Gli albatri urlatori sono creature straordinarie. Nel corso della vita possono volare per 8,5 milioni di chilometri, l’equivalente di dieci viaggi sulla Luna andata e ritorno. Hanno un’apertura alare di tre metri e mezzo, sono lunghi come un’utilitaria e pesano quanto ventiquattro pulcinella di mare. Grazie alla loro conformazione, planano con facilità sulle onde, sfidando alcuni tra i venti più forti del pianeta. Oggi una ricerca condotta dal Centro di studi biologici di Chizé (Cebc), in Francia, indica che questi uccelli marini potrebbero aiutarci a combattere lo sfruttamento eccessivo della pesca.

Ogni anno la cosiddetta cattura accessoria della pesca – che si verifica quando i pescatori intrappolano nelle loro reti animali che non volevano catturare – causa la morte di centinaia di migliaia di uccelli e mammiferi. Negli ultimi decenni i governi hanno cercato di limitare la cattura accessoria, soprattutto di uccelli molto colpiti come albatri e procellarie. Sulle imbarcazioni monitorate da osservatori umani o dispositivi elettronici la cattura accessoria è nettamente diminuita. Ma su quelle usate per la pesca di frodo?

Un albatro sopracciglio nero al largo della Nuova Zelanda (wildestanimal/getty images)

Diecimila chilometri al mese

I pescherecci, che solitamente sono registrati, devono rispettare le leggi che regolano la pesca. Nelle acque territoriali le attività dei pescherecci sono controllate, ma in quelle internazionali, che hanno una superficie molto estesa e non rientrano nella giurisdizione di un unico stato, il monitoraggio è difficile. E se invece disponessimo di cento agenti speciali in grado di percorrere diecimila chilometri al mese? Gli albatri potrebbero essere le nostre sentinelle contro la pesca di frodo.

Considerando il gran numero di uccelli uccisi dai pescatori, i ricercatori hanno cercato di scoprire dove gli albatri entrano in contatto con i pescherecci. Dopo aver individuato le zone di pesca che frequentano e gli esemplari che tendono a seguire le imbarcazioni, sono riusciti a capire quali sono più a rischio. A quel punto hanno stabilito la distribuzione dei pescherecci servendosi dei dati trasmessi dai sistemi di monitoraggio presenti a bordo, che però spesso sono disponibili solo vicino a terra e raramente in tempo reale. Gli albatri trascorrevano molto tempo in mare aperto ed era difficile capire quanti di loro incrociassero i pescherecci. Così i ricercatori hanno piazzato sugli uccelli dei rilevatori che intercettavano i radar delle imbarcazioni e raccoglievano informazioni in tempo reale.

Dai dati è emerso che il sesso, l’età e la personalità degli albatri influisce sulla probabilità che entrino in contatto con i pescherecci. Per esempio, i maschi per cacciare si spingono verso sud, vicino alle isole dell’Antartide dove sono nati e dove ci sono meno imbarcazioni, mentre le femmine puntano a nord, ai tropici, dove la pesca è più diffusa. L’obiettivo principale della ricerca era individuare i diversi percorsi per aiutare gli ecologi a capire perché la morte di alcuni esemplari avesse gravi conseguenze sull’intera popolazione, ma i rilevatori hanno fornito altri dati importanti, che potrebbero rivoluzionare il monitoraggio della pesca in mare aperto.

Un nuovo studio ha cercato di distinguere le imbarcazioni per capire se gli uccelli erano attratti in particolare dai pescherecci. Incrociando i dati forniti dai rilevatori con una mappa globale, è stata osservata la posizione di tutte le imbarcazioni con un radar Ais (il sistema automatico usato per evitare le collisioni), scoprendo che più del 20 per cento delle barche presenti nelle acque territoriali francesi l’aveva spento, e addirittura il 35 per cento nelle acque internazionali. Dato che l’Ais è un dispositivo di sicurezza, è probabile che le imbarcazioni volessero evitare di essere localizzate perché stavano pescando illegalmente.

Senza volerlo, quindi, i dati forniti dagli albatri hanno rivelato la diffusione della pesca di frodo nell’oceano Antartico. Difficilmente una motovedetta può coprire una superficie grande abbastanza da individuare le zone in cui si pratica la pesca illegale, ma un albatro urlatore può farlo: quando il rilevatore individua un peschereccio con l’Ais spento, basta trasmettere l’informazione alle autorità.

Una raccolta capillare di questi dati permetterebbe di potenziare la capacità d’individuare le principali zone dove si svolge la pesca illegale, e di proteggerle meglio. ◆ sdf

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Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati