Marine Le Pen ha annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali del maggio 2027, nonostante la condanna per appropriazione indebita di fondi europei, che intende impugnare davanti alla massima autorità giudiziaria francese.

“Stasera sono candidata alle elezioni presidenziali”, ha dichiarato Le Pen, poche ore dopo la sentenza della corte d’appello di Parigi.

“Poiché ho la possibilità di presentare ricorso in cassazione, cosa che non era scontata nelle altre ipotesi, e poiché il ricorso in cassazione sospende gli effetti della sentenza (della corte d’appello), condurrò quindi la campagna elettorale senza braccialetto elettronico”, ha spiegato al telegiornale della tv francese Tf1 la leader del partito della destra radicale Rassemblement national (Rn), candidata per la quarta volta alle presidenziali.

Data per favorita dai sondaggi, Marine Le Pen, 57 anni, si è detta convinta di ottenere ragione nell’ultimo grado di giudizi.

“Ho le mani pulite e (…) presenterò ricorso in cassazione per dimostrarlo”, ha insistito. “Non esiste più alcuno scenario che mi impedisca di candidarmi”, ha aggiunto.

La corte d’appello ha già ridotto a 15 mesi la sua condanna all’ineleggibilità per cinque anni pronunciata il 31 marzo 2025, consentendole fin da ora di candidarsi a qualsiasi elezione (i quindici mesi sono già stati scontati). Ma è stata anche condannata a tre anni di reclusione, di cui uno solo da scontare con un braccialetto elettronico (gli altri due sospesi con la condizionale).

Eppure Le Pen aveva subordinato la sua partecipazione alle presidenziali all’assenza di una condanna che le imponesse di indossare il braccialetto. “Quando si è candidati alle presidenziali, bisogna essere totalmente liberi nei propri movimenti, e questo non è possibile se si indossa un braccialetto elettronico», aveva detto mercoledì in televisione.

Libera, almeno temporaneamente, dall’ingombrante braccialetto, ha detto che – insieme a Jordan Bardella, presidente dell’Rn – avvierà subito la campagna presidenziale con un “ticket vincente”. Il trentenne sarà il suo primo ministro in caso di vittoria il 2 maggio 2027.

Marine Le Pen, che negli ultimi decenni si è adoperata per dediaboliser (letteralmente “sdemonizzare”, normalizzare) il partito di estrema destra, si è detta “felice che ai francesi venga restituita la libertà di scegliere”. Alla domanda sull’eventualità che la sua condanna venga confermata nel pieno della campagna elettorale, ha risposto: “Vedremo”.

La favorita

Questa decisione della giustizia era attesa da tutto il mondo politico francese.

Marine Le Pen è già arrivata due volte al secondo turno nelle ultime tre elezioni presidenziali (2017 e 2022). I consensi dell’Rn sono in crescita da anni e nel 2024 il partito è diventato il gruppo politico più numeroso all’assemblea nazionale (122 deputati).

I sondaggi le attribuiscono oltre il 30 per cento delle intenzioni di voto al primo turno previsto il 18 aprile 2027.

La classe politica ha reagito immediatamente. L’ex primo ministro Edouard Philippe, candidato alle presidenziali nel centrodestra, ha detto che Marine Le Pen dovrà “spiegare” la sua scelta di candidarsi.

Il segretario generale del partito Les Républicains (destra), Othman Nasrou, l’ha accusata di “prendere in ostaggio la democrazia” e di “indebolire le istituzioni” decidendo di candidarsi nonostante la sua condanna.

All’annuncio della decisione della corte d’appello, il leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, anche lui candidato, ha detto che occorre “liberare il paese dall’Rn”, “indipendentemente dalla candidatura” di Le Pen o Bardella.

Il presidente Emmanuel Macron, in viaggio in Siria, ha invece rifiutato di commentare.

Fatti gravi

In primo grado, il 31 marzo 2025 Marine Le Pen era stata riconosciuta colpevole di aver messo in atto, tra il 2004 e il 2016, un “sistema” per pagare con i fondi del parlamento europeo i dipendenti del Front national (come si chiamava prima il suo partito), che all’epoca attraversava difficoltà finanziarie.

Era stata condannata a quattro anni di reclusione, di cui due da scontare in carcere, a una multa di centomila euro e, soprattutto, all’ineleggibilità per cinque anni con esecuzione immediata, che aveva interrotto la sua corsa alle presidenziali.

I fatti contestati sono “gravi”, , ha sottolineato mercoledì la presidente della corte d’appello, perché sono continuati “per undici anni” e anche per l’ammontare delle somme sottratte, più di 2,8 milioni di euro.

Tuttavia, la condanna all’ineleggibilità è stata mitigata dalla decisione di garantire la “libertà di candidarsi” e la “libera scelta degli elettori”, “condizioni indispensabili per la vita democratica”, ha aggiunto la presidente della corte.

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