Chiedere ai cacciatori di eclissi cosa li spinge a percorrere lunghe distanze per trascorrere un minuto o due sotto un cielo oscurato è come chiedere a qualcuno perché si sia innamorato. Ti dicono che le parole sono mere approssimazioni, che è impossibile descrivere certe emozioni, ma ci provano comunque: “Non ho avuto scelta, è successo. Non puoi capirlo fino a che non ne vedi una. Non c’è niente di paragonabile. Ti lascia esterrefatto, ti trasporta in un altro luogo. È una specie di sballo per cui non servono droghe”.

La parola ripetuta più spesso da queste persone, che si autodefiniscono drogate di eclissi, è travolgente. A volte per avere la conferma non c’è nemmeno bisogno di chiederlo: “Avverto sempre le persone che inseguire le eclissi dà dipendenza”, dice Glenn Schneider, astronomo dell’università dell’Arizona, interrompendo la mia domanda. “Non c’è scampo. Basta vederne una e non puoi più farne a meno”.

Questa dipendenza ha un nome: ombrofilia, attrazione morbosa per l’ombra. E Schneider si dichiara ombrofilo, si considera un amante dell’ombra della Luna. Sul suo sito tiene un diario in cui, con una prosa altisonante e ricercata, racconta di tutte le volte che ha assistito a una “totale”, la fase massima forma dell’eclissi, che si verifica quando la Luna passa davanti al Sole oscurandolo completamente. Schneider ha visto trenta eclissi totali. Per il numero complessivo di minuti che ha passato all’ombra della Luna si piazza quasi al vertice di una graduatoria internazionale online che raccoglie le statistiche dei più infervorati cacciatori di eclissi.

“Le ricordo tutte come fosse ieri”, dice Schneider. “Senti le meccaniche celesti all’opera sopra di te”, continua. La sua voce tocca un picco di emozione che non capita di sentire spesso in un’intervista, specialmente quando è uno scienziato a parlare. Vuole che io capisca quanto tutto ciò sia meraviglioso: “L’ombra della Luna si proietta per circa 400mila chilometri: è come un’enorme mazza da baseball che ti colpisce, puoi sentirla direttamente su di te”.

Non puoi più farne a meno

Un’eclissi solare può essere vissuta in modo personale e solitario, ma i fanatici dell’ombra hanno formato una comunità unita di anime affini. Non sono in competizione tra loro, perché dipendono tutti dai ritmi astrali. Non possono fare altro che aspettare che il sistema solare si allinei di nuovo. Si sostengono a vicenda, discutono di logistica, si lamentano se le nuvole (temute al punto di essere chiamate “la parola con la enne”) coprono lo spettacolo e pianificano viaggi scambiandosi email. Secondo Schneider, formano una comunità di circa mille persone provenienti da tutto il mondo.

S’incontrano in regioni remote e alla fine diventano amici. Fanno i lavori più disparati: fisici e avvocati, un correttore di bozze, uno scultore, un musicista. C’è pure un allevatore di renne romeno. “Si chiama Catalin Beldea, è un ottimo fotografo di eclissi”, afferma Schneider.

I cacciatori di eclissi parlano del loro futuro con la certezza di chi ha fede: “So che andrò a caccia di eclissi per tutta la vita”, dice Kate Russo, psicologa clinica che ha visto dieci eclissi totali e ha scritto tre libri sull’argomento. “Le sensazioni che provo sono diverse da quelle di ogni altra esperienza. Hanno influito sulla mia personalità. Non è semplicemente un’attività o un hobby, è uno stile di vita. Per me vedere le eclissi è un dovere”. Può capitare di perdere un’eclissi? “Assolutamente no”, risponde.

In media c’è un’eclissi solare totale ogni sedici mesi e per i prossimi cent’anni c’è già un calendario. Tutti i cacciatori di eclissi con cui ho parlato affermano che le uniche vacanze che fanno sono i viaggi per inseguire questi fenomeni astronomici. Molti di loro pianificano i viaggi con anni di anticipo. E nonostante questo è comunque una dipendenza costosa. A volte i cacciatori di eclissi devono raggiungere l’altro capo del pianeta. Nessuno di loro sa o mi vuole dire quanti soldi ha speso per andare a caccia di eclissi. “In totale? Davvero non ne ho idea”, dice Clint Werner, un cacciatore di San Francisco con un bottino di 14 eclissi totali. “Per vedere un’eclissi l’anno scorso abbiamo speso varie migliaia di dollari a testa per un viaggio da Darwin, in Australia, fino alla parte indonesiana del Borneo. Mio marito è impallidito quando gli ho detto il costo. Ma gli ho fatto notare che l’eclissi successiva sarebbe stata visibile dagli Stati Uniti e quindi avremmo compensato i costi”.

Questa è l’unica era, in termini astronomici, in cui sulla Terra è possibile assistere a un’eclissi totale

Per assistere alle eclissi Werner e suo marito sono stati in Zambia, alle isole Svalbard, nelle remote isole Aleutine dell’Alaska e nel sud del Pacifico (tre volte).

Al loro primo appuntamento Werner si è presentato come un cacciatore di eclissi. “Stava cercando di fare colpo sfoggiando le miglia accumulate con le compagnie aeree”, racconta suo marito. “Gli ho detto ‘va bene, per la prossima eclissi andiamo in Cile”. E così è stato. “Donald ha urlato quando ha visto la sua prima eclissi insieme a me”, ricorda Werner. Sono sposati da ventitré anni.

Quando un’eclissi solare comincia, l’ombra arriva da lontano. “Se hai la vista libera a occidente, in prossimità dell’orizzonte appare una striscia blu scuro. E si avvicina in fretta verso di te. È come un muro che si sposta, una tempesta silenziosa. È l’ombra della Luna”, racconta Werner. Poi la luce cambia: “È diversa da qualsiasi altra luce, ha quasi una qualità metallica”. Infine si arriva all’eclissi totale, quel buco nero in mezzo al cielo, con l’aura di plasma intorno al Sole che spunta da dietro in raggi perlacei. “È strano, e anche un po’ minaccioso, è un vero ribaltamento della normalità. Un po’ spaventa, ti si drizzano i capelli”.

Schneider è dipendente dall’epoca della sua prima eclissi, che vide nel 1970 nello stadio di football americano di un’università in North Carolina. All’epoca aveva 14 anni. “Avevo provato e riprovato e sapevo cosa avrei fatto ogni secondo dell’eclissi totale”. Si alternò tra macchina fotografica, telescopio e binocolo per poterla osservare da diverse prospettive. Ma al momento decisivo si bloccò: “Non potevo fare altro che restare immobile e fissarla. Fu un’esperienza travolgente. Rimasi lì con il binocolo appeso al collo”.

Chi fa ricerche nel campo delle emozioni parlerebbe di ammirazione. Russo, la psicologa clinica, è particolarmente interessata alle conseguenze emozionali dell’osservazione delle eclissi e, attraverso lunghe interviste, raccoglie le esperienze di altri appassionati del fenomeno.

Ha creato l’acronimo inglese Spaced (sballato) per descrivere le fasi emozionali che una persona attraversa quando assiste a un’eclissi totale: senso di anomalia, paura, ammirazione, connessione, euforia e desiderio di ripetere l’esperienza. Tantissime conferme, racconta, provano che questa sequenza è sempre valida.

Altri ricercatori hanno studiato gli effetti dell’ammirazione e hanno scoperto che può produrre un senso di benessere, oltre che un’esperienza alterata del tempo. “Il senso di ammirazione immerge le persone nel momento presente, e così aggiusta la loro percezione del tempo, influenza le decisioni e rende la vita più soddisfacente del solito”, ha concluso uno studio del 2012 dell’università di Stanford.

Informazioni pratiche

◆**Cacciatori di eclissi **Per avere maggiori informazioni su questi appassionati e su chi ha visto più eclissi si può visitare il sito

eclipse-chasers.com.

◆**L’astronomo **Sul sito dell’astronomo Glenn Schneider ci sono le informazioni

su tutte le eclissi dal 1970 a oggi:

bit.ly/2wta2iW.

◆**L’allevatore **Le foto delle eclissi scattate dall’allevatore di renne romeno Catalin Beldea sono sul sito astrofoto.ro.

◆**La psicologa **Il sito della psicologa clinica Kate Russo, che ha scritto tre libri sull’argomento, si concentra sull’esperienza di assistere a un’eclissi:

beingintheshadow.com.

◆Leggere Marco Bastoni, Eclissi!, Le stelle 2012, 20 euro.

◆La prossima settimana Viaggio a Cuba tra le piantagioni di tabacco nella provincia di Pinar del Río. Ci siete stati e avete suggerimenti su tariffe aeree, posti dove dormire, mangiare, libri? Scrivete a:


In breve, dice Russo, l’eclissi obbliga all’attenzione cosciente, uno stato mentale di consapevolezza del presente che da tempo negli studi clinici è associato ad alcuni benefici per la salute. “Ti trovi in una situazione in cui sei tutt’uno con il mondo, radicato in un preciso momento e in un preciso luogo. Le preoccupazioni quotidiane scompaiono, sei così preda dell’ammirazione che non puoi evitarlo”.

In quanto psicologa clinica, Russo ha lavorato con persone in punto di morte o che hanno perso da poco un affetto importante. Quei pazienti, dice, “sembrano capire solo nel momento della fine o della perdita quanto è preziosa la vita, che dobbiamo davvero vivere nel modo che riteniamo più giusto. Durante un’eclissi totale possiamo provare le stesse sensazioni. Ogni volta che assisto a un’eclissi sento di avere intuizioni sulla vita che di solito non ho. Credo che il mondo sarebbe migliore se tutti potessero fare quest’esperienza. Ti senti parte di qualcosa di più grande”, dice.

Werner è d’accordo. “Ci trascina fuori di noi e ci fa pensare in termini universali”, dice. “Se non sbaglio, Jung disse che se non provi l’esperienza dell’ammirazione nella tua vita sei molto suscettibile a una serie di patologie”.

È vero. Jung scrisse diffusamente del concetto di “numinoso”, un termine introdotto dal filosofo tedesco Rudolf Otto per descrivere il sentimento ineffabile di timore e ammirazione che si prova nell’esperienza religiosa. Jung sentì chiaramente che le esperienze numinose e la loro “particolare alterazione della coscienza” sono fondamentali per una vita sana. Probabilmente Jung avrebbe amato le eclissi.

“Penso che molti cacciatori di eclissi siano piuttosto razionali e capiscano che si tratta di un fenomeno fisico su scala cosmica”, dice Schneider. Anche lui si considera una persona con i piedi per terra. Ma poi ci sono le coincidenze.

La Luna è quattrocento volte più vicina alla Terra rispetto al Sole. Ma la Luna è anche quattrocento volte più piccola del Sole, mi spiega Schneider. Per questo accade che, dalla prospettiva della Terra, la Luna e il Sole appaiano esattamente delle stesse dimensioni. Se le proporzioni non fossero così esatte, le eclissi totali non esisterebbero. E non si creerebbe l’alone, chiamato corona, che rende le eclissi totali così belle. Inoltre viviamo in una fase unica della storia dell’universo: l’unica era, in termini astronomici, in cui sulla Terra è possibile assistere a un’eclissi totale. “L’orbita della Luna si sta gradualmente allontanando”, spiega Schneider. “In futuro, tra poche centinaia di milioni di anni, non ci saranno più eclissi totali”.

Tra poche centinaia di milioni di anni gli esseri umani potrebbero non esistere più. “Dopotutto ci abbiamo messo 4,5 miliardi di anni per arrivare sulla Terra”, dice. Sulla scala temporale dell’evoluzione, pochi milioni di anni sono spiccioli. “In quanto specie, ci siamo evoluti al momento giusto e nel posto giusto del sistema solare” per vedere questo perfetto allineamento di Luna e Sole, dice Schneider. “Siamo fortunati”.

Traiettorie di vita

Nei minuti che precedono l’eclissi totale, Clint Werner indossa una benda su un occhio, in modo che almeno una pupilla sia già dilatata e pronta ad adattarsi all’oscurità. L’eclissi del 21 agosto è stata la prima degli ultimi novantanove anni a essere visibile in tutti gli Stati Uniti continentali. Decine di milioni di persone che non sarebbero mai andate a caccia di eclissi hanno potuto vederla dal cortile di casa.

Ogni cacciatore ha una storia speciale legata alla prima eclissi e a quella prima inspiegabile urgenza di vederne un’altra. L’eclissi del 1970 che catturò Schneider da adolescente era visibile in gran parte del nordest degli Stati Uniti. Molti degli irriducibili cacciatori di eclissi della sua generazione, dice, sono “nati” quel giorno.

“Potrebbe succedere di nuovo”, dice. Forse l’evento di quest’anno creerà una nuova ondata di drogati dalle eclissi o porterà tante persone su nuove traiettorie di vita. Forse un bambino che ha guardato il cielo quel giorno diventerà un astronomo.

Quando prima dell’eclisse di quest’anno avevo parlato con Schneider al telefono gli avevo accennato distrattamente che non avevo fatto piani per vederla. “Dobbiamo interrompere l’intervista perché devo farti capire che non puoi perderla”, mi aveva risposto lui dopo una lunga pausa. Finita la telefonata, ho subito prenotato un biglietto aereo. ◆nv

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Questo articolo è uscito sul numero 1221 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati