Sono 33.610 i siti inquinati con l’amianto in Italia, se si considerano solo i siti censiti, ma mancano informazioni sulla Calabria, la Sicilia e la Campania.

La maggior concentrazione registrata è nelle Marche e in Abruzzo (50 per cento dei siti) e su tutto il versante adriatico del paese.

“Moltissime aree particolarmente rilevanti in termini di necessità di intervento, come per esempio lo stabilimento ex Isochimica di Avellino o l’ex stabilimento Cemamit a Ferentino non rientrano tra i dati censiti”, afferma il ministero dell’ambiente.

La mappa del ministero indica che solo 832 siti sono stati bonificati, 339 sono stati parzialmente bonificati. Sono ancora da bonificare 30.309 siti.

La presenza di Eternit o di cemento-amianto riguarda scuole, tetti di edifici anche pubblici, ospedali, case di riposo, aree residenziali e industriali attive o dismesse (779 in totale). Ma la mappatura non è proprio fedele alla realtà perché c’è disomogeneità nei criteri di raccolta dei dati da parte delle regioni e delle province autonome, che entro il 30 giugno di ogni anno hanno l’obbligo di trasmettere i dati sulla presenza di amianto.

Per i siti d’interesse nazionale da bonificare dall’amianto il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti ha presentato una richiesta di finanziamento di quasi 360 milioni di euro per il Fondo sviluppo e coesione 2014/2020.

Nel 2010 il numero totale delle discariche operative che hanno smaltito rifiuti di materiali da costruzione contenenti amianto, sono 22 (dieci al nord, quattro al centro e otto al sud).

La regione che smaltisce la quantità maggiore di Eternit è il Piemonte, con oltre 39mila tonnellate (39,3 per cento).

Negli ultimi tempi, a causa dell’esaurimento delle discariche italiane e la mancata costruzione di nuove, molti rifiuti sono stati esportati in paesi europei come Germania e Austria. Ansa

La mappa del ministero dell’ambiente aggiornata a luglio del 2014. (Ministero dell'ambiente)

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