Cade nel vuoto l’appello lanciato in extremis dalle maggiori associazioni che in Italia lavorano al fianco dei migranti: l’operazione Mare nostrum chiude i battenti. Ad annunciarlo ufficialmente, in una conferenza congiunta con la ministra della Difesa Roberta Pinotti, è il ministro dell’interno Angelino Alfano: “Da domani parte una nuova operazione che si chiamerà Triton e in coincidenza di Triton si conclude Mare nostrum”, sottolinea il ministro. “Siamo orgogliosi per il lavoro di tutti coloro che hanno consentito di salvare vite umane, Mare nostrum è stato un modello per l’Europa e si conclude con grandi risultati umanitari”.

Per Mare nostrum spesi 114 milioni, Triton costa zero euro. Il ministro dell’interno ha ricordato che per l’operazione della marina militare l’Italia ha speso in un anno 114 milioni di euro, 9,5 milioni al mese. Mentre dal 1 novembre la nuova operazione di pattugliamento delle frontiere, Triton, costerà tre milioni di euro al mese e sarà pagata da Frontex, quindi all’Italia costerà zero euro. La nuova operazione non si spingerà, però, oltre la frontiera italiana (mentre Mare nostrum si spingeva quasi al confine con la Libia) e le navi intercettate verranno portate in Italia, come previsto dalla normativa europea, visto che l’Italia è il paese ospitante dell’operazione.

Ancora due mesi per passaggio consegne. Alfano ha spiegato che è prevista, inoltre, una fase di passaggio delle consegne tra le due operazioni, che durerà due mesi e avrà un costo complessivo di 3,5 milioni di euro. Una sorta di Mare nostrum in versione light, che durerà solo sessanta giorni, dopodiché l’unica operazione nel Mediterraneo sarà appunto Triton. La ministra Pinotti ha inoltre aggiunto che “il diritto del mare impone di mantenere il soccorso umanitario” e che l’Italia in caso di naufragi “non si tirerà indietro”.

Campi profughi e richieste asilo in Africa. “L’Europa ha fatto una scelta, scendere in mare. Ora occorre il coraggio nel fare un’altra scelta: quella di campi profughi e di richieste di asilo da presentare direttamente in Africa, anche per fare da lì una riallocazione (resettlement) dei profughi in base alle loro necessità e per proteggerli dalle violenze che subiscono per fare la traversata”, ha aggiunto il ministro Alfano.

Inascoltate le associazioni. L’annuncio ufficiale dello stop a Mare nostrum arriva a poche ore dall’appello lanciato dalle principali associazioni che lavorano al fianco dei migranti, e che chiedevano al governo di non rinunciare all’operazione per evitare “altre stragi nel Mediterraneo”. Le associazioni hanno anche ricordato che i costi di Mare nostrum sono sostenibili e incomparabili al costo di altre morti in mare. “Noi non pensiamo che l’operazione della marina militare sia la soluzione di tutti i problemi - spiega Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci nazionale- ma finché non ci si decide ad aprire canali umanitari, si deve andare avanti”. Le associazioni che hanno sottoscritto l’appello sono: Centro Astalli, Comunità di sant’Egidio, Caritas italiana, Acli, Arci, Asgi, Cnca, Fondazione migrantes, Rete G2, Chiese evangeliche in Italia, Emmaus, Giù le frontiere, Libera, Razzismo brutta storia, Rete primo marzo, Save the children Italia, Sei Ugl, Terra del fuoco, Uil, Cgil, Casa dei diritti sociali-Focus.

Si apre ora una fase di incertezza: cosa accadrà nelle acque non pattugliate da Triton? Con la fine di Mare nostrum e l’inizio della nuova operazione Triton dell’agenzia europea Frontex, si apre una nuova fase di incertezza. Non è chiaro infatti cosa accadrà al di là della frontiera italiana (ed europea) oltre la quale le navi di Triton non si spingeranno. Dalla Libia ai confini con le acque italiane, cosa succederà da domani? Chi soccorrerà i migranti? Il direttore di Frontex, Jil Arias Fernandez in una conferenza stampa a Roma, meno di due settimane fa, lo ha detto chiaramente: “Triton non sostituirà Mare nostrum, le due operazioni sono distinte e hanno missioni differenti. Le navi di Triton non sono adatte al salvataggio in mare, e inoltre non ci spingeremo oltre la frontiera italiana come faceva la marina militare”.

Le acque internazionali tornano ad essere dunque senza controllo, e probabilmente si interverrà solo in presenza di una segnalazione. Nella conferenza stampa Alfano ha sottolineato che “la marina sta già a 30 miglia dalla costa, dove è già altomare”, non chiarendo però se continuerà a spingersi oltre, come faceva con Mare nostrum. Mentre la ministra Pinotti, ricordando che la legge del mare impone di salvare chi è in difficoltà, ha ribadito che la marina, così come la guardia costiera non si sottrarranno al loro dovere. Ma non è chiaro come si opererà. Si tornerà alla situazione di un anno fa, quando ci fu la strage del 3 ottobre, costata la vita a 368 persone, che impose appunto di avviare Mare nostrum? Redattore sociale

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