In Cina maschilismo, pornografia e aziende tecnologiche vanno d’accordo

06 giugno 2015 17:17

Per celebrare la giornata internazionale dell’infermiere, il 12 maggio, il sito di vendite online JD.com (la seconda più importante azienda di commercio elettronico in Cina, quotata alla borsa di New York) ha messo sul suo sito delle immagini di modelle con cuffiette e biancheria intima. Poi, però, travolto dai commenti di utenti indignati, ha dovuto interrompere bruscamente la campagna pubblicitaria.

Eppure le inserzioni pubblicitarie di questo tipo, in cui si vedono donne davanti ai fornelli oppure in atteggiamenti e tenute provocanti, sono comunissime. “Nella società cinese l’immagine della donna è vista come un oggetto e si assiste a continue disuguaglianze di genere”, commenta Wang Ping, un professore dell’Accademia di scienze sociali della provincia orientale di Zhejiang. “Il problema è ancora più grave nelle aziende tecnologiche”, aggiunge, “dove la stragrande maggioranza dei dipendenti sono maschi”.

Quando poi il settore high tech cerca di reclutare personale femminile, lo fa spesso goffamente. Un’offerta di lavoro del gigante del commercio elettronico Alibaba per assumere nuovi programmatori citava Sora Aoi, una pornostar giapponese molto popolare in Cina. Diceva l’inserzione: “Potrete somigliare al personaggio di La professoressa Aoi, tra le cui doti ci sono un profumo forte e penetrante e un seno che abbraccia il mondo”, e lavorare per Alibaba. “Oppure potrete essere come Song Hye-kyo (un’attrice televisiva della Corea del Sud), bellezza celeste che rivaleggia con la luna”.

Davanti alle critiche, Alibaba ha ritirato l’annuncio sessista spiegando che si trattava semplicemente “di un tentativo spiritoso di attirare dei talenti”.

Ma alcune aziende tecnologiche arrivano a invitare delle note attrici dell’industria del porno giapponese a partecipare ai loro eventi promozionali. Quando NetEase, un gestore di siti d’intrattenimento, nel 2013 ne ha invitata una a visitare i suoi uffici, i dipendenti maschi si sono accapigliati per fotografarla. E l’anno scorso la società di giochi online Dream, con sede a Shanghai, ha invitato la pornostar Yui Hatano ad animare il suo party annuale.

È vero che la pornografia è ufficialmente bandita dalle autorità cinesi, ma le attrici del porno asiatiche mietono successi in Cina: sulla piattaforma di microblogging cinese Weibo, l’account Teacher Aoi ha 16 milioni di follower.

“Le donne portano sulle spalle la metà del cielo”: nonostante questa famosa frase di Mao Zedong, Pechino non è affatto disposta a incoraggiare un movimento femminista. E così, ultimamente la polizia ha arrestato e incarcerato per un mese cinque attiviste che manifestavano contro le molestie sessuali a bordo dei mezzi di trasporto pubblici.

Del resto la Cina non ha mai conosciuto nulla di simile a un processo come quello intentato per discriminazione da Ellen Pao contro il suo ex datore di lavoro, la società di venture capital Kleiner Perkins, che nel 2005 ha infiammato gli Stati Uniti e in particolare la Silicon Valley.

La ricetta segreta

Oggi però alcuni gruppi industriali cinesi con ambizioni internazionali cercano di migliorare la loro immagine. Alibaba, per esempio, assicura: “Ci impegniamo a offrire pari opportunità e un trattamento equo a tutti i dipendenti in base al merito”.

Oltre il 40 per cento dei suoi 35mila dipendenti sono donne, mentre la Apple ne ha il 30 per cento. E, a detta di Alibaba, il 35 per cento delle posizioni dirigenziali è occupato da donne.

“È la nostra ricetta segreta”, ha detto il fondatore e presidente di Alibaba, Jack Ma, nel corso di una conferenza tenuta recentemente a Hangzhou, nell’est della Cina, dove il gruppo ha la sua sede.

Alibaba può affermare di essere all’avanguardia: secondo gli esperti, infatti, nelle aziende tecnologiche di tutto il mondo le donne rappresentano appena il 20 per cento dei dipendenti. Invece in Alibaba le posizioni chiave – direttore finanziario e direttore della gestione clienti – sono occupate da donne.

Eppure Lucy Peng, che è la direttrice delle risorse umane, ha dichiarato nel corso della stessa conferenza stampa che vuole essere giudicata per la qualità del suo lavoro e non per il fatto di essere donna. E ha puntualizzato: “Noi facciamo semplicemente il nostro lavoro responsabilmente e con cura”.

(Traduzione di Marina Astrologo)

Questo articolo è stato pubblicato dall’Agence France-presse il 31 maggio 2015 con il titolo “En Chine, géants de l’internet, machisme et stars du X font bon ménage”.

pubblicità

Articolo successivo

I militi ignoti dimenticati della prima guerra mondiale
Carlo Greppi