C’è solo una persona che in Italia pubblica l’ultimo bestseller israeliano, i cinque libri della Torah o la traduzione del Talmud babilonese. È Schulim Vogelmann, il direttore della Giuntina, una casa editrice specializzata in cultura ebraica che secondo lui su questo tema è la più attiva in Europa.
La storia della Giuntina comincia con il nonno di Vogelmann, Schulim, un ebreo nato nel 1903 a Przemyślany, nella Galizia, una regione che all’epoca faceva parte dell’Impero austro-ungarico, tra la Polonia e l’Ucraina. A 16 anni Schulim si trasferì da Vienna in Palestina e si arruolò nell’esercito britannico. Pochi anni dopo raggiunse il fratello Mordechai, un rabbino, a Firenze, e trovò lavoro in una tipografia chiamata Giuntina.
Presto Schulim diventò il direttore della tipografia, che nel 1928 pubblicò la prima edizione di L’amante di lady Chatterley. Sposò Annetta Disegni, figlia del capo rabbino di Torino, e durante la seconda guerra mondiale la famiglia fu deportata ad Auschwitz mentre cercava di fuggire in Svizzera. La moglie di Schulim e la figlia di 8 anni morirono nel campo di concentramento. I nazisti trasferirono Schulim nei campi di Sachsenhausen e Płaszów perché era un bravo tipografo e gli assegnarono il compito di stampare sterline false. Schulim, unico italiano presente nella lista dei mille ebrei salvati da Oskar Schindler, sopravvisse.
Proporzioni immani
Tornato in Italia dopo la guerra, Schulim si sposò una seconda volta. Suo figlio Daniel, nato nel 1948, fondò la casa editrice quando s’imbatté nell’edizione francese di La notte, di Elie Wiesel. Lesse il libro, ne comprese il valore e nel 1980 lo pubblicò in Italia, cambiando la percezione della _shoah _nel paese. Ma è stato il figlio di Daniel, Shulim Vogelmann, nato nel 1978, a far diventare la casa editrice così attiva.
Seguendo un percorso sorprendentemente simile a quello del nonno, il giovane Schulim è tornato in Italia dopo aver trascorso alcuni anni in Israele, dove all’Università ebraica ha preso una laurea in storia. In Israele Vogelmann ha imparato l’ebraico e ha cominciato a leggere i romanzi israeliani.
La triade degli autori israeliani più famosi – Abraham Yehoshua, David Grossman e Amos Oz – era già conosciuta in Italia, ma Vogelmann sapeva che c’erano molti altri titoli e autori che valeva la pena di pubblicare. Così ha cominciato a tradurre i romanzi di Nathan Shaham e Sami Michael. È grazie a Vogelmann che il pubblico italiano ha scoperto Ayelet Gundar-Goshen – il cui romanzo _Svegliare i leoni _è stato incluso nei cento libri più belli del 2017 dal New York Times – oltre ad Assaf Gavron, Yoram Kaniuk e molti altri.
Shulim Vogelmann oggi guida la casa editrice. Suo padre Daniel, che ha messo insieme il catalogo dei classici, lavora ancora con lui. La tipografia però è stata chiusa. Finora la Giuntina ha pubblicato circa 700 opere tra cui romanzi, saggi (da Adin Steinsaltz a Hannah Arendt e Jonathan Sacks), libri per bambini, la Torah e ora per la prima volta la traduzione in italiano del Talmud babilonese. “È un’opera di proporzioni immani”, spiega Vogelmann, “ma volevo essere io a pubblicarla”.
Il governo italiano finanzia il progetto di traduzione. Il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha creato un software con cui traduttori e redattori possono condividere e valutare il lavoro. Circa 70 persone lavorano al progetto sotto la direzione di Clelia Piperno. La Giuntina ha già pubblicato i primi due volumi, i trattati Rosh haShanà e Berakhòt. Il primo volume ha già venduto più di diecimila copie. “Molti ebrei italiani hanno dovuto aspettare l’uscita del primo volume per studiare il Talmud”, spiega Vogelmann. “Penso che le persone siano curiose, perché il Talmud appartiene all’immaginario collettivo”.
Può sorprendere che la più grande casa editrice europea specializzata in cultura ebraica si trovi in Italia, un paese con una comunità ebraica relativamente piccola se paragonata a quelle di Francia e Regno Unito. Ma ancor più sorprendenti sono i dati sui lettori. “Credo che l’85 per cento dei nostri lettori non sia di religione ebraica”, spiega Vogelmann. “Pubblichiamo libri che chiunque può leggere e apprezzare, a prescindere dalle origini”.
Molte cose sono cambiate da quando Daniel Vogelmann scoprì La notte di Elie Wiesel e decise di stamparlo nella tipografia del padre. Ma l’eredità di Schulim è ancora intatta. ◆as
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1255 di Internazionale, a pagina 33. Compra questo numero | Abbonati