Tra gli elettori del Partito democratico sta succedendo qualcosa. Nell’ultimo anno e mezzo è cresciuto il disgusto nei confronti del presidente Donald Trump, ma anche l’indignazione nei confronti dei loro leader. Dopo alcuni risultati sorprendenti alle primarie di due settimane fa in Colorado, è sempre più chiaro che la base vorrebbe sbarazzarsi dell’intero establishment politico democratico.
In Colorado, nella prima circoscrizione elettorale per il congresso, una roccaforte del partito, Melat Kiros, una socialista democratica di 29 anni, ha battuto la parlamentare in carica Diana DeGette. In un collegio vicino, un giovane progressista ha stracciato un candidato più moderato e nelle elezioni di metà mandato di novembre affronterà il parlamentare repubblicano in carica (che alle ultime elezioni ha vinto per pochi voti). Nelle primarie per scegliere il prossimo governatore, l’esperto senatore Michael Bennet ha perso contro il procuratore generale dello stato, che si è presentato con un programma più di sinistra.
A due anni dal declino fisico e cognitivo di Joe Biden che ha favorito il ritorno di Trump alla Casa Bianca, questi risultati sono l’ennesimo segnale della rabbia della base verso le istituzioni, per il sostegno incondizionato degli Stati Uniti a Israele e per la repressione contro gli immigrati; e mostrano tutta l’insofferenza degli elettori per come il Partito democratico ha affrontato Trump.
Più che dalle singole proposte politiche, gli elettori democratici sembrano attirati dai candidati che sfidano lo status quo. Graham Platner, un politico del Maine che ha fatto parlare di sé per le felpe che indossa, per i suoi tatuaggi e per le rivelazioni compromettenti sul suo passato, è stato il primo ad approfittare di questa tendenza battendo Janet Mills, candidata sostenuta dai vertici del partito, alle primarie per un seggio al senato (il 9 luglio Platner si è ritirato dopo essere stato accusato di molestie e violenze sessuali da varie donne). Qualche settimana prima tre candidati sostenuti dal sindaco di New York Zohran Mamdani avevano vinto a sorpresa una serie di primarie, stracciando parlamentari in carica, tra cui Adriano Espaillat e Dan Goldman. “Se hai l’aspetto e il modo di parlare di qualcuno che dovrebbe ricoprire una carica elettiva, gli elettori non vogliono avere nulla a che fare con te”, dice uno stratega del partito.
Desideri sottovalutati
Come Espaillat a New York, DeGette – che ha 68 anni – è stata lenta nel comprendere la portata della sfida rappresentata da Kiros, socialista democratica che non era ancora nata quando DeGette cominciò il suo primo mandato al congresso. Questo errore nasce anche dal fatto che DeGette non è esattamente una centrista senza spina dorsale: eletta per la prima volta nel 1996, per decenni ha mantenuto posizioni progressiste restando vicina ai vertici del partito. Ma la sensazione è che abbia sottovalutato il desiderio della base di un cambiamento generazionale e politico. Kiros ha superato DeGette di quasi dieci punti percentuali.
Lo stesso errore lo ha commesso John Hickenlooper – ex sindaco di Denver ed ex governatore – che ha vinto di poco le primarie per conservare il seggio al senato. Il suo sfidante, sostenuto dai Democratic socialists of America (Dia), è andato più vicino alla vittoria di quanto ci si aspettasse.
Il distretto di DeGette, di cui fa parte quasi tutta l’area di Denver, è saldamente nelle mani dei democratici, quindi è quasi sicuro che a novembre Kiros verrà eletta. Questo rende la sua vittoria simile a quelle ottenute dai progressisti a New York, dove i candidati sostenuti da Mamdani hanno prevalso in collegi profondamente democratici.
Ma a nord di New York l’establishment democratico ha ottenuto un risultato importante: la candidata appoggiata dai vertici del partito, Cait Conley, ha vinto le primarie in un collegio tradizionalmente in bilico tra democratici e repubblicani, oggi in mano al conservatore Mike Lawler. Il successo di Conley ha spinto alcuni esponenti del partito a dire che nei distretti cruciali (cioè quelli contesi, che determineranno il controllo della camera alle elezioni di metà mandato) gli elettori si schierano ancora dalla parte dei candidati moderati.
◆ Il 9 luglio 2026 Graham Platner, candidato del Partito democratico al seggio del Maine in senato, ha sospeso la sua campagna elettorale dopo che i principali esponenti democratici hanno deciso di non sostenerlo più. Due giorni prima Politico aveva riportato la denuncia di Jenny Racicot, ex compagna di Platner, che lo accusa di essere entrato senza permesso nella sua abitazione nel 2021 e di averla violentata. Lui ha respinto tutte le accuse, ma nel giro di poche ore Bernie Sanders, Elizabeth Warren e altri leader democratici hanno ritirato il loro appoggio, spingendolo a ritirarsi. Nei mesi scorsi il partito aveva continuato a sostenere Platner nonostante alcuni suoi vecchi commenti razzisti e sessisti e comportamenti aggressivi nei confronti di alcune donne.
“Per i democratici questa uscita elimina un candidato che era diventato un peso in uno stato decisivo per capire chi avrà la maggioranza al senato dopo le elezioni di novembre”, scrive Vox, “ma apre anche un nuovo problema politico”.
In pochi mesi Platner aveva costruito una solida base di sostenitori grazie alla sua immagine di veterano di guerra, allevatore di ostriche e candidato anti-establishment, conquistando l’ala progressista del partito e costringendo la governatrice Janet Mills, appoggiata dai vertici democratici, a rinunciare alla sua candidatura.
Il Partito democratico dovrà scegliere un nuovo candidato entro il 27 luglio attraverso una convention di circa seicento delegati. Una procedura che rischia di alimentare lo scontro tra dirigenti e base progressista: una parte del partito chiede una persona vicina alle posizioni di Platner, altri puntano su un profilo più moderato, considerato più competitivo contro la senatrice repubblicana uscente Susan Collins.
Secondo alcuni commentatori ed esponenti del partito, la sconfitta di DeGette in un collegio “sicuro” per i democratici potrebbe rientrare in questa logica. “Vi sembra strano che una candidata molto di sinistra vinca in un’area molto progressista? Personalmente non sono sorpreso”, ha detto il parlamentare democratico del Colorado Jason Crow mentre i seggi stavano chiudendo.
Un distretto importante
Tuttavia, in Colorado c’è stata almeno una vittoria progressista che potrebbe avere un effetto concreto sull’equilibrio di potere a livello nazionale. L’ottavo distretto dello stato, a nord di Denver, non è una roccaforte della sinistra. Due anni fa il repubblicano Gabe Evans ha sconfitto il parlamentare democratico in carica con un margine di circa 2.500 voti, e oggi rappresenta uno dei principali “bersagli” in vista del voto di novembre.
Molti esponenti del partito speravano che a vincere le primarie fosse Shannon Bird, ex parlamentare statale di 57 anni. Bird aveva ottenuto l’appoggio di The bench – un nuovo gruppo democratico che dà la priorità alle possibilità di vittoria dei candidati più che alla loro posizione ideologica – e aveva puntato sulla sua capacità di trovare terreno comune per far passare le leggi. Ma i progressisti si sono schierati con Manny Rutinel, che ha sottolineato le sue origini umili e ha promesso di combattere con tutte le sue forze contro l’amministrazione Trump. Rutinel ha vinto facilmente.
Rutinel, 31 anni, non è schierato a sinistra come Kiros o Darializa Avila Chevalier, la candidata che ha sconfitto Espaillat a New York. Nel corso delle primarie, ha cambiato posizione su una serie di temi, allontanandosi da cause progressiste come l’ostilità al fracking, la sanità pubblica universale e la cancellazione del debito studentesco. Eppure alcuni democratici temono che quelle sue prese di posizione precedenti possano renderlo un candidato più debole rispetto a Bird.
“La nomina di Rutinel ci penalizzerà tutti”, sottolinea lo stratega democratico. Le elezioni generali non saranno decise solo dagli elettori inviperiti che hanno avuto un peso determinante alle primarie. Secondo lui, bisognerà tenere conto anche dei repubblicani moderati più anziani e degli indipendenti. La sua previsione è perentoria: “Non riusciremo a conquistare il seggio”.
Ma non tutti i democratici condividono questa lettura pessimista. La battaglia che in autunno coinvolgerà Rutinel è una delle molte elezioni in tutto il paese che potrebbero ridefinire il concetto di “eleggibilità”. Abbiamo chiesto a Crow, moderato che punta sulle sue credenziali in materia di sicurezza nazionale (è un ex soldato delle forze speciali), se condivide i timori dello stratega su Rutinel. “Chiunque sia questo consulente, non sa di che cazzo sta parlando”, ha risposto. Secondo Crow, oggi gli elettori non si preoccupano più delle etichette ideologiche, “ma vogliono capire se il candidato è un combattente, una persona disposta a fare di tutto per le persone che rappresenta”.
Competizione accesa
Dopo la traumatica sconfitta dei democratici nel 2024, alcuni esponenti del partito si erano convinti che servisse un riposizionamento ideologico. Un gruppo di strateghi ha lanciato un think-tank per incoraggiare i candidati a sposare “idee eterodosse” che li rendessero più allettanti anche per gli elettori repubblicani e indipendenti. In un episodio del suo podcast, l’influente commentatore Ezra Klein ha suggerito ai democratici di considerare la possibilità di presentare candidati contrari all’aborto nelle aree dominate dai repubblicani. Altri strateghi hanno creato gruppi come Majority democrats per reclutare e sostenere candidati più “eleggibili”. Ma il bello delle primarie è che a deciderle non sono i consulenti o i commentatori politici ma le persone che vanno a votare, anche se di solito sono quelle più coinvolte e attive in politica. Quest’anno gli elettori non sono interessati all’eterodossia. Vogliono una rottura totale.
Adam Green, uno dei fondatori del Progressive change campaign committee (un’organizzazione che raccoglie fondi per sostenere candidati di sinistra), è felice della vittoria di Kiros su DeGette e più in generale del successo dei democratici radicali in questa fase delle primarie. Lui prevede che la storia si ripeterà nelle prossime votazioni, a cominciare dal Michigan, dove la sua organizzazione sostiene Abdul El-Sayed, candidato di sinistra per un seggio al senato. Una competizione che si annuncia accesa.
Secondo Green, figure come Kiros ed El-Sayed ridefiniranno l’opinione comune su chi siano i candidati capaci di vincere in determinati contesti. “I democratici scialbi e noiosi non sono eleggibili”, spiega. La base del partito condivide questa posizione. A novembre scopriremo chi avrà ragione.◆as
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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati