Per quasi trent’anni, prima per poter entrare nell’euro e poi perché l’Unione europea chiedeva con insistenza di ridurre il debito pubblico, a Roma i piani di privatizzazione di aziende statali sono stati quasi una tradizione. La pandemia, però, ha invertito questa tendenza.

Negli ultimi mesi l’Italia ha approfittato della disponibilità di Bruxelles a chiudere un occhio sullo stato delle finanze pubbliche in questa fase di emergenza sanitaria, e ha esercitato un maggior controllo sulle aziende nazionali considerate strategiche: ne ha finanziate alcune con miliardi di euro e ha reso più difficile per gli investitori stranieri rilevarne altre.

Dall’inizio della pandemia di covid-19, il governo ha ricapitalizzato Alitalia, una compagnia aerea che non fa utili da più di vent’anni, ha ritardato la vendita alla Kkr di una parte dell’infrastruttura di rete di Telecom Italia, e sta spingendo per la creazione di un’unica rete in fibra nazionale. Inoltre il governo vuole diventare azionista dell’Ilva, l’acciaieria di proprietà della ArcelorMittal.

Negli ultimi mesi ha anche dato mandato all’investitore statale Cassa depositi e prestiti (Cdp) di presentare un’offerta per Autostrade per l’Italia, la rete stradale a pedaggio del gruppo Atlantia, e per Borsa italiana.

“Nessuno di questi dossier ha nulla a che fare con la pandemia”, dice Marcello Messori, economista dell’università Luiss di Roma ed ex presidente delle Ferrovie dello stato.

Alcuni interventi sono stati effettivamente decisi con l’obiettivo di aiutare le aziende a superare la crisi economica, la terza in dieci anni in Italia. Per sostenere le piccole imprese il governo ha introdotto vari finanziamenti attraverso la Cdp e la Simest, un’altra società controllata dallo stato. Sono state inoltre create delle linee di credito garantite dallo stato, tra cui un prestito di 6,3 miliardi di euro alla Fiat Chrysler.

Cogliere l’opportunità

“In un’emergenza come questa è ragionevole prevedere un intervento dello stato, purché sia temporaneo”, osserva Messori.

Ad agosto, il ministero dello sviluppo economico ha acquistato una partecipazione di dieci milioni di euro nella Corneliani, un’azienda in crisi di abbigliamento maschile, mentre la Cdp ha lanciato un piano per rilevare gli alberghi in difficoltà lasciando la gestione agli ex proprietari.

“Penso che gli investimenti diretti dello stato nelle piccole e medie imprese siano il modo migliore per superare la crisi dovuta all’epidemia di covid-19 e tornare più forti di prima”, ha detto Livia Cevolini, cofondatrice e amministratrice delegata della Energica Motor Company, un’azienda produttrice di veicoli elettrici.

Con tutti i paesi dell’Unione europea impegnati a indebitarsi con il permesso di Bruxelles, il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha colto l’opportunità per portare avanti alcune delle politiche interventiste che propose fin da quando, a sorpresa, è emerso come candidato alla guida del governo italiano nel 2018.

Come il Movimento 5 stelle, uno dei partiti che sostengono la coalizione di governo, anche Conte prima di entrare in politica si è espresso a favore di un maggior ruolo dello stato nell’impresa privata. All’inizio del 2018, in veste di avvocato, ha scritto un parere legale per un gruppo di investitori italiani che chiedevano l’applicazione del cosiddetto golden power, il potere speciale che il governo può usare per tutelare alcuni settori strategici, in modo da bloccare un gruppo concorrente di azionisti stranieri che cercavano di prendere il controllo della Retelit, una piccola società di telecomunicazioni italiana. E una volta a capo del governo, Conte ha cercato di usare il golden power sull’azienda (la decisione è stata poi respinta dall’Ag­com, l’autorità di vigilanza sulle telecomunicazioni).

Mariana Mazzucato, economista dell’Ucl institute for innovation and public purpose, e consulente di Conte, ha spiegato ai mezzi d’informazione italiani che lo stato deve avere un ruolo di innovatore e di investitore. “Dobbiamo usare i canali disponibili per trasformare le aziende e non solo per salvarle”, ha detto.

A giugno Romano Prodi, ex presidente del consiglio italiano ed ex presidente della Commissione europea, che negli anni novanta varò un piano di privatizzazioni da cento miliardi di euro, ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera che lo stato deve difendere le aziende dagli investitori stranieri. Un segnale inequivocabile di un cambio di rotta nei circoli italiani più favorevoli al mercato.

“Difendere gli interessi nazionali non è un affare da sovranisti, basta guardare cosa fanno i francesi”, ha detto Prodi.

I complottisti

Queste tesi sono sempre state molto popolari nella destra italiana, guidata ora da Matteo Salvini, della Lega, e Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia. Negli ultimi tre anni Salvini ha alimentato una serie di teorie del complotto sugli investitori stranieri che tentano di destabilizzare l’Italia scommettendo contro il suo debito pubblico. All’inizio della pandemia Meloni ha detto che la mancanza di aiuti da parte dell’Unione europea era la prova che alcuni paesi vicini miravano a indebolire l’economia italiana.

Il riferimento implicito era agli investitori francesi. Dopo la crisi finanziaria del 2008 le aziende francesi hanno messo le mani su più di 210 imprese italiane, tra cui marchi storici del lusso come Gucci, Bulgari e Bottega Veneta. All’inizio di quest’anno Ardian, un gestore di fondi di private equity con sede a Parigi, ha acquistato una partecipazione nell’Inwit, azienda italiana del settore delle infrastrutture wireless. Per completare l’operazione è stato costituito un consorzio di investitori di cui fa parte anche Telecom Italia, che ha come azionista di maggioranza Vivendi, l’azienda francese che si occupa di mezzi d’informazione e comunicazione.

I negoziati tra Autostrade per l’Italia e la Cdp sono in fase di stallo. Se il piano del governo andrà in porto, la Cdp avrà il pacchetto di controllo di Autostrade, mentre il resto dell’azionariato sarà composto quasi completamente da investitori stranieri.

Secondo Messori, però, il problema principale è la mancanza di strategia da parte del governo: “È difficile guardare ai ripetuti salvataggi di Alitalia, Ilva o Autostrade come esempi di un piano trasparente di sostegno alle imprese nei momenti di difficoltà”. ◆ fas

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1383 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati