Con l’estate arriva finalmente il momento di stendersi su un telo da mare con un bel libro in mano. Ma è proprio lì che cominciano i problemi. Il libro in questione è un librone, troppo pesante per il povero braccio che lo tiene sollevato sopra la testa e che, dopo un po’, viene assalito da un crampo.

Allora ci giriamo e proseguiamo la lettura stando appoggiati sui gomiti; adesso però sono le spalle ad accusare un certo dolore. Nessun problema, ci spostiamo al bar. Ci mettiamo seduti su una sedia, all’aperto, con il libro appoggiato sulle ginocchia o sul tavolo. Peccato che, dopo pochi minuti, il collo cominci a protestare.

Perché non provare la sdraio? Per un po’ va tutto a gonfie vele, finché le braccia non diventano pesanti come prima, sul telo da mare, e si ricomincia da capo. Cosa bisogna fare allora? Qual è la posizione migliore per leggere un libro?

Da quando l’umanità ha cominciato a leggere, sono state date molte risposte diverse a questa domanda. Lo scrittore argentino Alberto Manguel comincia il suo approfondito saggio Una storia della lettura (Feltrinelli 2009) con una serie di immagini di personaggi famosi che leggono.

Troviamo un giovane Aristotele di marmo, seduto e rilassato, che legge una pergamena, confortato da una coperta e dei cuscini. Tiene i piedi su un piccolo rialzo e con il braccio sinistro sostiene la testa. Nella pagina successiva troviamo Maria Maddalena in una grotta nel deserto, intenta a leggere un libro enorme appoggiata sui gomiti, con il corpo nudo parzialmente girato.

Non possiamo sapere se Aristotele e Maria Maddalena leggessero davvero in quelle posizioni, dato che sia la statua di Aristotele sia il dipinto di Maria Maddalena risalgono al diciannovesimo secolo, ma è piuttosto improbabile. Ai tempi di Aristotele e Maria Maddalena, le persone non si sedevano a leggere un libro. Dal momento in cui i sumeri incisero le prime parole sulle tavolette d’argilla, la norma era la lettura ad alta voce, scrive Manguel. In pochi sapevano leggere e, mentre lo facevano, lasciavano ondeggiare il corpo al ritmo delle frasi, oppure leggevano camminando.

Il problema principale del nostro corpo è che sta fermo più tempo di quanto dovrebbe

Nel quarto secolo Ambrogio, uno dei quattro padri della chiesa, fu visto leggere in silenzio, e il fatto era talmente impressionante che il collega Agostino lo riportò con ammirazione nelle sue Confessioni: “Leggendo, i suoi occhi percorrevano le pagine e il cuore era rivolto a comprendere, mentre la voce e la lingua riposavano”. Fino al tardo medioevo chi scriveva dava per scontato che il testo sarebbe stato ascoltato invece che letto, afferma Manguel.

Stare dritti non basta

A partire dal diciottesimo secolo cominciò a diventare normale leggere da soli e in silenzio, a letto, seduti a un tavolo o in poltrona, e a partire dal diciannovesimo secolo, d’estate, anche sulle celebri sedie di vimini o su un plaid. Nel ventesimo secolo si sono aggiunte anche le comode sedie a sdraio e sono tornate di moda le amache.

Ma quale di questi oggetti permette di assumere la posizione migliore per leggere un libro? Bisogna forse acquistare uno speciale cuscino da lettura o le costose poltrone relax ergonomiche a gravità zero tanto pubblicizzate?

“Non mi esprimo sui singoli prodotti”, afferma Thomas Hoogeboom, docente di scienze fisioterapiche presso l’Umc, il centro medico universitario di Utrecht, nei Paesi Bassi. “Però posso dire che, chi consiglia una sola posizione, presentandola come quella perfetta, non è in linea con l’attuale letteratura scientifica sulla postura”. Questa letteratura si può riassumere in un unico motto inventato da Edwin de Raaij, ricercatore di fisioterapia e collega di Hoogeboom: la postura migliore è sempre quella successiva.

A lungo è prevalsa la convinzione errata che esistesse una postura corretta, spiega Hoogeboom: “Per esempio, quando mi sono laureato in fisioterapia nel 2004, ero convinto che per sollevare i pesi si dovessero sempre piegare le ginocchia e rialzarsi stando dritti con la schiena.

Negli ultimi anni però la nostra disciplina ha fatto ulteriori scoperte, ovvero che è fondamentale variare. La cosa migliore che si può fare è cambiare spesso posizione, sia che si sollevi qualcosa, sia che si stia in piedi, seduti o distesi”. Anche quando si legge? “Sì, lo stesso vale anche per chi legge. Non importa se stiamo distesi in spiaggia, seduti su una sedia o sdraiati su un’amaca, basta che si cambi. Quello che fa male è mantenere la stessa posizione troppo a lungo”.

Tra un saggio e un fumetto

Ed è proprio il caso di chi legge un libro alla scrivania o guarda il telefono chino in avanti. “Chi tiene la testa per troppo tempo piegata a un’angolazione di 20 gradi o più, corre un rischio molto maggiore di sviluppare disturbi al collo. Ci fu grande preoccupazione anche all’epoca dei primi quotidiani, anche se allora si parlava di ‘collo da giornale’”, afferma Hoogeboom.

Insomma, conviene girarsi e rigirarsi il più possibile, sul telo da mare, sull’amaca o sulla sdraio. E non dimenticarsi di alzarsi spesso e fare due passi. Perché, di questi tempi, il problema principale del nostro corpo è che sta fermo, seduto e disteso più tempo di quanto dovrebbe. “Lo chiamiamo comportamento sedentario”, spiega Hoogeboom. “E la scienza concorda: la sedentarietà va limitata il più possibile”.

Hoogeboom, dal canto suo, d’estate ama leggere su una seggiolina pieghevole in riva a un fiume fresco, con Radio Tour de France in sottofondo. Sulle ginocchia tiene soprattutto graphic novel e impegnativi saggi di filosofia. “I fumetti li finisco in fretta e poi posso sgranchirmi le gambe, e quei saggi impegnativi in realtà sono fuori della mia portata, per cui mentre li leggo mi alzo ogni due minuti”. ◆ oa

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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati