina Il servitore del popolo (Sluha narodu), in cui l’attuale leader ucraino, Volodymyr Zelenskyj, interpretava il presidente. Quel ruolo ha di certo contribuito al suo successo alle presidenziali del 2019, ma Zelenskyj era già molto amato, sia dagli ucraini sia dai russi. Alle urne ha vinto nettamente: i politici di professione avevano ormai perso la fiducia degli ucraini. Zelenskyj, invece, non era mai stato coinvolto in scandali, non aveva né miliardi né aerei privati. I suoi oppositori lo definivano un pagliaccio e una marionetta. E sostenevano che sotto la sua presidenza l’Ucraina sarebbe andata in pezzi.

Fino a poco tempo fa gli oppositori sostenevano che “Putin se lo sarebbe mangiato a colazione”, e gli sconsigliavano qualsiasi dialogo diretto con il leader russo. Ma Zelenskyj non aveva tempo per le chiacchiere e già si preparava alla difesa delle città ucraine. Non ha mai fatto il militare, ma sta tenendo testa a uno dei più potenti eserciti del mondo. Gli hanno proposto di lasciare Kiev, ma ha risposto che gli servivano munizioni e non un passaggio. Agli occhi di tanti europei oggi è lui il leader politico più importante. Perché sta difendendo l’Europa libera e fronteggia un aggressore, Vladimir Putin, che vorrebbe convincere il mondo di avere invaso l’Ucraina per combattere contro i “nazisti”.

Zelenskyj, nipote di militari sovietici, sembra intenzionato a combattere fino alla fine. E ha per chi farlo. Neanche la moglie Olena Zelenska vuole abbandonare gli ucraini. Un tempo scriveva gli spettacoli del marito. Oggi insieme scrivono il futuro del proprio paese. E dei loro figli: Oleksandra, diciassette anni, e Kyrylo, nove. ◆ ab

Questo articolo è uscito sul numero 1450 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati