Nelle ultime settimane l’esercito ucraino ha ottenuto una serie di successi, soprattutto grazie all’uso dei droni a lungo raggio che sono penetrati in territorio russo, compromettendo le linee di approvvigionamento ed esercitando una forte pressione sull’economia e sulle capacità militari di Mosca. “Vediamo una Russia più debole”, afferma Margus Tsahkna, ministro degli esteri dell’Estonia.

Secondo due funzionari ucraini che hanno chiesto di mantenere l’anonimato, a questo punto l’obiettivo principale dell’Ucraina è aumentare la pressione su Vladimir Putin prima che la Russia possa copiare la tecnologia dei nuovi droni ucraini. Il secondo elemento cruciale, dalla prospettiva di Kiev, è la tempistica. Per l’Ucraina l’inverno è la stagione più difficile, perché ogni anno le forze russe infliggono danni pesantissimi alla rete elettrica e ai sistemi di riscaldamento, mentre in alcune aree del paese le temperature scendono fino a trenta gradi sotto zero.

Per il momento Kiev sembra essere in posizione di vantaggio, un aspetto che secondo i funzionari ucraini potrebbe avere un peso decisivo in un eventuale nuovo negoziato di pace. L’approccio nei confronti della Russia dev’essere “aumentare la pressione, non fare compromessi e negoziare solo da una posizione di forza”, spiega Tsahkna.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha lasciato intendere che vorrebbe “congelare” la guerra mantenendo le posizioni attuali, ma Putin pretende che l’Ucraina ceda alla Russia dei territori che il suo esercito non controlla ancora del tutto. Il timore di Kiev è che qualsiasi trattativa possa trasformarsi in un tentativo di fare pressione sull’Ucraina perché faccia concessioni alla Russia, e non su Mosca affinché interrompa le operazioni militari.

Il segnale più evidente del successo ucraino è rappresentato dai problemi energetici russi. Il 6 luglio i droni ucraini hanno colpito la raffineria di Omsk, lontana più di 2.500 chilometri dal fronte. Secondo lo stato maggiore ucraino l’attacco ha danneggiato una delle unità principali dell’impianto, che processa circa il 10 per cento del petrolio russo. Due giorni dopo Kiev ha danneggiato anche alcune raffinerie nella repubblica del Tatarstan e nelle regioni di Saratov e Vorónež. Il 12 luglio un drone ucraino ha colpito una petroliera che stava entrando nel canale tra il mare d’Azov e il mar Nero.

Dalla primavera le forze ucraine hanno intensificato gli attacchi contro le raffinerie che producono benzina, diesel e carburante per aerei, provocando gravi carenze in ampie aree del paese. Oggi quasi tutte le regioni russe devono affrontare problemi di approvvigionamento. La crisi è particolarmente acuta in Crimea, dove le autorità locali hanno dichiarato lo stato di emergenza. Il turismo, una parte molto importante dell’economia estiva della penisola, è stato colpito duramente. Per l’Ucraina la Crimea ha un’importanza sia militare sia simbolica. Ostacolare la fornitura di carburante nella regione complica la logistica e intacca l’immagine di controllo che Mosca proietta fin dall’annessione illegale del 2014.

Ammonire la Bielorussia

L’operazione di Omsk ha dimostrato la crescita delle capacità d’attacco di Kiev, che ha usato i nuovi droni FP-1. L’obiettivo della campagna militare ucraina è rendere la guerra sempre più costosa per il Cremlino, oltre che più visibile per i russi e più difficile da sostenere per Putin. Secondo Tsahkna la pressione sta già facendo cambiare i toni del Cremlino. “Nessuno parla più di vittoria”, spiega il ministro estone riferendosi alla cerchia ristretta di Putin. “Ormai si preoccupano soprattutto di cosa ne sarà della loro carriera dopo la fine della guerra”. Gli alleati europei dell’Ucraina seguono la stessa linea. “Dobbiamo dare agli ucraini tutto ciò di cui hanno bisogno, perché questo è il momento di spingere”, spiega un diplomatico che ha chiesto l’anonimato. “Qualsiasi ritardo ci costerà parecchio. L’Ucraina non combatte solo per se stessa”.

Coalizione difensiva

◆ Il 13 luglio 2026 i leader di Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Ucraina e Regno Unito – riuniti a Parigi insieme a una decina di aziende del settore della difesa – hanno annunciato la nascita della Coalizione integrata anti-missili balistici, una cooperazione per la difesa aerea che includerà lo sviluppo di un nuovo sistema per intercettare i missili balistici, scrive l’agenzia Reuters. Nella stessa occasione il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che per la prima volta la Francia autorizza Kiev a produrre missili da crociera, bombe plananti e intercettori per la difesa aerea di progettazione francese, sottolinea il Kyiv Independent.


La fiducia delle forze ucraine è evidente anche a nord. A giugno Zelenskyj ha lanciato un ultimatum al presidente bielorusso Aljaksandr Lukašenko, dandogli una settimana di tempo per rimuovere le apparecchiature di trasmissione dal territorio della Bielorussia prima che l’Ucraina le distruggesse. Fin dall’inizio dell’invasione le forze di Mosca usano il territorio bielorusso per lanciare missili e droni contro l’Ucraina. Zelenskyj sostiene che Lukašenko abbia eseguito l’ordine già prima della scadenza dell’ultimatum, dimostrando che uno dei principali alleati di Mosca sta perdendo fiducia nella protezione russa.

Inoltre secondo l’ex diplomatico bielorusso Uladzimir Astapenka, che lavora con Svetlana Tichanovskaja, riconosciuta da molti governi come la vera vincitrice delle elezioni bielorusse del 2020, Lukašenko è riluttante all’idea di un maggiore coinvolgimento nell’invasione, a cui la società bielorussa si oppone. Tsahkna lo descrive come “una cartina di tornasole” della crescente pressione su Putin. “Forse Lukašenko vede meglio di noi quello che sta succedendo al Cremlino”.

Il vantaggio ucraino, in ogni caso, resta fragile. La Russia continua a mantenere un’economia di guerra, accelerando la produzione dei droni e trovando continuamente il modo di controbattere alle innovazioni ucraine. È per questo che Kiev sta spingendo gli alleati ad agire più rapidamente in termini sia di produzione sia di finanziamenti. L’8 luglio i ministri della difesa di Svezia, Paesi Bassi, Germania, Danimarca, Estonia, Polonia, Lettonia, Finlandia e Lituania hanno scritto al commissario europeo alla difesa Andrius Kubilius e alla responsabile della politica estera Kaja Kallas per chiedere alla Commissione di accelerare le operazioni per approvare il piano finanziario di sostegno all’Ucraina, in modo da permettere a Kiev di sfruttare il vantaggio attuale.

Tuttavia c’è un ambito in cui l’Ucraina è ancora in posizione di svantaggio. In occasione del vertice della Nato organizzato all’inizio di luglio ad Ankara, Zelenskyj ha ribadito che Kiev non ha le risorse per fermare i missili balistici russi, una realtà confermata dalla serie di attacchi che hanno ucciso o ferito decine di ucraini. “Per favore, aiutateci a migliorare le difese missilistiche”, ha detto Zelenskyj. “Il resto siamo in grado di farlo da soli, ma per la difesa aerea abbiamo bisogno dei nostri alleati”. La campagna di pressione di Zelenskyj nasce dalla consapevolezza che il freddo si sta avvicinando. Nell’inverno scorso gli attacchi russi contro le infrastrutture energetiche hanno privato della corrente migliaia di case a Kiev, mentre fuori le temperature scendevano sotto zero. Le aziende e le autorità ucraine hanno riparato gran parte dei danni alla rete, ma il timore è che Mosca la prenda nuovamente di mira non appena la temperatura tornerà a scendere.

Una finestra d’opportunità

Secondo Alexander De Croo, ex primo ministro belga che ora lavora come responsabile del programma di sviluppo delle Nazioni Unite, l’Ucraina sta cercando di ridurre la sua vulnerabilità decentralizzando il sistema energetico e concentrandosi sulle fonti rinnovabili, sulla produzione locale e sullo stoccaggio. “Gli ucraini hanno riscritto le regole del gioco in molti settori”, spiega De Croo. “Ora lo stanno facendo con la sicurezza energetica”. Il problema è che questa transizione non sarà finita prima del crollo delle temperature, previsto per ottobre.

Kiev, tra l’altro, intravede una piccola finestra di opportunità: a settembre in Russia sono in programma le elezioni legislative e i funzionari ucraini sono convinti che per il momento Putin non intenda correre i rischi politici legati a un arruolamento forzato di massa. Gli obiettivi immediati dell’Ucraina sono chiari: ridurre la capacità di Mosca di colpire la rete energetica ucraina, aumentare la pressione sull’economia russa e avviare un processo diplomatico in posizione di forza.

Durante il vertice della Nato Trump si è rivolto a Zelenskyj, riferendosi allo scontro avuto a febbraio del 2025. “Abbiamo sviluppato un buon rapporto: sembra impossibile, vero? ”. Il cambiamento nei toni di Trump è stato attribuito anche ai successi di Kiev sul campo. “Trump punta sempre sui vincenti, e in questo momento sembra che Zelenskyj stia vincendo”, sottolinea un altro diplomatico europeo. “Dobbiamo assolutamente fare in modo che questa situazione non cambi”. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati