L’Italia, famosa per la sua lingua romantica e per gli uomini che hanno fatto del corteggiamento una forma d’arte secolare, è spesso associata a storie d’amore come quelle che si vedono nei film, da Vacanze romane a Lizzie McGuire-Da liceale a popstar. Perciò alcune afroamericane si sono chieste: perché non dovrebbe funzionare anche per noi?

Latrese Williams ha 44 anni e quando esce a Chicago o in qualsiasi altro posto degli Stati Uniti ha la sensazione di essere ignorata dagli uomini. In Italia, invece, quando entra in una stanza tutti gli occhi sono puntati su di lei, e la cosa non le dispiace affatto. Queste reazioni opposte, dice, sono dovute al fatto che è nera. “Anche se mi comporto nello stesso modo a casa e all’estero, a Chicago mi sentivo invisibile”, mi ha raccontato nella sua casa nel rione Monti a Roma. “In Italia, invece, continuo a incontrare uomini”. A novembre è andata a vivere a Roma con il suo fidanzato italiano, che ha conosciuto su Tinder, l’app per gli incontri online.

Negli ultimi anni si è parlato molto dell’Italia per via di alcuni episodi di razzismo contro immigrati africani o persone con la pelle scura e contro i giocatori di calcio neri. Quindi può sembrare strano scoprire che ci sono delle afroamericane che regolarmente vanno in Italia in cerca dell’amore. Tra le nuove agenzie di viaggio che si occupano dei turisti neri, e in particolare di donne, aumentano sempre di più operatori, blog, account Instagram e gruppi Facebook che invitano le afroamericane ad andare in Italia per trovare l’amore. Agenzie come Black girl travel e Venus affect, oltre a organizzare visite danno consigli su come trovare un partner e come comportarsi agli appuntamenti. Online, Pinterest, Instagram e Tumblr ci sono foto di donne nere con uomini italiani o con uomini bianchi in Italia. Su Facebook o su YouTube si possono trovare lunghe discussioni sul fatto che agli italiani piacciono le donne nere. Molti post sono taggati con la parola swirl, un termine popolare che indica il rapporto tra una persona di colore e una bianca.

Fleacé Weaver, la fondatrice di Black girl travel, dice di aver capito subito che le afroamericane “se la cavano meglio in Italia”. Nel 2006, dopo essere stata nel paese varie volte, si è trasferita a Roma da Los Angeles e ha aperto un’agenzia che offre tour romantici e non solo. “Nessuno offriva viaggi solo per donne afroamericane”, dice. “Quando abbiamo cominciato ci hanno detto che era una cosa impossibile. Dopo tredici anni abbiamo creato un sottogenere del turismo internazionale”.

Capacità di capire le persone

Weaver definisce Black girl travel una sorta di club privato piuttosto che un’agenzia di viaggi o di appuntamenti, ma le sue clienti l’hanno definita “una tessitrice di sogni”, e “la guru dell’amore italiano per le ragazze nere”, per la sua abilità nel mettere in contatto le persone, aiutare le donne ad amare se stesse e a trovare l’amore. L’agenzia ha fatto arrivare in Italia da tutto il mondo più di mille afroamericane, dice Weaver, e spiega che il suo scopo è incoraggiarle ad amare prima di tutto se stesse. Oltre alle visite ai monumenti, dice, “c’è sempre un momento in cui ci fermiamo e parliamo da amiche. Chiedo alle ragazze: ‘Perché pensi che la tua vita non stia andando nella direzione che vorresti? Perché pensi di avere problemi con gli uomini?’”.

Williams negli Stati Uniti si sentiva ignorata, aveva frequentato l’università in Germania e ricorda che all’epoca aveva visitato Roma e l’aveva detestata. Era tornata a casa nell’Illinois per cominciare la sua carriera e, pensava, anche un rapporto sentimentale. Vent’anni dopo, insoddisfatta del suo lavoro e della sua vita sentimentale, prenotò un tour Bella Italia con l’agenzia Black girl travel. Il viaggio costava 2.500 dollari, volo escluso, e prevedeva la visita delle città e dei monumenti più famosi. A quel giro di dieci giorni partecipava un’altra cinquantina di afroamericane, soprattutto statunitensi, e alla fine Williams cominciò a prendere in considerazione l’idea di cercare l’amore in Italia.

Tre anni dopo fece un secondo viaggio con Weaver e ogni volta che tornava a Roma la incontrava e le chiedeva consigli. Molte donne dopo aver fatto il tour Bella Italia poi tornano per fare il tour Vacanze romane, un’esperienza personalizzata che prevede di passare più tempo con Weaver e farsi consigliare su come organizzare eventuali incontri (il tour prende il nome dal film del 1953 con Audrey Hepburn e Gregory Peck). Weaver gestisce il profilo delle sue clienti su applicazioni come Tinder e scarta le persone che ritiene poco affidabili. Quando una cliente concorda un appuntamento per un caffè o una cena a volte prenota il tavolo vicino, osserva, prende appunti e poi le riferisce le sue impressioni. Weaver ha un’innata capacità di capire le persone, dice Williams. “Intuisce subito se un uomo sta solo giocando o se è serio e quali sono le sue motivazioni. È bravissima a filtrare”.

Venus affect, fondata nel 2014 dalla organizzatrice di matrimoni delle celebrità e creatrice di eventi Diann Valentine, lavora solo con donne ricche e le mette in contatto con uomini altrettanto ricchi. Il 75 per cento delle sue clienti è costituito da afroamericane, le altre sono ispaniche o mediorientali, dice. “Negli Stati Uniti dicono che noi afroamericane siamo troppo aggressive, autoritarie e chiassose, ci imbattiamo continuamente in questi stereotipi negativi”, dice. “Ma in Italia siamo perfette perché chi altro è aggressivo, autoritario e chiassoso? Le madri italiane”.

Eppure quello che vendono queste agenzie, l’amore e la dolce vita, è in contrasto con l’esperienza quotidiana di molti neri che vivono o vanno spesso in Italia. È un paese in cui politici populisti come Matteo Salvini basano le loro campagne elettorali sul fatto che l’immigrazione clandestina dall’Africa è un pericolo. Nel 2013 qualcuno lanciò delle banane contro Cécile Kyenge, la prima donna nera in Italia a diventare ministra. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, tra il 2014 e i primi sei mesi del 2017 in Italia c’è stato un aumento del 600 per cento del numero di potenziali vittime del traffico di donne destinate alla prostituzione. Nel 2017 la maggior parte di loro erano nere e venivano dalla Nigeria.

Milano, 30 gennaio 2020. Fl​eancé Weaver, la fondatrice dell’agenzia B​lack girl travel (Alessandro Grassani, The New York Times/Contrasto)

“L’idea stessa di vendere l’Italia alle donne nere come un posto dove possono trovare l’amore è discutibile per vari motivi”, dice Moni Ufomata, autrice del blog di viaggi Miles and braids. “Mi è piaciuta molto l’Italia per la cucina, i monumenti e la sua storia. Lo scopo dei nostri viaggi dovrebbe essere approfondire questi temi”. Secondo Ufomata, queste agenzie promuovano stereotipi semplificati e pericolosi sulla donne nere, gli uomini italiani e la cultura del paese. “Non credo che dovremmo incoraggiare l’idea che le afroamericane che hanno difficoltà a trovare l’amore negli Stati Uniti dovrebbero andare in un posto dove gli uomini le amano per il colore della loro pelle”, dice.

Secondo Francesca Moretti, 31 anni, un’afroitaliana che scrive per AfroItalian Souls, una rivista che racconta le storie di neri che vivono in Italia, il bel paese è anche un posto in cui le persone non amano parlare di questioni razziali. “Vivere qui non è come nei film o nelle cartoline, soprattutto per chi è nero”, dice Moretti. “Se hai soldi, forse puoi vivere una sorta di sogno italiano, ma non sarà comunque la dolce vita”.

Le statistiche

Da anni l’idea fuorviante che negli Stati Uniti le donne afroamericane hanno meno probabilità di trovare l’amore è stata argomento di libri, film, programmi televisivi e tanti articoli. Nel 2017 da un’indagine del Pew research center è emerso che gli uomini afroamericani hanno il doppio delle probabilità delle donne di sposarsi con persone che hanno un colore della pelle diverso dal loro. E da uno studio di OkCupid sugli utenti statunitensi dell’applicazione è emerso che nel 2014 la maggior parte degli uomini iscritti al sito d’incontri considerava le donne nere meno attraenti delle altre. Weaver e Valentine sfruttano il fatto che negli Stati Uniti le afroamericane si sentono sottovalutate, non ammirate né corteggiate dagli uomini.

“Negli Stati Uniti se sei una donna nera trovare qualcuno con cui uscire è come fare il gioco delle sedie”, dice Williams. “Se ci sono dieci persone e sei sedie, qualcuno dovrà sedersi per terra. Le donne nere sono più numerose degli uomini neri”.

In effetti, anche se negli Stati Uniti i matrimoni misti sono aumentati, è più frequente che i neri si sposino tra loro. Nel 2010 meno del 10 per cento degli uomini e il 5 per cento delle donne erano sposati con persone con la pelle di un altro colore. Un’altra percentuale citata spesso – ma anche criticata e mal interpretata – quando si parla delle donne nere in cerca dell’amore, è quella resa nota nel 2009 da Single, black, female, un programma della rete televisiva Abc, secondo cui il 42 per cento delle donne afroamericane non è mai stato sposato, una percentuale doppia rispetto a quella delle donne bianche.

Studiando i dati dei censimenti e facendo le loro ricerche, Ivory A. Toldson, un professore dell’Howard university school of education e analista della Congressional black caucus foundation, e Bryant ­Marks, docente di psicologia al Morehouse college e associato dell’Institute for social research dell’università del Michigan, hanno scoperto che nonostante quel 42 per cento sia un dato corretto, il suo significato è stato semplificato e frainteso per adattarlo a certi stereotipi negativi. “La percentuale spesso citata del 42 per cento di afroamericane che non si sono mai sposate si basa su tutte le donne dai 18 anni in su”, dice Toldson. “Ma se restringiamo la fascia d’età, eliminando quei gruppi di donne che nessuno si aspetta che siano sposate, otteniamo una stima più attendibile del tasso di matrimoni”.

In molti casi le afroamericane temono i rapporti con gli uomini italiani, anche se poi vanno a cercare l’amore in Italia. Da una ricerca condotta su una serie di gruppi Facebook per turiste nere, ognuno dei quali ha migliaia di iscritte, è emerso che in una forma o nell’altra spesso torna la stessa domanda: “L’Italia è sicura per le donne nere?”. La maggior parte delle donne risponde di sì, ma avverte che bisogna stare “attente a quei ciao bella, che non sempre sono amichevoli come sembrano”.

Molte raccontano di uomini che le hanno avvicinate pensando che fossero prostitute per via del colore della loro pelle. A una è successo mentre era all’angolo di una strada ad aspettare degli amici che venivano da fuori Roma. A un’altra in un negozio di Napoli. Un’altra ancora ha raccontato che mentre studiava a Napoli e stava andando a sostenere un esame un uomo le ha chiesto semplicemente: “Quanto?”.

Rimanere per sempre

Le donne nere che si trasferiscono in Italia per trovare l’amore hanno sentito dire che gli uomini italiani sono fissati con loro perché sono affascinati dalla cultura dei neri e dal loro aspetto fisico, ma non sono interessati a capire di più o a rapportarsi con loro come persone.

Gichele Adams, una donna nera che vive a Milano con un compagno italiano e gestisce la società di affitti a breve termine The ghost host retreats, dice che quell’argomento è un modo per far vergognare le donne nere che escono con uomini non neri. “Quando dici che gli italiani sono attratti dalle donne nere per un unico motivo, il colore della pelle, le sminuisci”, dice Adams. “Quando sei attratto da un certo tipo di persona, sei attratto da quel tipo di persona”.

Ma Alicia Rozario, che vive a Seattle e in aprile passerà un mese a Milano per decidere se trasferirsi lì, pensa che sia giusto essere un po’ scettici. “Sono consapevole del fatto che gli italiani sono affascinati da noi perché siamo nere, è una forma di esotismo, perciò bisogna stare attente come in tutti gli altri posti”, dice.

Uno dei motivi per cui le donne dicono di aver trovato più facilmente l’amore in Italia è che la cultura del paese incoraggia gli uomini a esprimere le loro emozioni, cosa che negli Stati Uniti e in altri paesi viene scoraggiata, dicono Adams e altre intervistate. Dopo essersi trasferita tre anni fa a Parigi con il suo compagno dell’epoca, Adams si è accorta che non era felice di quel rapporto, così ha deciso di andare da sola in Italia per qualche giorno. Quando era a Milano ha conosciuto Matteo La Cognata, che l’ha accompagnata in giro per la città. Prima che partisse per Venezia e per Roma, lui le ha chiesto di rimanere per sempre. Adams ha pensato che fosse “completamente pazzo”, dice, e non ha accettato l’invito. Quando è tornata a Parigi però si è resa conto che non voleva più stare lì. Ha interrotto la sua relazione, ha preso un aereo per Milano ed è andata a vivere con Matteo. Oggi hanno un figlio di due anni e un altro in arrivo a primavera. La schiettezza dell’approccio di Matteo all’inizio l’aveva lasciata perplessa, ma alla fine l’ha apprezzata, dice: “Non ha esitato molto, mentre negli Stati Uniti gli uomini cercano di metterti alla prova, anche se gli piaci”.

La Cognata dice che, nonostante sia sempre stato attratto dalle donne straniere, “non aveva mai pensato in particolare alle afroamericane”, fino a quando non ha incontrato lei. “Mi sono innamorato del suo sorriso e della felicità che vedevo nei suoi occhi”, dice. “È una bella donna, perciò ovviamente sono rimasto colpito anche da quello. Ma con il tempo sono stato attratto dalla sua indipendenza e dalla sua forza di carattere”. Ci sono italiani che pensano che Adams sia un’immigrata dal Brasile o dall’Africa e che non abbia niente a che fare con l’Italia. Questo tipo di commenti li fanno soprattutto quando esce da sola. “Ma per fortuna non faccio troppo caso a questi idioti”, dice Matteo. ◆ bt

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Questo articolo è uscito sul numero 1346 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati