I contenuti dell’accordo preliminare per mettere fine alla guerra in Medio Oriente, in base alle dichiarazioni degli Stati Uniti, dell’Iran e del Pakistan, paese mediatore.
Tempi di realizzazione dell’accordo
• Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha affermato che entrambe le parti hanno proclamato la cessazione immediata e definitiva di tutte le operazioni militari.
• Stati Uniti, Iran e Pakistan hanno riferito che l’accordo preliminare sulla fine della guerra sarà firmato il 19 giugno in Svizzera. Il viceministro degli esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha precisato che il documento sarà poi reso pubblico.
• Iran e Stati Uniti hanno affermato che lo stretto di Hormuz sarà riaperto e che il blocco navale statunitense sarà revocato dopo la firma dell’accordo.
• Le parti hanno stabilito che ulteriori negoziati su questioni delicate come il programma nucleare iraniano e le sanzioni statunitensi contro l’Iran si svolgeranno nei successivi 60 giorni.
Stretto di Hormuz e blocco navale
• Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che lo stretto di Hormuz sarà riaperto il 19 giugno e ha detto di aver revocato il blocco dei porti iraniani.
• Un alto funzionario iraniano ha dichiarato che lo stretto di Hormuz sarà riaperto “a tutte le navi mercantili” dopo la firma dell’accordo preliminare.
• L’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito che, in base al testo dell’intesa, il traffico marittimo attraverso lo stretto sarà regolato dall’Iran in coordinamento con l’Oman.
Programma nucleare iraniano
• Le parti hanno affermato che l’Iran ha accettato di non produrre né acquistare armi nucleari, un impegno che Teheran aveva già preso più volte nel corso degli anni.
• L’alto funzionario iraniano ha dichiarato che, in attesa di un accordo definitivo, l’Iran sospenderà le sue attività nucleari, astenendosi dall’arricchire l’uranio e dall’espandere i suoi impianti nucleari.
• Ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno accettato il principio che l’Iran possa “diluire” le sue scorte di uranio altamente arricchito all’interno del paese nei modi che saranno stabiliti da un futuro accordo definitivo.
• Il 13 giugno Trump aveva affermato che non c’è alcuna urgenza di prelevare le scorte di uranio arricchito dell’Iran perché gli Stati Uniti potranno farlo “quando le cose si saranno calmate”.
• Trump ha dichiarato che l’accordo definitivo prevederà un rigoroso regime di ispezioni per l’Iran, ma non ha fornito dettagli.
• Il senatore statunitense Lindsey Graham ha sottolineato che l’accordo definitivo sul programma nucleare iraniano dovrà essere esaminato e approvato dal congresso.
Sanzioni e questioni finanziarie
• L’alto funzionario iraniano ha affermato che gli Stati Uniti si sono impegnati a non imporre nuove sanzioni all’Iran fino alla firma di un accordo definitivo.
• Ha aggiunto che gli Stati Uniti sospenderanno le sanzioni petrolifere contro l’Iran per un periodo specificato e che, dopo l’accordo definitivo, tutte le sanzioni statunitensi e delle Nazioni Unite saranno revocate secondo un calendario concordato.
• Ha inoltre dichiarato che gli Stati Uniti hanno accettato di sbloccare 25 miliardi di dollari di beni iraniani congelati.
• Infine, ha detto che Washington, in coordinamento con i suoi alleati regionali, metterà a punto un piano di ricostruzione e sviluppo per l’Iran, da negoziare e concordare con Teheran entro 60 giorni.
• Trump ha affermato che non ci saranno trasferimenti di denaro verso l’Iran ma ha confermato la revoca progressiva delle sanzioni.
Libano
• Sharif ha dichiarato che la cessazione immediata e definitiva di tutte le operazioni militari riguarderà anche il Libano.
• Il consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran ha affermato che le operazioni militari cesseranno definitivamente la notte del 15 giugno, anche in Libano.
• Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che gli attacchi israeliani contro il Libano dovranno cessare completamente e ha attribuito agli Stati Uniti la responsabilità di garantire l’attuazione di questa parte dell’accordo.
• Il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha affermato che l’esercito israeliano rimarrà nelle zone di sicurezza conquistate in Libano, Siria e Striscia di Gaza, e che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiarito questo punto con Trump.
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