L’elezione del primo governatore conservatore di Okinawa in dodici anni potrebbe spianare la strada a un ampio rafforzamento militare nella prefettura più meridionale del Giappone, che ospita 32 basi e strutture militari statunitensi, con conseguenze che si estenderebbero fino allo stretto di Taiwan.

Il 13 settembre Genta Koja, sostenuto dal Partito liberaldemocratico della prima ministra Sanae Takaichi, ha sconfitto il governatore uscente, Denny Tamaki, da sempre contrario alla presenza militare statunitense a Okinawa. A differenza di Tamaki, Koja è favorevole al trasferimento della base di Futenma dalla città di Ginowan al distretto costiero di Henoko, nel comune di Nago, una questione da anni al centro di uno scontro tra Okinawa e Tokyo. La vittoria di Koja dà slancio al piano del governo Takaichi per rafforzare le difese del Giappone in risposta alla crescente potenza militare della Cina.

L’arcipelago di Okinawa occupa una posizione strategica cruciale. L’isola principale si trova a meno di 700 chilometri da Taiwan, mentre la più occidentale, Yonaguni, dista solo 110 chilometri. La prefettura fa parte della Prima catena di isole, una serie di territori che si estende dal Giappone alle Filippine passando per Taiwan e che separa la costa cinese dal Pacifico occidentale. Per questo Okinawa è centrale nella strategia di Tokyo in vista di un possibile conflitto su Taiwan.

Lo scorso novembre Takaichi ha detto che un attacco cinese contro Taiwan potrebbe costituire per il Giappone una “situazione che minaccia la sua sopravvivenza”: dichiarazioni che hanno suscitato una durissima reazione da parte di Pechino.

Dal 2016 le Forze di autodifesa giapponesi hanno installato basi sulle isole di Yonaguni, Miyako e Ishigaki. Negli ultimi anni l’attività militare cinese intorno a Okinawa si è intensificata: le navi della guardia costiera cinese operano regolarmente intorno alle isole Senkaku, amministrate dal Giappone ma rivendicate dalla Cina con il nome di Diaoyu. Nel dicembre 2025 Tokyo ha accusato alcuni caccia decollati dalla portaerei cinese Liaoning, vicino all’isola principale di Okinawa, di aver agganciato con il radar velivoli giapponesi. “Il contesto di sicurezza intorno a Okinawa è sempre più critico”, ha detto Koja dopo aver vinto le elezioni.

Mandato con riserva

“La vittoria di Koja dà a Tokyo più libertà per preparare Okinawa a un’eventuale crisi legata a Taiwan, ma non va intesa come un mandato degli abitanti a impegnarsi militarmente”, dice Derek Grossman, che insegna scienze politiche e relazioni internazionali alla University of Southern California, negli Stati Uniti.

Il governo ha selezionato 57 aeroporti e porti in tutto il paese come infrastrutture in grado di sostenere le reti di approvvigionamento di carburante e munizioni e di ospitare le esercitazioni in tempo di pace. Ma dei dodici potenziali siti individuati a Okinawa nel 2024, solo tre sono stati effettivamente scelti. La maggior parte degli altri è sotto il controllo del governo locale, e questo rende necessaria l’approvazione del governatore (Tamaki non l’aveva data). L’inclusione nel piano di altri aeroporti e porti della prefettura consentirebbe di prolungare le piste e adeguare i moli per accogliere gli aerei e le navi militari. Anche le strade nelle vicinanze potrebbero essere ampliate o allungate per migliorare l’accesso. Investimenti nelle infrastrutture che le autorità locali, compreso il comune di Ishigaki, hanno chiesto e che Koja ha definito “estremamente importanti”, aggiungendo di volerne estendere l’uso in tempo di pace.

L’economia al centro

◆ Anche se la presenza delle basi statunitensi a Okinawa è da sempre un tema centrale nelle elezioni locali, questa volta l’economia ha contato di più. Secondo un sondaggio condotto dall’Asahi Shimbun fuori dai seggi, per la metà degli elettori l’economia è stata molto importante per orientare il voto. In campagna elettorale il candidato vincente, Genta Koja, ha promesso di raddoppiare il reddito pro capite della prefettura e i fondi per il sostegno alla genitorialità. La posizione della maggioranza della popolazione sulla questione del trasferimento della base statunitense di Ginowan a Henoko è cambiata dopo la sconfitta in tribunale del governo di Okinawa, che aveva cercato di opporsi.


Il fardello delle basi

Il cambio di leadership dovrebbe inoltre facilitare il trasferimento, a lungo rimandato, della base statunitense di Futenma a Henoko. Tamaki, che ha completato due mandati quadriennali, era sostenuto dalla coalizione All Okinawa, formata da partiti, imprese e gruppi della società civile uniti dal contrasto al trasferimento. Circa il 70 per cento dei terreni destinati esclusivamente alle strutture militari statunitensi in Giappone è concentrato a Okinawa, un onere pesante per una prefettura che rappresenta meno dell’1 per cento del territorio nazionale. Tamaki avrebbe voluto spostare la base fuori dall’arcipelago. Koja appoggia invece il trasferimento a Henoko, sottolineando che i lavori di bonifica e sottrazione di terreno al mare sono già in corso e che il governo della prefettura ha perso una serie di ricorsi giudiziari contro Tokyo.

Rintaro Nishimura, analista del centro studi The Asia group a Tokyo, dice che la vittoria di Koja rimuove un ostacolo politico e aumenta le possibilità per il Giappone di migliorare la sua capacità di deterrenza nei confronti della Cina. Tuttavia, aggiunge Nishimura, “non è disposto a sostenere ogni aspetto delle politiche di difesa del governo. È stato chiaro riguardo al suo ruolo di mediatore che cercherà la soluzione più pratica e migliore per la popolazione di Okinawa”. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1683 di Internazionale, a pagina 31. Compra questo numero | Abbonati