Francisco Palma coltiva 260 ettari di cereali e alleva 140 mucche nella zona di Beja, nel sudest del Portogallo. Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno scatenato una guerra contro l’Iran, il 28 febbraio, il prezzo dell’urea, il fertilizzante più usato in agricoltura ed essenziale per la coltivazione dei cereali, è schizzato alle stelle. “È passato da 500 euro la tonnellata a più 900 euro”, spiega Palma, che è anche presidente dell’Associazione degli agricoltori del Basso Alentejo. Per quanto riguarda i combustibili, la situazione non è certo migliore. La spesa mensile per il gasolio che alimenta i trattori, le mietitrebbia e gli altri macchinari agricoli “si è impennata”: prima dell’inizio della crisi in Medio Oriente, un litro di gasolio costava circa 90 centesimi; ora ha raggiunto 1,40 euro. “Il costo della produzione è aumentato moltissimo”, aggiunge l’agricoltore. Il problema è che non riesce a vendere se trasferisce l’aumento dei costi sul prodotto finale, soprattutto nel settore dei ce­reali.

Palma ricorda che questo fenomeno si era già verificato tra il 2008 e il 2009, quando un barile di greggio era arrivato a costare 150 dollari. “Sono preoccupato. Forse dovremo usare di nuovo gli oli per produrre biodiesel. Quando partiamo non sappiamo quale sarà il punto d’arrivo. Abbiamo un ciclo produttivo per le colture cerealicole autunno-invernali che comincia ora, a settembre-ottobre, e si conclude a giugno e luglio. Nel frattempo può succedere di tutto: il petrolio può scendere o può salire ancora, trascinando verso l’alto anche il costo dei fertilizzanti. Nessuno conosce il prezzo finale dei prodotti, quindi si andrà avanti così fino a quando la corda si spezzerà”.

Purtroppo “molti agricoltori non hanno la possibilità di fare lo stesso”, spiega Palma. Nel sudest dell’Alentejo, “i produttori di frutti rossi, ortaggi, insalate e fiori hanno margini di guadagno un po’ più ampi”, perché “il peso dei fertilizzanti e del gasolio sul prezzo finale è minore”, spiega Luís Mesquita Dias, presidente dell’Associazione degli orticultori, frutticultori e floricultori dei comuni di Odemira e Ljezur. “Però il problema esiste. È meno serio ma si fa comunque sentire”.

Un impatto pesantissimo

Per la frutta e i legumi, invece, la situazione è più grave. In questo caso le difficoltà sono legate anche alla concorrenza con la Spagna, sottolinea Gonçalo Santos Andrade, presidente di Portugal fresh, associazione per la promozione di frutta, legumi e fiori del Portogallo. Andrade ha dichiarato che le aziende del settore “dipendono molto dal mercato iberico” e che l’aumento dei prezzi dei combustibili, dell’energia e dei fertilizzanti “ha un impatto pesantissimo”.

La situazione è aggravata dal “divario nel sostegno garantito dai due governi al settore agricolo”: gli aiuti stanziati da Lisbona sono “molto inferiori” a quelli offerti da Madrid e tutto questo “compromette la competitività dei nostri produttori”, oltre a “peggiorare lo stato della bilancia commerciale” tra i due paesi.

I numeri non mentono. Nel 2025 le esportazioni portoghesi di frutta, legumi e piante ornamentali sono aumentate del 5 per cento, con un giro d’affari di 2,6 milioni di euro, cioè il triplo rispetto al 2010. Ma il 35 per cento di queste esportazioni è fatto di prodotti provenienti dalla Spagna. Il problema è che attualmente “gli agricoltori portoghesi non riescono a competere” con quelli spagnoli, spiega il presidente di Portugal fresh. “La Spagna ci invade con i suoi prodotti”. Nel primo semestre del 2026 gli scambi commerciali con il paese vicino per frutta e legumi hanno registrato già un deficit (importazioni superiori alle esportazioni) di “424 milioni di euro, mentre nel 2022 il disavanzo era di 227 milioni”.

Ad agosto il ministero dell’agricoltura portoghese ha presentato a Bruxelles una revisione del Pepac, il Piano strategico per la politica agricola comune 2023-2027. Dal prossimo anno Lisbona trasferirà 162 milioni di euro dal secondo pilastro di finanziamento nazionale per l’agricoltura (sviluppo rurale) al primo (pagamenti diretti), in modo da “aumentare il reddito degli agricoltori”. Il presidente di Portugal fresh, però, non è convinto. “Queste misure non bastano per bilanciare gli effetti della crisi in Medio Oriente e i danni provocati dalle tempeste”.

D’altro canto, “la Spagna ha già stanziato 650 milioni di euro solo per aiutare gli agricoltori a reggere l’aumento del prezzo dei fertilizzanti, mentre in Portogallo abbiamo ricevuto appena 26 milioni”, ricorda Andrade. “Si parla di nuovi aiuti”, ma “in ogni caso la differenza resta enorme. Operiamo in un mercato unico: la Spagna è il nostro principale concorrente e nel campo della frutta e dei legumi stiamo peggiorando nel confronto tra importazioni ed esportazioni con il nostro vicino. Così non può andare”.

Il problema è trasversale e colpisce tutti i settori agricoli. Per questo motivo la Confederazione degli agricoltori portoghesi (Cap) ha chiesto al governo di “mettere a disposizione urgentemente e immediatamente” un pacchetto aggiuntivo da 14o milioni di euro per aiutare gli agricoltori, che il 12 ottobre si sono presentati in parlamento e davanti alla residenza ufficiale del primo ministro per consegnare a mano la loro richiesta.

Questa presa di posizione è stata sottoscritta da tre associazioni nazionali di produttori di cereali, dal Centro operativo e tecnologico ortofrutticolo nazionale e dalla Federazione nazionale delle organizzazioni dei produttori di frutta e ortaggi, che “denunciano pubblicamente la perdita di competitività dei produttori portoghesi rispetto a quelli spagnoli”. I firmatari sottolineano che “il mercato e i costi sono gli stessi, ma l’impegno delle autorità è imparagonabile”.

Álvaro Mendonça e Moura, il presidente della Cap, sottolinea che i 140 milioni di euro rappresenterebbero “il minimo per provare a ripristinare la competitività tra gli agricoltori portoghesi e quelli spagnoli”. Poi aggiunge che in Spagna gli aiuti statali hanno “già raggiunto i 1.100 milioni di euro”.

Mendonça e Moura ricorda che “anche prima della crisi in Medio Oriente c’era già una grande discrepanza in materia di competitività, perché gli agricoltori spagnoli beneficiano da molto tempo di un costo inferiore dell’energia. Ora questo vantaggio sta aumentando, perché il governo spagnolo gli ha garantito un appoggio consistente mentre quello portoghese non l’ha fatto”. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati