Il 9 ottobre, quando gli inviati degli Stati Uniti Steve Witkoff e Jared Kushner hanno comunicato la decisione di Donald Trump di cancellare le sanzioni sulle esportazioni di gasolio russo, i componenti della delegazione ucraina stentavano a crederci.
I negoziatori di Kiev, arrivati negli Stati Uniti per discutere un possibile cessate il fuoco energetico con la Russia, sono stati presi alla sprovvista da una scelta che potrebbe garantire a Mosca le risorse per continuare a finanziare la guerra, compromettendo la posizione di Kiev nella trattativa con il Cremlino. “Non c’era solo la nostra delegazione, ma anche quella europea”, ha raccontato un funzionario ucraino. “E ce ne stavamo tutti seduti lì come degli imbecilli”.
Dopo aver chiesto all’Ucraina di fermare gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe, Washington ha regalato a Mosca anche un insperato aiuto economico. Il tutto mentre Trump deve affrontare le conseguenze della guerra contro l’Iran. “È stato lui a trascinare il mondo in questa guerra senza via d’uscita. E ora ci tradisce perché ha bisogno di una boccata d’ossigeno prima delle elezioni di metà mandato”, ha detto il funzionario ucraino.
Il Kyiv Independent ha parlato con diverse fonti vicine alla trattativa. Tutte hanno chiesto di mantenere l’anonimato.
Per il governo ucraino la vera questione è perché Kiev dovrebbe rinunciare a uno strumento per fare pressione su Mosca, senza che anche i russi siano obbligati a sospendere gli attacchi.
Il presidente Volodymyr Zelenskyj aveva inviato una delegazione negli Stati Uniti per un incontro in cui si doveva discutere l’ipotesi di un cessate il fuoco energetico e un accordo separato per mettere fine agli attacchi sul mar Nero. La trattativa, però, è saltata quando Trump – dopo una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin – ha annunciato che Mosca fornirà milioni di tonnellate di diesel agli Stati Uniti e al mercato globale.
L’Ucraina non era stata informata in anticipo della decisione. Anche se Zelenskyj ha ammesso pubblicamente che Washington stava valutando la possibilità di trovare un’intesa con Mosca, i funzionari ucraini raccontano di non aver ricevuto nessuna comunicazione prima dell’annuncio del 9 ottobre.
Per la delegazione di Kiev la notizia alimenta il dubbio che gli Stati Uniti avessero già stabilito i termini dell’accordo con Mosca, mentre i funzionari ucraini ed europei stavano ancora cercando di negoziare una tregua energetica. “È sembrata una trappola”, sottolinea il funzionario ucraino. In effetti, la tempistica della decisione statunitense giustifica questi sospetti.
Su istruzioni di Trump, il dipartimento del tesoro degli Stati Uniti ha quindi annunciato che l’Ufficio di controllo dei beni stranieri avrebbe “immediatamente emesso una licenza temporanea e generale per consentire l’immissione del gasolio russo nel mercato globale”.
Un altro funzionario ucraino ritiene che la data del 7 aprile come scadenza dell’attuale deroga sia un indizio del fatto che Washington aveva pianificato la nuova misura seguendo un programma preciso: “Hanno deciso che le sanzioni saranno cancellate fino al 7 aprile 2027, e queste misure vanno di sei mesi in sei mesi. Quindi evidentemente avevano preparato tutto per il 7 ottobre, che è il giorno del compleanno di Putin. Era un regalo per il presidente russo”.
◆ Il 9 ottobre 2026 Donald Trump ha annunciato la sospensione di alcune sanzioni statunitensi sul gasolio russo, autorizzandone la vendita, il trasporto e l’importazione, anche negli Stati Uniti, fino al 7 aprile 2027. Due giorni dopo ha annunciato un cessate il fuoco immediato tra Russia e Ucraina limitato alle infrastrutture energetiche. Ma l’accordo non era stato negoziato con le parti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj si è detto disponibile a rispettarlo, a patto che anche Mosca interrompa gli attacchi. Il Cremlino ha fatto sapere di non essere interessato e ha subito lanciato un attacco su sei infrastrutture energetiche ucraine. Washington ha anche minacciato di sospendere le forniture militari e la condivisione dell’intelligence se Kiev continuerà a colpire le raffinerie russe. Nei giorni seguenti l’esercito russo è tornato a bombardare l’Ucraina. Nelle notti tra il 12 e il 14 ottobre gli attacchi su Kiev e altre città del paese hanno fatto almeno 19 morti e più di cento feriti. Il governo ucraino ha dichiarato di non aver ricevuto dagli alleati informazioni preventive sul lancio dei missili russi. L’episodio sembra confermare il timore che Washington abbia ridotto la condivisione di informazioni con Kiev, ma Trump ha affermato che la collaborazione sull’intelligence è ancora in vigore. La settimana precedente, tra l’8 e il 10 ottobre, i bombardamenti russi avevano provocato più di sessanta morti, tra cui 35 persone uccise nell’attacco a due minibus a Kramatorsk. L’11 ottobre i droni ucraini hanno invece colpito un data center dell’azienda tecnologica russa Yandex. Reuters
L’ombra dell’Iran
In ogni modo, le tensioni tra Stati Uniti e Ucraina stavano montando da settimane. Trump aveva già intimato al presidente ucraino di fermare i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche russe. “Zelenskyj deve fare una sola cosa: smettere di attaccare il diesel in Russia”, aveva detto il 13 settembre.
Ma Kiev aveva respinto la proposta di interrompere le incursioni unilateralmente. Secondo i funzionari ucraini, Zelenskyj aveva chiarito più volte che qualsiasi cessate il fuoco energetico doveva riguardare entrambe le parti, e che quindi anche Mosca doveva interrompere gli attacchi.
Per Kiev questo è un punto fondamentale: le offensive ucraine contro raffinerie, terminali petroliferi e altre infrastrutture energetiche hanno l’obiettivo di bloccare uno dei motori della macchina bellica del Cremlino. La Russia, invece, prende di mira centrali elettriche e sottostazioni per privare i civili di corrente e riscaldamento. Un cessate il fuoco che metta fine solo agli attacchi ucraini non frenerebbe le offensive russe contro l’Ucraina, ma proteggerebbe le strutture che le alimentano.
I funzionari ucraini hanno raccontato che i negoziatori statunitensi hanno presentato l’accordo in una luce diversa, puntando il dito contro Zelenskyj e attribuendo l’impasse attuale al suo rifiuto di fermare gli attacchi. Secondo una persona presente all’incontro, agli ucraini è stato inoltre fatto presente che Washington intende smettere di condividere le informazioni dell’intelligence con Kiev.
“A questo punto spero che gli americani non consegnino ai russi i Patriot (sistemi di difesa aerea) per proteggere le loro raffinerie…”, ha commentato sarcasticamente uno di loro.
Queste parole riassumono una paura assolutamente reale a Kiev. Già in passato Washington aveva aiutato Mosca a proteggere le infrastrutture che finanziano la guerra, spingendo nello stesso tempo l’Ucraina a rinunciare ai mezzi per contrattaccare.
Per Kiev, il punto è sempre lo stesso: una tregua energetica può funzionare solo se entrambi i governi accettano le stesse restrizioni. “Ma con la sua ultima mossa Trump ha sepolto ogni possibilità di un cessate il fuoco. È stata un’idiozia”, ha detto un altro funzionario ucraino, suggerendo che Washington sta cercando di privare Kiev della sua carta principale al tavolo dei negoziati.
Intanto la situazione sul terreno dimostra che la mossa di Washington non ha cambiato granché. Poche ore dopo l’annuncio di Trump i droni ucraini hanno colpito un terminale russo per il carico del petrolio a Rostov sul Don, una struttura che lavora per le esportazioni e fornisce carburante all’esercito. Il 10 ottobre, invece, la Russia ha lanciato un attacco con droni e missili su Kiev, prendendo di mira gli impianti energetici.
Nessuno dei due schieramenti, insomma, ha smesso di colpire le infrastrutture energetiche nemiche: l’annuncio statunitense evidentemente non ha ridotto la distanza tra Mosca e Kiev.
Zelenskyj ha commentato la decisione di Trump in un messaggio vocale inviato ai giornalisti il 9 ottobre, sottolineando che l’esportazione di diesel porterà a Mosca nuove risorse per finanziare la guerra. “Proprio mentre si parla di pace, gli Stati Uniti autorizzano la Russia a esportare il suo gasolio. Questo favorisce Putin e gli consente di continuare a combattere”, ha detto, prima di mettere in dubbio l’utilità di inviare delegazioni di funzionari in incontri del genere. “I nostri negoziatori sono stati usati come copertura. È un atteggiamento poco onesto. Non è così che si comportano gli alleati”.
Gli Stati Uniti hanno anche chiesto all’Ucraina di fare concessioni territoriali, mentre Mosca continuava ad attaccare le città e le infrastrutture del paese.
Per un funzionario ucraino la spiegazione è chiara: Trump sta cercando di scaricare la responsabilità dei suoi fallimenti in politica estera. “Chiaramente non vuole ammettere”, ha detto, “che è stata la sua guerra contro l’Iran a causare così tanti problemi agli statunitensi”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati