Si torna a scuola e, inevitabilmente, si parla di intelligenze artificiali per lo studio e per la didattica. Mentre in Italia ci sono le linee guida elaborate dal ministero dell’istruzione e del merito, che lasciano grosse responsabilità alle singole scuole, si sta parlando molto di quello che ha fatto il sindaco di New York Zohran Mamdani.
Il 2 settembre 2026, durante una conferenza stampa, Mamdani ha spiegato in che modo il più grande sistema scolastico pubblico degli Stati Uniti userà le intelligenze artificiali in questo anno scolastico.
Dalla scuola dell’infanzia fino alla terza media ci sarà una moratoria di un anno sull’uso delle ia generative per gli studenti. Alle superiori l’uso sarà limitato e sorvegliato.
L’annuncio è stato salutato con un plauso da chiunque voglia vietare in generale le ia, imporre patenti per il loro uso e simili. Mamdani, a seconda delle diverse idee sul tema, è stato lodato per il divieto oppure accusato di essere un luddista.
Al di là delle semplificazioni, però, quella di New York è una strategia politica molto precisa: “L’industria tecnologica”, ha detto Mamdani, “vuole farci credere che le ia nella prima istruzione siano inevitabili e perfino necessarie. Noi la pensiamo diversamente”.
Per evitare di credere ciecamente alle aziende che vendono prodotti basati sulle ia, secondo Mamdani basta usare il principio di gradualità: se a sei anni un bambino è troppo piccolo per tagliare una cipolla da solo o per usare i fornelli e può farlo quando avrà imparato, lo stesso principio può valere per le ia.
Le regole sono sul sito del sistema scolastico cittadino. Dal programma 2-K, che accoglie i bambini di due anni, fino all’ottavo grado (la nostra terza media), sono attualmente vietati agli studenti tutti i software con funzioni generative. Le ia sono disattivate in trentotto prodotti già usati nelle scuole, e quelli che non permettono di disattivarle non saranno usati quest’anno.
Ailish Brady, consigliera del sindaco per l’istruzione, ha citato alcuni strumenti, fra cui Amira, un tutor automatico di lettura, e i materiali della Houghton Mifflin Harcourt, una delle più grandi editrici scolastiche statunitensi. L’elenco completo non è ancora pubblico, ma secondo l’associazione di genitori che chiedeva (e ha ottenuto) la moratoria, sarà disattivato anche Gemini, l’assistente di Google preinstallato su molti computer Chromebook degli studenti. I companion chatbot, i software progettati per costruire una relazione continuativa con chi li usa, sono vietati a tutte le età, superiori comprese.
È vietato anche usare le ia per dare i voti e per prendere decisioni sugli studenti (dalla sorveglianza del comportamento alle promozioni o bocciature, le valutazioni devono essere categoricamente umane).
Eccezioni e sperimentazioni
Fin qui, i divieti. Ma il piano di Mamdani è molto più avanzato. Intanto ci sono le eccezioni: gli insegnanti possono continuare a usare le ia per preparare le lezioni e per il lavoro amministrativo. Dalla moratoria, inoltre, sono esclusi gli strumenti previsti dai piani individuali per gli studenti con disabilità e quelli per chi sta imparando l’inglese, come le applicazioni che traducono le conversazioni tra docenti, studenti e famiglie.
Alle superiori, poi, la direzione presa dal sistema scolastico newyorkese cambia parecchio: Mamdani sa bene, come ha dichiarato, che ragazze e ragazzi “stanno già crescendo in un mondo saturo di intelligenze artificiali” e che i divieti, da soli, possono creare problemi invece di risolverli.
Per cominciare, quindi, tutti gli studenti seguiranno obbligatoriamente due moduli di alfabetizzazione su come funzionano le ia e su come usarle a scuola, con attenzione alla protezione della privacy e ai pregiudizi replicati dalle macchine. Le basi, insomma. In più, chi frequenta i percorsi professionalizzanti potrà usare gli strumenti richiesti dal mestiere, sempre con un docente presente.
Ma il progetto prevede anche le sperimentazioni. È un dettaglio rilevante, che rende questo piano molto diverso da quel divieto assoluto che è stato raccontato superficialmente da fan e detrattori. Durante l’anno scolastico saranno portati avanti cinque progetti pilota con strumenti di intelligenza artificiale. Coinvolgeranno cinquantamila studenti, il 5 per cento del totale.
Uno di questi progetti è Playlab, fatto insieme a un’organizzazione non profit che permette agli insegnanti di costruire applicazioni basate sulle ia, anche conversazionali, appoggiandosi ai modelli delle grandi aziende: è una forma molto avanzata di appropriazione critica degli strumenti.
Secondo il professor Lorenzo Redaelli la scelta di fermarsi e sperimentare per capire meglio è molto sensata. In Italia, scrive Redaelli, “abbiamo fatto l’inverso, adottando in tre anni un vocabolario intero senza avere il tempo di verificare quasi nulla e ci troviamo adesso a discutere di competenze, di linee guida e di formazione mentre gli strumenti che dovremmo valutare cambiano versione ogni due settimane”.
Il metodo che si sono dati a New York, prosegue Redaelli, “mette allo stesso tavolo docenti, famiglie, ricercatori e studenti, e prevede che alla fine dell’anno da quel tavolo esca qualcosa di scritto e verificabile, il che è esattamente la parte che da noi tende a saltare quando si decide sulla tecnologia nella scuola”.
Il progetto dell’amministrazione Mamdani, infatti, prevede anche che una commissione consultiva controlli e valuti le sperimentazioni. Le raccomandazioni arriveranno ad aprile del 2027 e saranno usate per impostare le nuove linee guida dell’anno scolastico successivo.
Certo, ogni moratoria ha dei rischi e “la tentazione di prorogarla per inerzia sarà fortissima”, dice ancora Redaelli evidenziando le parti problematiche dell’iniziativa di Mamdani. Però tutto il progetto va proprio nella direzione di non demonizzare le tecnologie e di superare i divieti dopo aver trovato un metodo chiaro e replicabile per decidere con calma quando e dove usare le ia.
A scuola siamo invitati a non copiare, ma il metodo di Mamdani sembra molto ragionevole e andrebbe proprio copiato. È anche abbastanza facile farlo, visto che è tutto pubblico. Ci riusciremo? O almeno ci proveremo?
Questo testo è tratto dalla newsletter Artificiale.
|
Iscriviti a Artificiale |
Cosa succede nel mondo dell’intelligenza artificiale. Ogni venerdì, a cura di Alberto Puliafito.
|
| Iscriviti |
|
Iscriviti a Artificiale
|
|
Cosa succede nel mondo dell’intelligenza artificiale. Ogni venerdì, a cura di Alberto Puliafito.
|
| Iscriviti |
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it